Beni culturali, senza promozione è flop di visitatori - QdS

Beni culturali, senza promozione è flop di visitatori

Desiree Miranda

Beni culturali, senza promozione è flop di visitatori

venerdì 18 Gennaio 2019 - 06:00
Beni culturali, senza promozione è flop di visitatori

Sicilia prima in Italia con la Lombardia per numero di beni Unesco (9), ma nel 2018, stando ai dati del I semestre, i suoi 77 siti culturali avranno staccato 5,5 mln di biglietti contro i 3,6 mln della sola Pompei. Crescita del 9,3% incoraggiante e 12,6 mln € d’incassi, ma i nostri tesori valgono molto di più

Il turismo culturale siciliano è cresciuto (nei primi sei mesi del 2018) del 9,37% ma siamo ancora molto lontani dal traguardo che meriterebbero per storia, tradizioni e riconoscimenti Unesco i siti museali e archeologici dell’Isola. Si dice spesso che la Sicilia potrebbe vivere di solo turismo, quello culturale in particolare, ma perché ciò possa avvenire occorrerebbe una rivoluzione, prima in termini di riorganizzazione dell’intero territorio siciliano e conseguentemente in termini di fruizione e politica d’accesso.
Una considerazione ovvia mettendo in rapporto i numeri di tutti i 77 siti siciliani, tra museali e archeologici, con luoghi come gli Scavi di Pompei in Campania. Guardando i dati forniti al nostro giornale dal Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana relativi all’anno 2017 e al primo semestre del 2018, è chiaro come i 77 siti culturali siciliani facciano fatica a emulare i dati della sola Pompei per numero di visitatori.
Nei primi sei mesi la Sicilia ha avuto 2.489.510 utenti – tra paganti e ad accesso gratuito – per un introito di quasi 12 milioni 700 mila euro, il che significa, facendo una proiezione con lo stesso ritmo di crescita del secondo semestre dell’anno passato, che a fine anno avranno visitato i siti culturali siciliani circa 5,5 milioni di visitatori.
Taormina
Un significativo passo avanti (del 9,37%) rispetto al 2017 quando il totale dei visitatori nei primi sei mesi fu di 2.276.179 (4.981.684 a fine anno) per un incasso di € 1.245.951,50 (€ 6.789.444,00 a fine anno). Numeri in crescita e carichi di positività, ma quasi irrisori in confronto a Pompei che secondo i dati del Ministero ha chiuso il 2017 con 3,3 milioni di visitatori per un introito di quasi 27,5 milioni e secondo quanto si legge sul sito della zona archeologica, avrebbe fatto ancora meglio nel 2018 superando i 3,6 milioni di ospiti.
Non solo. I numeri Siciliani fanno quasi sorridere anche se consideriamo altri musei o siti importanti come il Museo Egizio che nel 2017 ha superato gli 850 mila visitatori o la Galleria degli Uffizi di Firenze in quota 2,2 milioni di utenti.
Tra i beni culturali siciliani il più visitato nel primo semestre 2018, come lo scorso anno, è stato il Parco della Valle dei templi che conta 420 mila visitatori per un incasso di 2,8 milioni di euro. Al secondo posto il Teatro antico di Taormina con 417 mila visitatori per un incasso di poco più di 3 milioni di euro, mentre il terzo sito in classifica è l’Orecchio di Dionisio e Neapolis di Siracusa con 332 mila utenti per un introito di 2,2 milioni di euro.
Gli ultimi in classifica sono invece il Museo archeologico di Marianopoli in provincia di Caltanissetta con appena 334 visite nei primi sei mesi del 2018; Monte Adranone a Sambuca di Sicilia in provincia di Agrigento con soli 404 visitatori e il Museo Civico Polizzi Generosa, in provincia di Palermo, con 473 visitatori.
La Neapolis di Siracusa
Eppure la Sicilia è, insieme alla Lombardia, la regione d’Italia con maggiori Patrimoni Mondiale dell’Umanità riconosciuti dall’Unesco: sette riguardano siti materiali e due immateriali. Tra i siti riconosciuti di importanza mondiale l’Area Archeologica di Agrigento, la Villa del Casale di Piazza Armerina, le Isole Eolie, le città barocche del Val di Noto, Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica, l’Etna e il percorso Arabo-Normanno di Palermo, Monreale e Cefalù. Sono invece patrimoni immateriali il Teatro dei Pupi e la coltivazione agricola della “Vite ad Alberello”.
A questi vanno aggiunti le aree geografiche i cui siti e paesaggi di valore geologico internazionale vengono gestiti secondo un concetto olistico di protezione, educazione, sviluppo sostenibile, ovvero i due Geoparchi di Rocca di Cerere nella provincia di Enna e il parco delle Madonie che si sviluppa soprattutto nella provincia di Palermo. In più, è anche regione rappresentativa della Dieta mediterranea.
È chiaro e riconosciuto a livello internazionale, insomma, che la Sicilia è terra ricca di bellezze di ogni tipo. Forse sono i siciliani che non valgono altrettanto? Certamente le politiche locali, negli anni, non hanno molto puntato sulla cultura e sul turismo, ma anche quelle nazionali non ci hanno molto aiutato e continuano a non farlo.
Non è ben chiaro, ad esempio, perché il Ministero dei beni culturali abbia deciso di non dare risalto ai siti siciliani non pubblicandoli sul proprio sito web. Nella sezione musei si legge chiaramente: “Elenco dei musei per regione ad eccezione delle regioni a statuto speciale Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Sicilia che gestiscono e coordinano musei, aree e parchi archeologici e monumenti del proprio territorio”. Lo statuto speciale non rappresenta un vantaggio in questo caso, tranne che per il Friuli Venezia Giulia ben censita dal Ministero.
L’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa, ha commentato per il QdS i dati relativi alla fruizione dei beni culturali siciliani del I semestre 2018
I dati sono in crescita, ma sono nulla paragonati ad altri siti italiani come Pompei. Non è un po’ un controsenso per la Sicilia considerando che è la regione con più siti riconosciuti dall’Unesco?
“Questo però deriva da altri fattori come la raggiungibilità, le tariffe aeree, la viabilità. I problemi non sono i siti che hanno una attrattiva rinomata a livello nazionale e internazionale, il problema è che raggiungere la Sicilia non è come raggiungere Pompei. L’alta velocità si ferma a Salerno, le tariffe aeree per la Sicilia continuano ad essere abbastanza elevate e per una famiglia raggiungere Sharm el Sheik costa meno che raggiungere Lampedusa o Pantelleria o anche Palermo”.
Diciamo che ci sono degli handicap oggettivi che creano questa differenza tra i grandi siti nazionali e i siti nostri. Cosa sta facendo la politica regionale per superarli?
“Abbiamo già chiesto, ad esempio, di risolvere il problema della continuità territoriale che la Sardegna ha e noi no. Questo già è un elemento. L’altro è la comunicazione di determinati siti attraverso la rete ferroviaria. Abbiamo investito notevolissime somme e stiamo spingendo Rete ferroviaria italiana affinché almeno le principali tratte della Regione vengano velocizzate. Hanno già appaltato i primi lavori per la Palermo-Catania e il tratto Catania-Catenanuova è stato già consegnato. Nel momento in cui avremmo delle tratte interne più veloci, che colleghino i principali aeroporti con le principali mete del turismo culturale, la situazione dovrebbe cambiare. Ci stiamo adoperando per tutta una serie di ritardi che questa regione ha subito e la mettono tra le regioni meno raggiungibili a livello nazionale”.
Cosa c’è in cantiere per le strade?
“Abbiamo deciso in Giunta di stanziare circa 480 milioni di euro per l’aggiornamento della viabilità interna, le strade secondarie. Io non voglio scaricare tutto sul problema della raggiungibilità o delle tariffe alte, ovviamente dobbiamo fare anche noi qualcosa in più è già abbiamo fatto tanto. C’è già un incremento ma è evidente che dobbiamo ancora fare molto sull’aggiornamento dell’offerta culturale all’interno dei musei, molti dei quali vanno rinnovati, e all’interno delle aree archeologiche. Ci stiamo adoperando per questo attraverso l’utilizzazione dei fondi europei, velocizzando la spesa”.
Non crede che sia un handicap per il nostro turismo culturale il non risultare tra le indicazioni culturali del Ministero?
“Certo, noi lo abbiamo fatto presente, ma dovrebbe chiedere al Ministero perché non li inserisce. Noi li trasmettiamo, ma poi il Ministero fa le sue scelte. C’è un atteggiamento che io sto cercando di eliminare, perché nel campo dei beni culturali siamo come in uno Stato straniero.
È anche vero però che siamo tutti una nazione. Occorre dialogare con il Ministero e che il Ministero dialoghi con noi. Io mi sto adoperando affinché si abbattano certe barriere che esistevano tra il Ministero e la Regione. Evidentemente ognuno fa la sua parte ma io voglio coinvolgere e ho già coinvolto il Ministero nell’ambito di attività che noi stavamo facendo, per esempio in attività di restauro, di valorizzazione, di ricerca. È giusto che ci sia questa maggiore sinergia in virtù del fatto che siamo tutti una nazione. La mancata pubblicazione dei dati sulla fruizione dei beni culturali siciliani sulla pagina del Mibact sarà una delle richieste che farò quanto prima ai colleghi del Ministero”.

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