Le industrie del petrolchimico scaricano schiuma in mare - QdS

Le industrie del petrolchimico scaricano schiuma in mare

Giuseppe Solarino

Le industrie del petrolchimico scaricano schiuma in mare

venerdì 15 Giugno 2012 - 00:00

Mentre giorno 8 giugno si è verificato l’ennesimo incidente di sversamento di cherosene in un corso d’acqua della zona industriale siracusana, il fiume Cantera, nessuno si è accorto di un altro problema che si è registrato il giorno prima, a poca distanza dal luogo dove si è verificato lo sversamento ed in prossimità del sito in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore di Priolo, tanto voluto dai sindacati e dalla maggior parte degli amministratori e politici locali

AUGUSTA (SR) – Mentre giorno 8 giugno si è verificato l’ennesimo incidente di sversamento di cherosene in un corso d’acqua della zona industriale siracusana, il fiume Cantera, nessuno si è accorto di un altro problema che si è registrato il giorno prima, a poca distanza dal luogo dove si è verificato lo sversamento ed in prossimità del sito in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore di Priolo, tanto voluto dai sindacati e dalla maggior parte degli amministratori e politici locali.
Si è trattato della presenza di una abnorme quantità di schiuma che galleggiava e copriva le acque di raffreddamento che, dalla zona industriale, vengono scaricate a mare.
Giacinto Franco, vice-presidente dell’Associazione AugustAmbiente, ha dichiarato: “Solo per caso ci siamo accorti di detto episodio di inquinamento; infatti verso le ore 10 del 7 giugno scorso, mentre accompagnavamo un fotoreporter che doveva fare delle riprese fotografiche per conto di National Geographic nella nostra zona industriale, ci siamo fermati esattamente dove insiste un canalone, un vero e proprio fiume, che convoglia le acque di raffreddamento industriali, milioni di m3, nel porto di Augusta.
Le acque si presentavano coperte da una spessa coltre di schiuma di colore giallo marroncino che superava l’altezza delle prime panne galleggianti, appositamente posizionale al fine di non farla giungere in mare aperto. All’esterno di dette panne, su un barchino dotato di motopompa, un operaio irrorava tale schiuma con getti di soluzione dissolvente nel tentativo di disperderla. Invece di usare idrovore per aspirare la schiuma e trasferirla altrove per poi trattarla opportunamente, senza ulteriori danni all’ambiente, si è scelta la procedura meno costosa. Praticamente l’operaio faceva quanto fa una cameriera che per fare finta pulizia nasconde il pattume sotto al tappeto.
Quanto osservato non era una cosa normale, si sarà trattato di uno dei tanti fuori servizio che sono diventati una norma nella nostra zona industriale, e siamo curiosi di conoscere se l’Arpa e le Autorità sono state informate di questo. Di fatto ogni giorno è sempre la stessa musica si risparmia su controlli e su messa in sicurezza degli impianti e, quando si verificano gli incidenti, si cerca di minimizzarli”. “Anche questo evento, – continua Giacinto Franco -, conferma ancora una volta la non idoneità del sito destinato all’installazione di detto rigassificatore e pone l’accento su come la soglia di attenzione sulla prevenzione dei rischi, sul rispetto dell’ambiente e della salute dei lavoratori e delle popolazioni residenti sia a livelli veramente minimali.
È chiaro che, se le aziende esistenti non hanno le risorse per gestire la sicurezza, farebbero bene ad andarsene, tenendo però presente che non permetteremo che accada quello che si verificò per la Montedison, infatti questa volta gli industriali prima di andar via dovranno bonificare quanto inquinato e smontare quanto costruito a loro spese, e questo ovviamente rappresenterà il rovescio della medaglia, un sicura fonte di lavoro per anni.
Pertanto sarebbe bene che gli industriali finalmente la finiscano di minacciare, appellandosi al ricatto occupazionale, per risparmiare sulla sicurezza e sull’ambiente o per proporre nuovi impianti pericolosi come il rigasificatore, Oikothen, etc”.

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