Serve approntare subito una Regione-internet - QdS

Serve approntare subito una Regione-internet

Carlo Alberto Tregua

Serve approntare subito una Regione-internet

giovedì 02 Aprile 2009 - 00:00

I colpevoli ritardi devono cessare

La direttiva del Presidente della Regione, “Indirizzo per la programmazione strategica”, del 6 marzo 2009, pubblicata sulla Gurs del 27 marzo scorso, contiene gli orientamenti di un’ottima organizzazione dell’amministrazione che, se applicati anche in parte, costituirebbero una vera e propria rivoluzione con risultati ordinari, realizzati in modi straordinari.
Nei prossimi giorni pubblicheremo un esame dei punti più rilevanti della stessa. Intanto, ci preme rilevare che l’operazione più importante è quella di trasportare l’apparato burocratico in Internet. Per conseguenza, i 20 mila dipendenti dovrebbero dialogare fra loro esclusivamente per via telematica, abolendo l’odiosa carta che fa perdere tempo ed infossare i fascicoli.
Infatti, i documenti telematici sono tracciabili e accessibili da parte di tutti coloro che vi devono lavorare e da parte dei soggetti coinvolti. I fascicoli telematici escludono la corruzione e condannano i fannulloni senza scampo, perché costringerebbero tutti a lavorare a tempo, con un ritmo da orchestra sinfonica.

Abbiamo pubblicato un’inchiesta sugli Urp (sabato 28 marzo scorso) che, così come sono, servono solo a spendere stipendi inutili. Gli Urp devono funzionare da subito con sportelli telematici che diano risposte in tempo reale, sempre via Internet, a tutti i coloro che pongono le query (interrogazioni).
Attraverso la registrazione delle domande e delle risposte è possibile appurare, senza possibilità di smentita, se dirigenti e dipendenti sono sul loro posto di lavoro ed eseguono il carico a loro assegnato.
Dalle relative statistiche si evincerebbe come la Regione siciliana potrebbe andare avanti con 10 mila dipendenti e non con 20 mila, tutti ben formati e professionalizzati, che dialoghino fra di loro e con i cittadini, senza le inutili perdite di tempo di contatti personali, che servono più a richieste e risposte clientelari che a fare marciare i fascicoli.
L’utilizzo di Internet sarebbe poi salutare nei dialoghi telematici fra il corpo centrale della Regione e i suoi uffici territoriali (per favore, non chiamiamoli periferici, sa tanto di vecchio impero), e con tutti i funzionari che lavorano all’esterno, dotati anch’essi di pc portatili.

Questo scenario è già presente in Lombardia, Veneto, Toscana e in altre Regioni, e non si capisce perché non ci dovrebbe essere, oggi e non domani, nella Regione siciliana. Noi siciliani non abbiamo l’anello al naso. Lo abbiamo scritto più volte, ma chi usa ancora la carta non solo ha l’anello al naso ma anche due alle orecchie e dovrebbe essere chiamato bongo bongo.
Come non si vergognano i burocrati a considerare i cittadini come loro servi e non come loro datori di lavoro? Dovrebbero diventare rossi in viso e invece mantengono imperterriti comportamenti inadeguati e non competitivi con i loro colleghi del Nord.
Ovviamente vi sono bravissimi, professionali dirigenti e dipendenti che hanno il diritto di avere assegnati i compiti più importanti e devono poter disporre di personale e attrezzature in modo da concretizzare il proprio lavoro che, per qualità, non deve essere secondo a quello di chiunque altro.
È tempo che l’assessore al Bilancio e Finanze, Michele Cimino, e l’assessore alla Presidenza, Giovanni Ilarda, sotto cui ricade la società Sicilia e-Servizi, diano una forte accelerazione al completamento del sistema informatico regionale, mentre in parallelo l’assessore alle Autonomie locali, Francesco Scoma, dia un impulso, anche attraverso l’Anci, per condizionare i trasferimenti finanziari all’informatizzazione delle burocrazie
Male farà chi non si adeguerà in tempo utile. Ovviamente questo progetto, in applicazione della direttiva presidenziale citata all’inizio, dev’essere comunicato attraverso quotidiani e tv regionali ai siciliani, in modo che essi sappiano quando i loro sindaci siano eventualmente inadempienti.
È il momento del redde rationem: i colpevoli ritardi devono cessare. A nessun responsabile istituzionale sarà perdonato il persistere in un comportamento contro i siciliani.

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