#Elesicilia35, poche proposte. E giovani che sono già vecchi - QdS

#Elesicilia35, poche proposte. E giovani che sono già vecchi

Antonio Leo

#Elesicilia35, poche proposte. E giovani che sono già vecchi

martedì 09 Ottobre 2012 - 08:00

Fava si distingue: “Portare le indennità dei deputati Ars a quella della media nazionale”. Un coacervo di buone intenzioni, ma i programmi non ci sono

CATANIA – Se non fosse stato per l’intervallo musicale a fare da spartiacque tra i politici di lungo corso e il cosiddetto nuovo che avanza, forse nessuno dei presenti in sala si sarebbe accorto del salto generazionale tra gli aspiranti deputati all’Ars. La cronaca di #Elesicilia35 non può prescindere da un dato di fatto, e cioè la totale scadenza di contenuti. Sul palco si sono alternati in una prima sessione i cosiddetti “Big”: Salvo Fleres, Marco Forzese, Nino D’Asero e Claudio Fava. A turno ognuno di loro ha sguainato un coacervo di buone intenzioni e accuse. Certo è che un po’ tutti hanno avuto responsabilità politiche e dunque non si capisce perché fino ad ora si sono limitati a svolgere il ruolo di spettatori ben pagati. Il dramma è che anche per il futuro la prospettiva è l’aria fritta. E così per non piangere, si è riso di gusto a quel panegirico di Forzese sulla necessità di fare proposte concrete. Infatti tutti si aspettavano, da un momento all’altro, qualche idea brillante o un piano di riscatto per i giovani e le donne. Niente. Fava, di fronte a tanta esitazione, domanda: “E quindi qual è cotanta proposta?”. “Istituire un tavolo per le proposte, la politica deve trovare un qualcosa che sia utile per la società”, risponde Forzese. Mentre ci riflette, il dibattito si anima.
Incalzati dalla moderatrice (la nostra Patrizia Penna) che chiede loro conto e ragione sull’assurda equiparazione dei deputati regionali ai senatori, D’Asero e Fleres si dicono contrari ai tagli alla politica “perché così si distrugge la democrazia”. Fava non è dello stesso avviso e avanza una serie di proposte: abolire il fondo destinato all’Ufficio di presidenza, portare le indennità dei deputati a quella della media nazionale, mettere un tetto ai rimborsi spese dei partiti ed eliminare il titolo di onorevole. La discussione così scivola lentamente verso la fine e sulla scena compare il cantautore Peppe Giuffrida che intona una canzone che sa di rimprovero per chi abbandona il dibattito e un monito per chi si appresta a prendere la parola. “In questa terra non c’è un motivo per non andare via”, canta Giuffrida. Poco dopo i giovanotti saliti sul palco non fanno nulla per convincere i loro coetanei del contrario. Anzi.
Per la categoria “green” si sono alternati Gianluca Cannavò (Pdl), Costanza Castello (Gs), Antonio Tomarchio (Sel) e Tommaso Corrò (M5S). Tomarchio, in realtà, lancia una proposta interessante: “Aiutare i giovani ad aggregarsi in cooperative. Queste devono essere agevolate a stare sul mercato con commesse pubbliche e un accesso veloce al credito”. Cannavò lancia anatemi contro il sistema clientelare. “Ma come – si chiede Lucia Russo del Qds – non sei tu quello che ha utilizzato rimborsi pari a 3.000 euro per spostarti lungo la tratta Catania-Acireale in soli nove mesi?”. Cannavò risponde che “la politica non se la devono poter permettere solo i ricchi”. E mentre la discussione continua tra toni più o meno accesi, resta la consolazione di un evento organizzato dal basso e dai giovani. Ma, purtroppo, rimane anche la tristezza di una classe dirigente al crepuscolo e di un ricambio che non convince affatto.

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