Il Ctr diffida la Raffineria di Milazzo - QdS

Il Ctr diffida la Raffineria di Milazzo

Rosario Battiato

Il Ctr diffida la Raffineria di Milazzo

sabato 22 Dicembre 2012 - 05:00
Il Ctr diffida la Raffineria di Milazzo

Gli studi della società non hanno soddisfatto il Comitato tecnico regionale che ha richiesto tempo più stretti per agire. Delibera del Comitato tecnico regionale blocca gli aumenti di produttività in attesa della documentazione

PALERMO – Secondo capitolo dell’istruttoria del Comitato tecnico regionale (Ctr) a proposito del rapporto di sicurezza (aggiornamento 2010) della Raffineria di Milazzo, così come previsto dalla normativa europea Seveso II per gli stabilimenti a rischio incidente rilevante (Rir) che hanno l’obbligo di presentazione del rapporto di sicurezza sulla base dell’articolo 8 del D.L.vo. 334/99. Il Ctr, che evidentemente non è stato pienamente soddisfatto dalla risposta dell’azienda in riferimento alle prescrizioni richieste dalla delibera del 17 maggio scorso dove si richiedevano studi approfonditi e un crono programma di lavori da realizzare, ha diffidato la Ram a produrre documentazione adeguata sui progetti per la messa in sicurezza delle criticità entro due mesi. Intanto blocco assoluto in merito ad aumenti di produttive o modifiche che accrescano il rischio.
Il Ctr ha trasmesso il documento alla Raffineria e agli organi competenti lo scorso 7 dicembre. Il riferimento corre alla delibera del 17 maggio con la quale si prescriveva la presentazione degli studi richiesti nel verbale del gruppo di lavoro del 15 e 16 maggio scorso, e in seguito il crono programma dei lavori. La delibera spiega che parte delle richieste riportate nel documento del maggio scorso non sono state adeguatamente ottemperate e diffida il gestore a produrre entro 60 giorni la documentazione in merito agli studi per l’estensione del sistema di rilevazione gas infiammabili, del sistema perimetrale di rilevazione H2S (idrogeno solforato, sostanza inquinante che ad alte concentrazioni viene classificata come veleno) e dell’adeguamento dei sistemi di anti incendio. Il quarto punto richiede “il crono programma con la descrizione delle varie fasi – si legge sul documento – a supporto delle indicazioni temporali per la sua attuazione”. Una precisazione perché “i tempi indicati nel crono programma presentato, benché deficitario degli studi di dettaglio – si legge sulla nota – sono eccessivamente dilatati nel tempo e pertanto non accettabili”.
La conclusione è decisiva. “Si precisa inoltre che, in considerazione di quanto emerso, non potranno essere prese in considerazione nuove proposte di modifiche di impianti che prevedano incrementi del preesistente livello di rischio e/o modifiche comportanti aumenti di produttività ai fini dell’esercizio che interferiscono con l’esistente, fino a quando non saranno completati i lavori” che fanno riferimento ai punti precedentemente espressi. L’ultima freccia viene scoccata in merito allo studio presentato dalla società lo scorso 31 luglio e relativo all’”Installazione di nuovi sistemi automatici di rilevazione di fiamma”, che il comitato ha ritenuto basarsi su termini temporali “troppo dilatati nel tempo”. Retrodatata quindi la scadenza della consegna dei lavori al 31 dicembre del 2013.
Netto il commento di Giuseppe Marano, consigliere comunale, da oltre un anno impegnato in prima linea nelle fila ambientaliste. “Se io fossi il sindaco di Milazzo – ha precisato – zona dichiarata ad alto rischio di crisi ambientale, chiederei la piena adozione delle prescrizioni come da delibera del Ctr a pena di chiusura impianti fino al soddisfacimento”. Per l’esponente politico milazzese si tratta di “un’azione necessaria per tutelare prioritariamente la salute e assicurare la sicurezza dei lavoratori che vivono quotidianamente l’impianto e anche dei cittadini”.

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