Serpico e redditometro caccia agli evasori - QdS

Serpico e redditometro caccia agli evasori

Carlo Alberto Tregua

Serpico e redditometro caccia agli evasori

mercoledì 16 Gennaio 2013 - 00:00

Tranquillo chi non ha nulla da temere

Il primo gennaio sono entrati in funzione contestualmente il Redditometro e Serpico (il sistema informatico abilitato a entrare in tutte le banche dati, comprese quelle degli istituti di credito).
Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza sono ora in condizioni di fare i conti a ciascuno dei 24 milioni di contribuenti che presentano le dichiarazioni annuali dei redditi. è del tutto evidente che chi ha speso 50 mila euro in un anno non può averne dichiarati 30 mila, a meno che non abbia altri proventi regolarmente tassati come, per esempio, cedole di azioni e obbligazioni.
Qualcuno si può nascondere dietro il fazzoletto della vincita ai diversi giochi d’azzardo autorizzati dallo Stato o a donazioni dello zio d’America. Ma certo queste motivazioni non possono essere ripetute continuamente.
Ecco che il Fisco, analizzando 11 categorie di spesa, nel dettaglio oltre cento voci, potrà fare i conti di ciascun contribuente. Il quale, inserendosi nel sito http://redditest.agenziaentrate.it, potrà farsi i conti da solo.

Chi non evade non ha nulla da temere, può stare tranquillo e non deve avere alcuna preoccupazione se Guardia di Finanza o funzionari dell’Agenzia vanno a verificare nei conti, depositi e libretti bancari e postali per rilevare entrate non giustificate o entrate insufficienti per il tenore di vita del contribuente.
È evidente che la maggior parte degli italiani che paga regolarmente i tributi diventa ogni giorno più insofferente nei confronti di chi non fa il proprio dovere contributivo, totalmente o parzialmente. Ecco perché è necessario ristabilire un’equità generale e chi non paga le imposte dovrà rassegnarsi a mettersi in regola, senza pietismi.
Male fa quella parte politica che protegge gli evasori per ottenerne speculativamente il consenso. Come ci sono alcuni sciagurati politici che tutelano evasori, corrotti e delinquenti.
Contro di essi bisogna che le persone perbene, la stragrande maggioranza del Paese, votino. Evasione e corruzione sono due cancrene che vanno estirpate in radice. Per farlo, ci vogliono persone morali. Scegliamo tale tipo di persone alle elezioni politiche.

Per combattere efficacemente l’evasione è indispensabile coinvolgere i cittadini, i quali possono misurare porta per porta se il loro vicino di casa ha un reddito che giustifichi il tenore di vita. Per farlo, sarebbe indispensabile che le dichiarazioni dei redditi imponibili fossero pubblici sul sito, comune per comune, in modo che tutti possano sapere quanto io guadagni e se il mio tenore di vita è compatibile.
Pensate, c’è una vecchia norma che prevede la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi. Si tratta del Dpr 600/1973, il quale all’art. 69, comma 6, recita: “Gli elenchi (delle dichiarazioni dei redditi, ndr) sono depositati per la durata di un anno, ai fini della consultazione da parte di chiunque, sia presso lo stesso ufficio delle imposte sia presso i comuni interessati”. Anche la legge 241/90 sulla trasparenza prevede che tali dichiarazioni possano essere pubblicate. Perfino il governo Berlusconi, con legge 133/2008, all’art. 42 ha previsto che “la loro visione ed estrazione (degli elenchi, ndr) deve avvenire nei modi e nei limiti sanciti dalla disciplina in tema di accesso agli atti amministrativi”.

Ma il governo Monti ha fatto retromarcia rispetto a questo scenario legislativo, perché ha stabilito con una norma che le dichiarazioni dei redditi possano essere pubblicate per categoria, il che non serve a nulla ai fini del controllo individuale.
Scovare gli evasori è una questione di equità, non solo di incasso di risorse, perché solo portando alla luce i loro redditi nascosti si ristabilisce un principio giusto alla base del buon funzionamento di una comunità. Tenere nascosti i redditi e utilizzare contemporaneamente i servizi pubblici è una scorrettezza che paga la gran parte dei cittadini a favore di quella minoranza che se ne infischia del suo dovere civico.
Non possiamo che formulare i migliori auguri a Serpico e ai suoi gestori perché scovino la maggior parte di chi non sente il dovere di pagare le imposte. E auspichiamo che il prossimo governo ripristini la norma del 1973 e consenta a tutti i cittadini di conoscere il reddito dei propri vicini, in un regime di trasparenza indispensabile alla crescita civile di un popolo.

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