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Palermo – Smog, incuria e statue distrutte, lo “spettacolo” di Villa Bonanno

Luca Insalaco

Palermo – Smog, incuria e statue distrutte, lo “spettacolo” di Villa Bonanno

mercoledì 19 Agosto 2009 - 00:00

Oltre a uno dei palmeti più grandi d’Europa, la zona custodisce i resti di tre dimore di età romana. Il degrado del giardino pubblico che sorge a ridosso di Palazzo dei Normanni

PALERMO – Tra le statue di Villa Bonanno il degrado non risparmia neppure chi volle la realizzazione del grande giardino pubblico che sorge a ridosso di Palazzo dei Normanni.
Il busto marmoreo dedicato a Pietro Bonanno, sindaco del capoluogo agli inizi del Novecento e il cui basamento porta la firma di Ernesto Basile, appare oggi tristemente deturpato dallo smog. Fu proprio Bonanno, passato alla storia come il “sindaco del rinnovamento”, a volere la riqualificazione di piazza della Vittoria con la sistemazione a giardino.
L’opera fu realizzata nel 1905 su un progetto di Giuseppe Damiani Almeyda, al quale si deve anche il progetto della Casa del custode, altro elemento di interesse dell’area, per la quale il Comune ha in cantiere interventi di restauro degli intonaci, degli stucchi, delle tinteggiature e la riparazione degli infissi.
Nel parco che divide la Questura da Palazzo Reale, non se la passano bene neppure gli altri cittadini palermitani insigni, ricordati con monumenti che spesso ne celebrano le imprese militari, formando una galleria della memoria della Grande Guerra. L’incuria, in ogni caso, non guarda troppo alle epoche storiche.
La villa, cuore della Paleopoli, oltre a uno dei palmeti più grandi e rigogliosi d’Europa, offre ai visitatori il parco archeologico con i resti di tre dimore romane dell’Età imperiale (I sec. d.C.).
Ebbene, se il Novecento è sotto assedio dello smog, a salutare l’ingresso tra gli scavi archeologici è invece una statua romana “gambizzata” e abbandonata per terra, dietro un tronco d’albero. Un biglietto da visita niente male per il complesso monumentale oggetto di recenti restauri, compiuti grazie ai finanziamenti Pop 94–99, che ne hanno messo in luce in particolare un pavimento musivo.
Le tre abitazioni sono contrassegnate dalle lettere A, B e C.
Il primo edificio (fine del II e inizio del III sec. d.C.), scoperto nel 1868 da Francesco Saverio Cavallari, si articola in due nuclei distinti: “abitativo”, l’edificio con peristilio a Nord (da cui provengono i mosaici esposti oggi al Museo Archeologico “Antonio Salinas”); “termale”, quello a Sud.
L’edificio B (II sec. a.C.), scoperto nel 1904, è un’elegante domus, probabilmente a due piani, con peristilio e stanze di rappresentanza; l’esedra presenta un pavimento con mosaico a tessere bianche con la scena raffigurante “Alessandro Magno che caccia un cinghiale”.
La casa C venne ricoperta a causa dell’irrecuperabilità dei suoi resti e scomparve ricoperta dalle palme con le quali Bonanno abbellì piazza della Vittoria.

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