Gli impianti di produzione energetica non disincentivano la differenziata - QdS

Gli impianti di produzione energetica non disincentivano la differenziata

Andrea Salomone

Gli impianti di produzione energetica non disincentivano la differenziata

venerdì 15 Marzo 2013 - 08:00
Gli impianti di produzione energetica non disincentivano la differenziata

I sostenitori di Grillo: con gli stabilimenti s’importano i rifiuti. L’esperienza di Berlino insegna che non è vero

BERLINO – Molti sostenitori di Grillo motivano la loro contrarietà alla costruzione di centrali termoelettriche a base rsu sostenendo che l’entrata in funzione di tali stabilimenti avrebbe come conseguenza necessaria il disincentivo della raccolta differenziata (rd) e l’importazione di rifiuti indifferenziati (rsu) da altre regioni o stati.
Tali opinioni sono fondate dal medesimo presupposto complottistico-anticorporativo secondo il quale i gestori di questi impianti, spinti a ricercare il loro utile personale, non siano minimamente toccati dal problema delle possibili conseguenze ambientali delle polveri sottili e velenose prodotte dall’attività degli stabilimenti da loro gestiti, neanche se ad essere chiamata in causa è la salute di esseri umani che le respirano direttamente o le ingeriscono indirettamente consumando i prodotti agricoli e d’allevamento delle aree circostanti tali centrali. A sostegno della suddetta lettura viene aggiunta l’osservazione che, per motivi economici, questi stabilimenti nascono per restare sempre attivi, 365 giorni all’anno, 24 ore su 24: in breve, non si accendono e spengono come fossero lampadine.
Da qui vengono tratte due fondamentali deduzioni logiche apparentemente necessarie. La prima è che si crei la necessità di alimentare continuamente i forni di tali strutture con rsu, anche a costo di importarli da altre regioni. Anzi, il pretesto di evitare il rischio di chiudere il bilancio in passivo sembrerebbe mascherare perfettamente la volontà di produrre ricchezza personale.
La seconda deduzione è che nascano tutte le condizioni per il disincentivo della rd.
A questa argomentazione rispondiamo analiticamente, con dati e ragionamenti.
In primo luogo, non si capisce per quale ragione questo discorso dovrebbe valere solo per gli impianti a base rsu e non per i bioessiccatori, segnalati dallo stesso Grillo come "alternativa agli inceneritori". Essi infatti dai rsu producono pur sempre combustibile sostitutivo (cdr) e non si spiega perché dovrebbero essere esenti dai sopracitati rischi.
In secondo luogo, non è detto che la gestione di tali stabilimenti venga effettuata ad opera di privati, e lo dimostra il caso di Berlino, dove responsabile della trasformazione di metà dei rsu cittadini in elettricità e teleriscaldamento è proprio un’azienda pubblica che detiene il monopolio per la gestione dei rifiuti della capitale (Bsr). Lì, infatti, tali materiali non vengono importati né da altre regioni, né da altri stati, perché l’impresa lavora senza fini di lucro e ha come unico obiettivo quello di garantire l’esecuzione del servizio nella maniera più economica ed eco-sostenibile possibile.
In terzo luogo, la quantità di rifiuti da trattare annualmente in ogni impianto viene pianificata preventivamente dal cosiddetto "piano rifiuti".
Ciò significa che, pur ammettendo una gestione privata di queste centrali, la quantità di rsu in esse trattabile viene stabilita da un contratto tra l’appaltatore e l’amministrazione. In sintesi, spetta alla classe politica dettar legge: stabilire se abbassare ulteriormente o no i limiti di emissioni già stabiliti dall’Ue, decidere se permettere o no l’importazione di rsu, se e come regolamentarla, e come vigilare sull’operato dell’azienda.
In quarto luogo, se si legge il "bilancio rifiuti" pubblicato dal "Dipartimento del Senato per lo sviluppo della città e dell’ambiente" di Berlino, si nota che dal 1996 al 2011 la percentuale di rd nella capitale tedesca è passata dal 21 % al 43 % e la quota totale di rsu raccolti è stata ridotta in 15 anni di ca. il 40 %, risultato ottenuto principalmente attraverso l’attuazione di ordinanze intelligenti che hanno spinto produttori e commercianti a promuovere il riciclo dei materiali e a evitare la produzione dei rifiuti a monte. Questo dimostra inequivocabilmente che l’andamento della rd non è connesso necessariamente con la presenza/assenza di impianti per la produzione di energia dai rsu.
In questi 15 anni, nonostante la quantità di rsu domestici prodotti sia scesa di ca. 200.000 T (da 1.041.000 T a 845.000 T), il 50 % del totale di materiali raccolti, differenziati e non, continua a provenire sempre dai rifiuti domestici. L’amministrazione berlinese aveva capito che, nonostante gli incentivi alla rd e gli incoraggianti risultati ottenibili e ottenuti, la produzione di rsu da parte dei cittadini è un fenomeno tendenzialmente stabile nel tempo. È per questa ragione che essa si è assicurata l’eliminazione, o meglio, la trasformazione dei rsu in energia e cdr con stabilimenti tecnologicamente avanzati.

(4. Continua. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 22 febbraio, l’1 e il 12 marzo)

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