Maxisequestro in trent’anni tutti orbi - QdS

Maxisequestro in trent’anni tutti orbi

Carlo Alberto Tregua

Maxisequestro in trent’anni tutti orbi

martedì 09 Aprile 2013 - 00:00

Sequestro e confisca per Vito Nicastri

È noto che per i componenti della criminalità organizzata è più pericoloso il sequestro – ed eventualmente la confisca – dei patrimoni, piuttosto che la galera. Perché i patrimoni continuano ad alimentare la filiera e mentengono le famiglie, cui si subordina il sacrificio della perdita di libertà. Ecco perché lo Stato ha intensificato la via di sequestri e confische, per colpire il cuore economico della criminalità organizzata.
Bisogna dar merito a Magistratura e Forze dell’ordine di avere migliorato nettamente gli strumenti investigativi, primi tra i quali le intercettazioni di ogni tipo, che hanno consentito di costruire la pianta della criminalità.
Già nel 1982, Carlo Alberto Dalla Chiesa, appena nominato prefetto di Palermo, indicò la via del denaro per colpire al cuore l’organizzazione. Fu proprio con questo suo proposito che mise in atto quei meccanismi in base ai quali egli fu via via isolato dai poteri romani, in modo da essere colpito a morte insieme alla sua giovane moglie Emanuela Setti Carraro.

Sono passati oltre trent’anni e solo in questi ultimi cinque o sei ha preso vigore l’operazione di sequestro e di confisca, con i beni che vengono affidati per la gestione all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati, affidata al prefetto Giuseppe Caruso.
Ma questo è un altro capitolo perché tali beni, per non deperire e perdere il loro valore, hanno bisogno di essere affidati a mani capaci che li facciano funzionare e rendere adeguatamente. Ovvero, essere dati a strutture oneste, in grado di essere al servizio dell’utilità generale.
La materia è delicata per i risvolti politici che ha. Le infiltrazioni criminali nel ceto politico sono sempre più insidiose e costringono il Governo a sciogliere amministrazioni contigue alla mafia, come ultimamente è avvenuto con Mascali e Augusta in Sicilia.
Ma anche con Desio, Bordighera e Ventimiglia. Il che dimostra che la criminalità va dove c’è da spremere denaro ai cittadini inermi, i quali, peraltro, non sempre denunciano tempestivamente le vessazioni cui sono sottoposti.
Non tutti hanno il coraggio necessario di mettere a repentaglio l’incolumità propria e dei propri cari, ma i risultati positivi conseguiti dalle Forze dell’ordine inducono ad avere fiducia in esse.

La vicenda di Vito Nicastri, che in soli trent’anni ha accumulato l’ingente patrimonio stimato in 1,3 miliardi di euro, ha dell’incredibile. Nicastri viveva in un territorio relativamente piccolo e nessuno si spiega come abbia fatto ad accumulare tanta ricchezza senza che ciò risultasse sospetto a istituzioni, autorità, classe dirigente, borghesia, imprenditoria, sindacati, Ordini professionali, società e pubblica opinione.
Sorprende questa acquiescienza generale. Sorprende che nessun cittadino e nessun dirigente pubblico o privato abbiano sospettato minimamente del perverso meccanismo messo in atto per accumulare e utilizzare un tale quantitativo di ricchezza.
Se la Comunità non ha dentro di sé gli anticorpi anticriminalità e anticorruzione perde il suo ruolo centrale di soggetto attivo e diventa traino di situazioni non commendevoli.Come si fa a chiudere occhi e orecchie e amettere la bocca a riposo quando vi sono evidenti elementi di comportamenti non lineari e non rispettosi dei Codici?

La Cosa pubblica è Cosa di tutti. Guai a tollerare che diventi Cosa di qualcuno. Proprio la tolleranza verso comportamenti asociali ha portato la Sicilia in una condizione di degrado economico e sociale.
essuno ha capito che quando si crea un vuoto, il vuoto viene riempito da chi ne abbia interesse. E chi ne ha interesse non è al servizio della collettività. Ritenere che l’interesse generale sia una questione che riguarda gli altri è un modo incivile di alzare le spalle e non preoccuparsene. La vicenda del trapanese sia di monito alle popolazioni di tutta l’Isola. Chi si accorge di eventi macroscopicamente delittuosi ha il dovere, mediante organi collettivi e associazioni, di additarli. Non si può pensare che Magistratura e Forze dell’ordine possano affrontare da sole le vicende criminose.
Poi c’è il correttivo del correttivo, cioé il Piano di sviluppo sociale che consenta di favorire la produzione di ricchezza onesta e posti di lavoro adeguati. Più si estende il tessuto buono, più si restringe quello cattivo.

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