Opg: un problema ancora aperto. In Sicilia 1.522 detenuti in più - QdS

Opg: un problema ancora aperto. In Sicilia 1.522 detenuti in più

Giulia Cosentino

Opg: un problema ancora aperto. In Sicilia 1.522 detenuti in più

giovedì 18 Aprile 2013 - 15:00
Opg: un problema ancora aperto. In Sicilia 1.522 detenuti in più

Chiusura degli ospedali pischiatrici giudiziari slittata di un anno, ma il dramma sovraffollamento resta. Mencacci (Sip): “Se la situazione non cambierà potrebbe diventare esplosiva”

PALERMO – “Con la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) si acuirà il problema del sovraffollamento in carcere, già ora a livelli record con 150 detenuti per 100 posti, contro i 107 del resto d’Europa. Quando chiuderanno tra un anno, una parte dei loro detenuti tornerà in carcere, e se la situazione non cambierà potrebbe diventare esplosiva”. A lanciare l’allarme in questi giorni è Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria (Sip).
Ed effettivamente dall’ultimo “bilancio” che abbiamo stilato lo scorso mese di settembre sulla condizione del sovraffollamento in Italia, la situazione non sembra essere migliorata. Attingendo sempre dal sito del Ministero della Giustizia, i detenuti presenti nella nostra Nazione (riferimento al 31 marzo) sono in totale 65.831 per una capienza regolamentare pari a 47.045. In pratica sono 18.786 i carcerati in più rispetto alla capienza delle prigioni. (All’ultimo bilancio da noi effettuato si contavano 66. 271 detenuti, 20.703 in più rispetto la regolamentare capienza pari a 45.568). Ancora una volta il più alto numero di detenuti si concentra in Lombardia (in totale sono presenti 9.289 detenuti per 6.051 posti disponibili distribuiti nei 19 istituti della regione, in pratica si contano 3.238 detenuti in più), segue la Campania (con 2.502 reclusi oltre la regolamentare capienza), terzo posto per il Lazio (con 2.397 detenuti in più).
E la Sicilia si piazza sempre quart’ultima in classifica. Se nel mese di settembre si contavano 7.200 detenuti presenti per 5.465 posti disponibili, ovvero 1.735 carcerati in più, ad oggi il numero è sì diminuito (sono 1.522 i detenuti in più per un totale di 7.081 per 5.559 posti disponibili), ma è sempre allarmante pensare che nell’Isola i 27 istituti penitenziari (il più alto numero rispetto al resto delle Regioni d’Italia) non bastano per sopperire i disagi che tutta questa situazione comporta. Inferiore è invece il numero delle donne recluse in Sicilia: sono 179 (572 in Lombardia, 482 nel Lazio, 360 in Campania), mentre gli stranieri sono 1.279 (4.095 in Lombardia, 2.974 nel Lazio, 2.497 in Piemonte).
Ad aggiudicarsi il posto tra le più virtuose, la Basilicata con 441 detenuti presenti per 441 posti, come a dire che ogni singolo detenuto ha il suo “posto”. Ma questo è solo un piccolo “dettaglio”, quasi un “esempio fuori dal comune” in quanto tutte le regioni hanno a che fare con episodi di sovraffollamento e di degrado, con l’aggravarsi di fenomeni di suicidio sia all’interno delle carceri tra detenuti, che fuori le sbarre tra i poliziotti di polizia penitenziaria.

Tra le problematiche che attanagliano il sistema penitenziario, non meno grave è quello che riguarda le malattie mentali cui i detenuti sono soggetti. Su quasi 70 mila persone nelle carceri italiane, sono circa 20 mila i casi l’anno di patologie: psicosi, depressione, disturbi bipolari e ansia a cui si aggiungono quelli relativi alla personalità. E’ quanto emerso dal convegno dei Giovani Psichiatrici tenutosi nei giorni scorsi a Roma nel corso della quale è emerso il rischio di suicidio (anche da soggetti “sani”) all’interno della realtà penitenziaria. In Italia difatti i suicidi compiuti in carcere sono 9 volte superiori rispetto alla popolazione generale con tassi aumentati negli ultimi anni del 300%.

“Le regioni – ha detto Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria – devono completare la presa in carico dei soggetti internati e incrementare l’assistenza negli istituti di pena, fornendo alle asl le risorse per i dipartimenti di salute mentale al fine di riordinare meglio la situazione e dare un’interpretazione corretta della misura di sicurezza per quando non ci saranno più gli Opg , con un protocollo concordato tra personale sanitario e ministero della Giustizia”. (gc)

Giulia Cosentino

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