#Wcap, Telecom investe nelle startup del Sud - QdS

#Wcap, Telecom investe nelle startup del Sud

Roberto Quartarone

#Wcap, Telecom investe nelle startup del Sud

giovedì 09 Maggio 2013 - 10:00
#Wcap, Telecom investe nelle startup del Sud

Presentato Working capital, progetto di Telecom che offre borse alle migliori imprese innovative del Mezzogiorno. Verranno offerti consulenza, mentorship e dieci finanziamenti a fondo perduto

CATANIA – Working capital, in breve #Wcap: l’unico acceleratore di start up del Sud, creato da Telecom Italia, ha visto la luce martedì con un’inaugurazione in grande stile, seguita da un centinaio di persone nella sala di via Quieta e diffusa in rete da tutti i social network. Orchestrato dal presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria di Catania, Antonio Perdichizzi, e dal fondatore di Working capital, Salvo Mizzi, l’evento ha intrattenuto per due ore i presenti spiegando cosa si vuole raggiungere e mettendo in mostra tutto il meglio delle giovani imprese seguite da StartupCt, Telecom e non solo.
“Oggi sta succedendo qualcosa di importante – è un coro quello di Peppe Sirchia e Mario Scuderi, tra le anime del #Wcap Catania –, sia nell’ambito dell’innovazione ma anche nell’ambito del territorio siciliano: uno dei tre acceleratori d’impresa di Working capital prende vita in questo momento. L’energia che esce da questa community è il motivo per cui Telecom ha deciso di investire a Catania”.
Dopo Milano e Roma, quindi, si è scelto il capoluogo etneo. “Seguiremo – afferma Scuderi – le start up che presenteranno la candidatura per le call di #Wcap, offrendo consulenza e mentorship. Sono state aperte due call: quella che si chiude il 30 maggio assegna 15 grant da 25 mila euro e tre percorsi di accelerazione, quella del 30 settembre altre 15 grant ma senza percorsi di accelerazione. Ipoteticamente saranno in totale 10 borse per tutto il Sud Italia, con riferimento a Catania. Inoltre, il ‘nido’ servirà da incontro tra le start up avviate e i nuovi”.
La già rodata comunità degli startupper siciliani fornirà quindi l’aiuto necessario, insieme a una squadra di venture capital, imprenditori e innovatori. L’emozione tradisce le parole degli organizzatori a più riprese, perché il lavoro che c’è alle spalle dell’apertura della sede è stato lungo e intenso (si è partiti nell’aprile 2009), ma è soprattutto frutto della maturazione di quella comunità che ha già valorizzato un gran numero di talenti.
“Oggi – esulta Antonio Perdichizzi – si arriva a capire che non ci vuole solo cultura d’impresa, innovazione, educazione, investimenti, ma che servivano dei luoghi fisici e reali, dove le persone possano andare insieme a lavorare, imparare e crescere, a commettere degli errori e rialzarsi in piedi”. E "to make", fare, è la parola che dà il senso a tutto il progetto.
Il simbolo del raggiungimento del traguardo è la pallacanestro, con la schiacciata vincente. “Della famosa Milano del Sud s’è persa la traccia – attacca Salvo Mizzi – ma grazie a tutta la community di Catania ho scoperto un mondo. La risposta della Sicilia ha fatto sì che nella decisione di aprire i nostri acceleratori la scelta sia caduta anche su Catania. La città è tra le tre-quattro aree a più grande densità di nuove imprese”.
E così sfilano gli ideatori delle start up di successo: Pan Pan, Upendu, Orange Fiber, Startup Network, Reclog, Diego Reforgiato, Eva.me e Flazio.com, esempi applauditi da tutti e che si metteranno a disposizione per aiutare i giovani imprenditori del futuro.


L’approfondimento. L’importanza di avere modelli virtuosi da riprodurre
CATANIA – Uno spazio della discussione è stato dedicato agli altri “ecosistemi”: come dalla Sicilia ci si è confrontati con le realtà di Berlino, Londra e la Silicon Valley, rispettivamente con Peppe Sirchia, Antonio Virzì e Mario Scuderi.
“Berlino – spiega Sirchia – si sta preparando a diventare uno degli hub per questo modo di fare impresa, che parte negli spazi di co-working. Tantissimi italiani sono andati in Germania e prendono il meglio di questo sistema. Ci si basa sulla contaminazione tra ragazzi più o meno giovani e su un dialogo con i fondi d’investimento e i molti business angel berlinesi, che hanno un approccio meno formale e più pratico. Berlino considera Catania uno dei luoghi di maggior fermento”.
“La differenza con Londra è culturale – prosegue Virzì –: dobbiamo essere più altruisti, perché fare ecosistema paga, economicamente, personalmente e aiuta ad accelerare lo sviluppo”.
“Le grandissime università americane – conclude Scuderi – giocano un ruolo strategico, gli acceleratori sono all’interno degli Atenei. Noi dobbiamo avere fame di crescere, essere determinati e focalizzati sull’obiettivo: ciò si vede negli americani in modo disarmante. Chi entrerà nell’acceleratore deve crederci!”.

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