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Messina – Comune, ballottaggio per un soffio. E ora l’outsider Accorinti ci crede

Francesco Torre

Messina – Comune, ballottaggio per un soffio. E ora l’outsider Accorinti ci crede

giovedì 13 Giugno 2013 - 07:00
Messina – Comune, ballottaggio per un soffio. E ora l’outsider Accorinti ci crede

Doppia preferenza, successo a metà nel Capoluogo peloritano: “solo” 13 donne su 40 consiglieri. Il candidato di centrosinistra fermo al 49,9%: al secondo turno per un pugno di voti

MESSINA – Il risultato è arrivato solo nel primo pomeriggio della giornata di martedì, ma l’attesa è stata ripagata con una clamorosa sorpresa al fotofinish: il 23 e il 24 giugno a contendersi al ballottaggio la poltrona più ambita di Palazzo Zanca saranno il favorito della vigilia, Felice Calabrò, candidato con la zeppola della “grande coalizione” di destra-centro-sinistra, e l’indipendente Renato Accorinti, l’aspirante sindaco barbuto di cui le tv nazionali non avevano nemmeno la fotografia, l’uomo della pace e delle battaglie civili (prima di tutte quella del No al Ponte sullo Stretto), primus inter pares della lista Cambiamo Messina dal basso. Incredibilmente fuori dai giochi, invece, il candidato di centro-destra, il parlamentare del Pdl Enzo Garofalo, mentre Gianfranco Scoglio (Nuova Alleanza), Maria Cristina Saija (M5S) e Alessandro Tinaglia (reset!) non sono andati aldilà del voto di amici e parenti stretti.
Stando ai numeri della prima tornata elettorale, il risultato del ballottaggio sembrerebbe scontato. Calabrò, con il supporto di 8 liste, ha portato a casa 40.870 preferenze, soltanto una manciata in meno di quelle che avrebbero garantito la vittoria al primo turno. Accorinti, invece, di voti ne ha avuti 19.540. Ma tra due settimane, si sa, si ricomincerà da zero, e sarà sicuramente tutta un’altra partita.
Terminata, invece, la corsa al Consiglio comunale. Molti riconfermati, 13 donne e nessun “grillino”. Poche, in sostanza, le sorprese, con i sempreverdi pastori Genovese-D’Alia a portare tante lanute pecore nel recinto della maggioranza.
Nessuna novità nemmeno nella gestione della complessa macchina elettorale. Come già nelle scorse tornate, non ha funzionato praticamente nulla. Presidenti di sezione impazziti, verbali da rifare, interpretazioni sul voto disgiunto variabili da seggio in seggio, e anche gli elettori hanno fatto la loro parte, con una quantità incredibile di voti dispersi per errori banali nell’attribuzione delle preferenze.
Nella scuola Vann’Antò del quartiere Giostra, poi, due rappresentanti di lista de “Il Megafono” sono pure stati denunciati dalla Polizia per resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Tutto ciò mentre il segretario generale Santi Alligo, fresco di avviso di garanzia per abuso d’ufficio, inviava una nota al prefetto Stefano Trotta in cui riferiva di “incompetenza e inesperienza dei presidenti di seggio”. Insomma, dal basso, dall’alto o anche di sguincio, la Messina che vuole cambiare potrebbe cominciare col pretendere delle elezioni civili.

Calabrò: niente ricorsi. Ma ora l’aspirante sindaco più quotato rischia la sconfitta

MESSINA – È il fair play il sentimento dominante nelle prime reazioni dei due avversari al ballottaggio ai dati scaturiti dalla prima tornata elettorale. Felice Calabrò, che per tutta la notte di lunedì e gran parte della mattina di martedì aveva accarezzato l’idea di vincere al primo turno, ha subito dichiarato di accettare il verdetto delle urne senza proporre ricorsi “perché al primo posto viene la città, viene Messina”. Da par suo Accorinti, intervistato da una tv locale, ha detto a “Mr. Ora basta!” che gli vuole anche bene. In un comunicato stampa diramato successivamente, però, parlando di lui ha usato toni un po’ diversi: “Col ballottaggio i cittadini si trovano di fronte a due proposte – ha dichiarato –: da una parte la continuità con un sistema di potere , con un metodo di gestione che ha condotto la città sull’orlo del baratro, dall’altra l’innovazione, la partecipazione”. Insomma, la battaglia per la poltrona di sindaco è appena iniziata, ma Renato nella rimonta ci crede. Non è il solo.

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