Riserve naturali senza valorizzazione così i visitatori “guardano e fuggono” - QdS

Riserve naturali senza valorizzazione così i visitatori “guardano e fuggono”

Calogero Conigliaro

Riserve naturali senza valorizzazione così i visitatori “guardano e fuggono”

martedì 02 Luglio 2013 - 14:00
Riserve naturali senza valorizzazione così i visitatori “guardano e fuggono”

Zone dall’incontaminata bellezza ignote al grande pubblico e fuori dai più importanti circuiti turistici

AGRIGENTO – Il problema dell’adeguata valorizzazione del settore turistico nell’agrigentino è sempre stato legato alla scarsa permanenza dei visitatori, che hanno prodotto il cosiddetto fenomeno del turismo “mordi e fuggi”. Per comprendere come quest’ultimo si sviluppo è sufficiente pensare alla realtà della Valle dei Templi, che vede una presenza annua intorno alle 600 mila unità di cui solo una parte pernotta negli hotel della città capoluogo.
Ma ci sono tante altre bellezze che il territorio può mettere in mostra, in particolare in riferimento all’enorme potenziale delle riserve ambientali. In provincia ci sono diversi luoghi incontaminati gestiti dalle associazioni ambientaliste – Torre Salsa sotto la salvaguardia del Wwf, oppure Sant’Angelo Muxaro e l’Isola dei conigli di Lampedusa (incoronata di recente come una delle località marine più belle del mondo) gestite da Legambiente – che aspettano soltanto di essere adeguatamente pubblicizzati.
Tra questi anche la riserva di Macalube – di cui si occupano sempre i volontari di Legambiente – nel territorio di Aragona, caratterizzata da interessanti fenomeni geomorfologici. O il Giardino della Kolimbetra, all’interno del Parco archeologico della Valle dei Templi, gestito dal Fai. Ma nel territorio agrigentino si trovano anche numerosi siti a oggi ancora non riconosciuti come riserve quali il perimetro della Scala dei Turchi.
Stiamo parlando, in generale, di attrazioni turistiche già in atto, che però potrebbero ricevere una spinta significativa grazie a una superiore promozione e al potenziamento dei servizi di fruibilità. In questo contesto, risultano fondamentali le figure delle guide turistiche, naturalistiche e ambientali, istituite con legge regionale 8/2004 rimasta però lettera morta. Gli esami per l’istituzione dell’apposito albo, infatti, non sono stati mai espletati.
“Si tratta di una vicenda particolare – ha spiegato Giuseppe Triscari, dirigente del Servizio professioni turistiche dell’assessorato regionale al Turismo – che ha spinto di fatto una categoria, quella appunto delle guide naturalistiche ambientali, a essere abusiva. Chi espleta tale professione non può essere in regola, perché gli esami per l’iscrizione all’albo non sono mai stati svolti. Per parteciparvi necessitano una laurea o l’aver prestato un’opera specifica in associazioni ambientaliste, ma l’attuale situazione è legata anche alle decisioni che saranno prese all’interno di un’apposita commissione all’Ars che dovrebbe decidere dei futuri esami, in modo da poter finalmente creare l’apposito albo professionale”.
“Per il momento – ha aggiunto – le uniche visite guidate legali possibili sono quelle espletate dalle associazioni ambientaliste che hanno in gestione le varie riserve”.
Ma anche per le associazioni – come in questo momento accade un po’ in tutti i settori – a mancare sono le risorse necessarie ad andare avanti.
“Abbiamo la titolarità per organizzare le visite guidate – ha spiegato Daniele Gucciardo della Riserva naturale integrale di Macalube – ma i tagli della Regione siciliana hanno ridotto la capacità di promozione, mentre per convenzione le nostre visite guidate sono gratuite e quindi c’è l’impossibilità di trovare ulteriori finanziamenti per lo svolgimento della nostra opera”.
Il tutto crea un problematica duplice: non è possibile una maggiore promozione per mancanza di fondi e questa situazione esclude a priori la possibilità, in luoghi di un certo richiamo turistico, di poter effettuare visite guidate.
La promozione e la valorizzazione del territorio e delle sue risorse passa anche attraverso questi aspetti fondamentali.

Occorre seguire l’esempio del Trentino e dell’Abruzzo

AGRIGENTO – “Il turismo in Sicilia è legato alla qualità dell’ambiente. Chi ha interesse per i villaggi turistici andrà in altre parti”. Questa l’opinione di Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente.
Per questo, stando al rappresentante dell’associazione ambientalista, il Governo regionale dovrebbe investire molto di più rispetto gli anni passati nella valorizzazione delle aree naturalistiche.
Gli ultimi dati parlano di numeri decuplicati, soprattutto sull’Isola dei Conigli a Lampedusa – che ha visto presenze record fino a 180 mila persone grazie alla nidificazione sulla spiaggia della tartaruga Caretta caretta – ma sono cifre che non hanno nulla a che vedere con l’enorme potenziale inespresso del territorio.
“Pensiamo che il turismo naturalistico – ha aggiunto Fontana – vada espanso creando opportunità lavorative per molti giovani. Basterebbe soltanto seguire l’esempio già portato avanti in altre località dell’Italia e del Mondo. Basti pensare a regioni come il Trentino o l’Abruzzo, che da questo punto di vista hanno già ottenuto importanti risultati”.
Sarà questa, con molta probabilità, la prossima battaglia dell’associazione, recente vincitrice dello scontro per l’abbattimento dell’ecomostro della Scala dei Turchi. Un successo importante arrivato al termine di una decennale battaglia ingaggiata dall’associazione ambientalista senza esclusione di colpi.

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