“Un muro contro la Mafia”. Catania ricorda le vittime di cosa nostra - QdS

“Un muro contro la Mafia”. Catania ricorda le vittime di cosa nostra

redazione

“Un muro contro la Mafia”. Catania ricorda le vittime di cosa nostra

mercoledì 03 Luglio 2013 - 12:00
“Un muro contro la Mafia”. Catania ricorda le vittime di cosa nostra
CATANIA – Si è tenuta ieri presso l’Aula Magna della Scuola Media Q. Maiorana, la conferenza stampa di Addiopizzo Catania per l’inaugurazione del murale conclusivo del progetto “Un muro contro la mafia”.
L’opera, composta sul muro della Casa Circondariale di piazza Lanza, raffigura i volti di sette vittime: Alfredo Agosta, Beppe Montana, Giuseppe Fava, Libero Grassi, Luigi Bodenza, Giovanni Lizzio, Serafino Famà. Potranno così essere ricordati quotidianamente da una città che non deve e non può dimenticare che “legalità” è azione quotidiana, senso di responsabilità e garanzia per un futuro che deve essere all’altezza del bagaglio di speranza e giustizia che ci è stato donato da chi non voleva essere “eroe”, ma esempio quotidiano di amore per il proprio mestiere, per la propria libertà, e per la propria terra.
Alla conferenza stampa sono stati presenti le Istituzioni, i cittadini, le associazioni e i familiari delle vittime. Tra queste Elena Fava, figlia del giornalista Pippo Fava, ucciso dalla mafia il 5 gennaio del 1994. “Il valore della memoria – ha detto Elena fava- è una cosa fondamentale perché Catania è una cità che spesso dimentica e ha bisogno continuamente di avere stimolato il ricordo”. “Il valore della memoria – ha detto il presidente di Addiopizzo Catania Totò Grosso – è importantissimo perché grazie ad essa si può iniziare a prendere coscienza dei ciò che possiamo fare noi per questa terra”. “Non è un caso – ha aggiunto – che l’inaugurazione del murale avvenga in una scuola media di fronte il carcere perché sono i giovani il futuro e i presente di questa terra. Tutto deve iniziare da loro e devono essere loro i primi a prendere coscienza di chi sono gli uomini che sono morti per questa terra e seguire le loro orme”.

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