Il dovere di decidere, il dovere di fare - QdS

Il dovere di decidere, il dovere di fare

Carlo Alberto Tregua

Il dovere di decidere, il dovere di fare

venerdì 19 Luglio 2013 - 00:00

Così si fa vera politica

I recenti casi Alfano e Calderoli hanno messo in evidenza due vulnus della vita istituzionale del Paese. Nel primo è ancora una volta dimostrato che l’alta burocrazia è il cancro dell’Italia. Dirigenti che restano al loro posto per quarant’anni o cambiano posizione restando aggrappati alle poltrone di potere non consentono quel profondo rinnovamento della Pubblica amministrazione che dovrebbe avere quel Buon andamento e quell’Imparzialità previsti dall’art. 97 della Costituzione.
Il capo di gabinetto del ministro Alfano ha rassegnato le dimissioni, che sono state accolte. Ma non da dirigente (prefetto), bensì da quella funzione, per cui egli resta in carriera con tutti i suoi emolumenti e contributi previdenziali intatti. Si potrà dire che rappresenta il capro espiatorio perché il vice presidente del Consiglio, in questo quadro, è intoccabile, tuttavia la finzione delle dimissioni effettive non è accettabile.

Il caso Calderoli sembra creato ad arte, perché la Lega ha bisogno di quella visibilità che ha perso, con il risultato di avere dimezzato i propri elettori passati dal dieci a meno del cinque per cento.
L’ex ministro per la Semplificazione non è uno sprovveduto, ma un politico di lungo corso. Non avrebbe pronunciato la frase incriminata (paragonando la ministra Kyenge a un orango), se non per ottenere che si parlasse di lui e della Lega per una settimana.
Il risultato è stato raggiunto perché stampa, televisioni e responsabili politici sono caduti nella trappola alimentando un’azione comunicativa nata proprio per acquisire visibilità. Se pur dandone comunicazione breve, succinta e compendiosa i mezzi di stampa si fossero limitati, la questione si sarebbe autosgonfiata e il supposto disegno di Calderoli avrebbe fatto flop anziché aver conseguito successo.
Anche Letta e il suo Governo avrebbero fatto bene a non dare ossigeno a questa maldestra iniziativa, che ha avuto il pregio di attirare l’attenzione della pubblica opinione, ovviamente distraendola dalle questioni vere e serie che sono sul campo.
Quindi, è convenuto a tutti dare ai cittadini fumo negli occhi, approfittando del caldo estivo che induce tutti ad abbassare la tensione e a pensare più al mare o alla montagna invece di risolvere i problemi.

Quando si criticano aspramente presidente del Consiglio, ministri e politici la stupida difesa di costoro è quella di dire che si fa antipolitica. Non è così. Il confronto deve avvenire sulla capacità di chi ha responsabilità di governo di prendere decisioni che abbiano come punto di riferimento l’interesse generale.
Il Governo ha il dovere di decidere e il dovere di fare. Invece, in questi oltre due mesi, atti decisivi non se ne sono visti, mentre il chiacchiericcio portato avanti da una classe politica irresponsabile continua a invadere tutti i giorni le pagine dei giornali e i contenitori televisivi.
Abbiamo più volte pubblicato i macigni che gravano sul Paese e, com’è nostro costume, le relative soluzioni, ormai note a tutti e sulle quali la maggioranza dei cittadini concorda. Lo facciamo anche oggi in pagina interna.

I macigni sono anche sulla Sicilia, ancora più grossi e più pesanti. Crocetta, eletto dal popolo con appena il quindici per cento dei consensi, ha tuttavia il dovere di decidere e il dovere di fare, mentre sembra che si preoccupi di acquisire nuovi deputati alla propria maggioranza allargando il suo partito anche a livello nazionale. Tutto ciò non è interesse generale. è, invece, interesse privato del signor Crocetta che dimentica i suoi obblighi istituzionali.
I macigni sulla Sicilia e le relative soluzioni sono anche elencati nella pagina che pubblichiamo. Non solo nessuno di essi è stato affrontato, non solo non ne è stata valutata la possibile soluzione, ma da parte della Giunta regionale e dei componenti dell’Ars non si vede l’ora che arrivi agosto per prendere il rituale e meritato riposo che, anche quest’anno, sarà fra i trenta e i quaranta giorni.
Nelle more che scorra il tempo, i siciliani bisognosi si deprimono ulteriormente, la povertà dilaga, le attività economiche dimagriscono, la disoccupazione aumenta, il Pil regredisce quasi il doppio del regresso registrato a livello nazionale.
Insomma, la casa brucia e il pompiere Crocetta si occupa del Megafono, di partecipare a convegni, di tagliare nastri anziché impiegare il massimo numero di autopompe per spegnere il rogo, che divampa sempre più.

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