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Catania – Castello Ursino, fruizione parziale segnaletica e sicurezza scadenti

Melania Tanteri e Desiree Miranda

Catania – Castello Ursino, fruizione parziale segnaletica e sicurezza scadenti

venerdì 04 Settembre 2009 - 00:00

Da un anno è una meta fissa dei visitatori. Costanzo: “Chiesto finanziamento Ue da 6 milioni di euro”. Indicazioni turistiche solo in italiano, uscite prive di maniglioni antipanico

CATANIA – Sito comunale tra i più visitati, il Castello Ursino sembra essere uscito definitivamente, si spera, dal dimenticatoio in cui era stato relegato per anni. Dalla riapertura al pubblico dello scorso anno, il sito sembra infatti essere una delle mete fisse dei turisti, forse anche perché aperto di domenica e gratuito. Fatto sta che il maniero, situato in una zona molto popolata della città di Catania, non sempre è stato a disposizione di quanti volessero visitarlo. Costruito fra il 1239 ed il 1250 per volontà di Federico II di Svevia come simbolo dell’autorità e del potere imperiale svevo in una città spesso ostile, sede del museo civico etneo dal 1934, per molto tempo la possibilità di visitarlo è stata preclusa al pubblico a causa dell’insufficienza dei fondi per la sua gestione. Da oltre un anno, però, è tornato fruibile, anche se solo parzialmente, ed è diventato luogo di cultura a tutti gli effetti. Una collezione di opere benedettine, reperti acquistati dagli eredi del Principe di Biscari e molte donazioni private sono distribuite tra il cortile, e alcune stanze del primo e del secondo piano, collegate tra loro da rampe per permetterne l’accesso ai diversamente abili.
Ancora tanti, però, risultano essere i problemi da affrontare, a cominciare dalla comunicazione, manca la cartellonistica descrittiva dell’edificio, della sua storia e delle collezioni in esso custodite in almeno due lingue, fino alla violazione delle normative sulla sicurezza e sulla segnaletica, regolamentate dalla legge 626 del ‘94 e dal D.L. n. 493 del ‘96. Nessuna segnaletica in verde per indicare le uscite di sicurezza, infatti, è presente, nessuna porta è dotata di maniglie antipanico e il controllo da parte del personale incaricato, probabilmente sottodimensionato rispetto alle esigenze del luogo, non è proprio capillare. Quasi in ogni stanza, infatti, oltre alle telecamere dovrebbe esserci qualcuno addetto al controllo, ma non sempre è così.
“Il Castello Ursino è medievale – spiega Salvatore Costanzo, Responsabile della Direzione Cultura del Comune di Catania – e, per questa ragione è sottoposto a vincoli molto rigidi che creano problemi nell’istallazione di uscite di sicurezza a norma con maniglie antipanico. È stato presentato un progetto di restauro del Castello dell’importo di 6 milioni di euro e che si avvale dei finanziamenti europei – continua – se lo dovessero accogliere si procederà alla stesura di un progetto definitivo in cui è compresa la risoluzione del problema relativo al sistema sicurezza. Per quanto riguarda l’adeguamento della segnaletica di salvataggio e di soccorso – assicura Costanzo – abbiamo già dato l’incarico di realizzarla ed entro qualche mese sarà istallata”.
Il Castello, comunque, nonostante le mancanze sulla sicurezza, è uno dei pochi siti storici da poter visitare tutti i giorni della settimana. Inoltre, con lo scopo di avvicinare i catanesi a questo luogo storico e prezioso per la città, si apre alle scolaresche, soprattutto locali, ma anche a tutti i ragazzini del quartiere che spesso vanno a giocare o bighellonare in piazza Federico II.

I cartelli nel Castello? Semplici fotocopie
CATANIA – In Italia, la segnaletica sulla sicurezza è regolamentata dal Decreto Legislativo n. 493 del 14 agosto del 1996, “Attuazione della direttiva 92/58/CEE concernente le prescrizioni minime per la segnaletica di sicurezza e/o di salute sul luogo di lavoro”.
Il decreto riguarda tutti i settori di attività sia privati che pubblici (in accordo con l’articolo 1 comma 1 del Dlgs 626/94) e fa obbligo di ricorrere alla opportuna segnaletica per: avvertire di un rischio o di un pericolo le persone esposte; vietare comportamenti che potrebbero causare pericolo; prescrivere determinati comportamenti necessari ai fini della sicurezza e fornire indicazioni relative alle uscite di sicurezza o ai mezzi di soccorso o di salvataggio. Anche la forma dei cartelli, sempre secondo quanto stabilito dalla legge è in funzione della tipologia di segnalazione; le dimensioni e le proprietà del colore inoltre “devono essere tali da garantirne una buona visibilità e comprensione”. I segnali antincendio e di salvataggio, l’indicazione delle vie di esodo e delle uscite di sicurezza, rappresentano dunque un punto fondamentale per la gestione dell’emergenza e devono rispondere a determinate caratteristiche.
All’interno del Castello Ursino, invece, non solo non è presente una segnaletica che risponda a questi requisiti, ma le indicazioni che indicano le uscite di emergenza sono semplici fotocopie, che indicano sommariamente, e solo in italiano, quali porte possano essere utilizzate come uscite di emergenza. Anche su questo punto la legge parla chiaro: “i cartelli devono essere preferibilmente del tipo luminoso e dovranno indicare in modo preciso il passaggio attraverso il quale ci si può allontanare e, se possibile, con l’indicazione numerica progressiva dell’uscita di sicurezza”.

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