A Palermo un call center "in nero" - QdS

A Palermo un call center “in nero”

redazione

A Palermo un call center “in nero”

mercoledì 31 Luglio 2013 - 00:00
A Palermo un call center “in nero”

Irregolarità scoperte dalla Guardia di Finanza. I lavoratori venivano pagati con ricariche su carte prepagate

PALERMO – La Guardia di Finanza con personale dell’Ispettorato provinciale del lavoro, dell’Inps e dell’Inail, ha scoperto un call center operante nel settore delle vendite di depuratori d’acqua in cui venivano impiegati lavoratori tra 19 e 50 anni in nero, il cui lavoro subordinato era stato mascherato con un fittizio contratto a progetto, basato sulla vendita di un quantitativo minimo di prodotti che ciascun operatore telefonico avrebbe dovuto garantire all’azienda ogni bimestre.
Ogni lavoratore percepiva una retribuzione tra i 2 e i 3 euro per ogni ora trascorsa davanti a un computer, con cuffie collegate a una postazione telefonica.
Ventidue lavoratori sono stati individuati nel call center dalla Fiamme Gialle che poi sono risalite ad altri 15 operatori telefonici che non erano più in azienda ma che vi avevano lavorato nel 2012. Il titolare del call center – che aveva iniziato l’attività il 3 maggio 2012 – utilizzava un escamotage per pagare i dipendenti: a ciascuno, dopo “l’assunzione”, veniva data o veniva richiesto di procurarsi una carta prepagata su cui poi, mensilmente, venivano fatti confluire i salari in nero. Gli accertamenti della Gdf “hanno permesso di ricostruire l’erogazione di somme verso i lavoratori per un ammontare superiore agli 80 mila euro in soli sei mesi. A fronte di questo, i lavoratori non hanno mai ricevuto una lettera di assunzione, né sottoscritto un contratto di lavoro o firmato quietanze di pagamento”.
Il sistema, secondo gli inquirenti, ha consentito all’imprenditore sia di aggirare i contratti nazionali di settore risparmiando, in soli termini di contrattualizzazione nazionale minima, oltre 40 mila euro, sia di ottenere illeciti risparmi in termini di contribuzione assistenziale e previdenziale. Per le 2.400 giornate lavorative ricostruite dai finanzieri per tutti i lavoratori individuati nell’arco di un semestre, il titolare del call center avrebbe dovuto versare contributi pari a 20 mila euro. Le Fiamme gialle stanno esaminando nei dettagli la contabilità dell’azienda, per contestare le sanzioni amministrative previste che vanno da un minimo di 72.725 ad un massimo di 644.330, e per la ricostruzione dei ricavi sottratti al fisco, dai quali sono state tratte le provviste per pagare in nero di dipendenti.

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