L’estate della malasanità siciliana. Non diminuiscono gli incidenti - QdS

L’estate della malasanità siciliana. Non diminuiscono gli incidenti

Antonio Leo

L’estate della malasanità siciliana. Non diminuiscono gli incidenti

martedì 27 Agosto 2013 - 04:00
L’estate della malasanità siciliana. Non diminuiscono gli incidenti

Bilancio nero per la nostra Isola: regione con il più alto tasso di decessi in sala operatoria. Strutture non adatte, disattenzioni; un errore su cinque avviene nei nostri ospedali

PALERMO – Il giorno che Antonella Seminara ha perso la vita, per un semplice parto, nessuno l’aveva avvisata quanto potesse essere pericolosa la sanità in Sicilia. Seppure una serie di sfortunati eventi abbiano inciso sul suo decesso, qui il caso c’entra poco. Un’emorragia improvvisa le aveva già tolto il bimbo che da otto mesi portava in grembo. Ricoverata d’urgenza al Basilotta di Nicosia, la donna, quarantenne di Gangi (paesino in provincia di Palermo) ha aspettato, invano, per ore l’elicottero dell’elisoccorso che l’avrebbe portata al Centro di rianimazione dell’Ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca. Il mezzo alla fine è arrivato, ma quando ormai era troppi tardi. Sul suo decesso sono state già aperte due inchieste – una a Nicosia su denuncia del marito della donna, e un’altra a Sciacca d’ufficio – per far luce su eventuali responsabilità e un’indagine interna dell’assessorato alla Salute.
Ma non si ferma qui il bilancio nero dell’estate ancora in corso. Qualche giorno fa anche una piccola vita è stata spezzata per un altro presunto caso di malasanità. Un neonato è morto a Palermo, dopo essere stato trasportato d’urgenza dalla clinica Triolo-Zanca al Policlinico. Secondo il medico del servizio di emergenza della Terapia intensiva neonatale dell’ospedale Villa Sofia-Cervello la causa sarebbe da attribuire alla ridotta dimensione degli ascensori della clinica, troppo piccoli persino per una culla. La Cgil medici ha definito la vicenda di “estrema gravità” e ha invitato l’assessorato regionale a “vigilare sull’adeguatezza delle strutture sanitarie, pubbliche e private, al fine di mettere in sicurezza pazienti e operatori”.
Altro caso è quello di un’anziana donna di Calamonaci (Agrigento), deceduta sempre presso l’ospedale palermitano “Villa Sofia”, dove il 29 luglio era stata trasferita in elisoccorso dal “Fratelli Parlapiano” di Ribera, presso il quale era stata ricoverata per una caduta. Come nel caso di Antonella, anche per Leonarda Tudisco, a quanto pare, il trasporto da una struttura all’altra è stato fatale. Lo sostiene il marito, Francesco Truzzolino, e i familiari, che hanno presentato un esposto in Procura. Secondo la loro ricostruzione dei fatti, nella fase del trasbordo dalla lettiga del 118 sulla quale era stata adagiata a quella che l’avrebbe dovuta portare sull’elicottero, la donna avrebbe subito una nuova caduta, battendo violentemente la testa ed entrando per questo in coma.
Continua così la lunga striscia negativa che vede la Sicilia come la regione con il più alto tasso di decessi in sala operatoria. Lo ha rivelato la relazione conclusiva dell’ex Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario, allora presieduta da Antonio Palagiano. Su 570 casi di malpractice, verificatisi tra l’aprile del 2009 e dicembre 2012, ben 117 sono avvenuti nell’Isola. Praticamente un errore su cinque avviene negli ospedali siculi. I decessi sono stati 84, cioè mediamente quasi 30 all’anno nel periodo di tempo considerato. Non sempre l’errore è da imputare ai camici bianchi, ma spesso è causato da disservizi, carenze, strutture inadeguate, inefficiente servizio di eliambulanza, lunghe attese al pronto soccorso e l’elenco potrebbe continuare ancora per molto.
Nonostante i numeri suonino come una sveglia per le Istituzioni siciliane, non sembra muoversi una sola foglia. E così, tra ospedali raffazzonati e mezzi inadeguati (nonostante i costi esorbitanti della Sanità, circa la metà del bilancio regionale), continua la mattanza dei cittadini. Vittime innocenti di un sistema drogato.

Ma i medici non pagano quasi mai
SCIACCA (AG) – Era l’agosto del 1992 e né Maria Spena né la sua figlioletta uscirono mai da quella maledetta sala parto dell’ospedale saccense. Morirono lì e quella che doveva essere una meravigliosa giornata di mezza estate si trasformò in una nefanda tragedia. Ci sono voluti 20 anni al marito e padre delle vittime, Andrea Bellanca, per ottenere giustizia, se di giustizia si può parlare. A lui un maxi risarcimento di 4,5 milioni di euro, una cifra che comunque non potrà mai bastare per togliere l’amarezza di un sogno infranto. Al processo penale fu accertata “l’imperizia dei sanitari”, finiti sotto accusa per omicidio colposo. Nel settembre scorso è arrivata anche la sentenza definitiva nel procedimento civile. Fare il medico è un mestiere duro, difficile, dove tante volte si hanno delle responsabilità enormi. Ma l’errore, proprio perché si tratta della vita delle persone, non può essere tollerato. In tempi non sospetti, Paolo Arbarello, presidente della Società italiana di Medicina legale, aveva dichiarato che sono circa 40 mila ogni anno le denunce penali a carico di medici ed ospedali. Nel 90% dei casi si concludono con archiviazioni o assoluzioni. (aleo)

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