Pesca: ancora poche cooperative e tante frodi nella vendita - QdS

Pesca: ancora poche cooperative e tante frodi nella vendita

Francesco Sanfilippo

Pesca: ancora poche cooperative e tante frodi nella vendita

mercoledì 09 Settembre 2009 - 00:00

Mercato ittico: le speculazioni nella filiera incidono sulla formazione del prezzo nel capoluogo. Dalla Guardia costiera di Palermo nel 2009 fino a luglio 47 mila euro di multe

PALERMO – Il pesce, si sa, è un alimento di cui l’italiano ha fatto sempre largo uso, senza contare la riscoperta del pesce azzurro, un autentico toccasana per le arterie. Un po’ meno benefico è il costo del pesce stesso per le tasche dei cittadini, costretti a subire un autentico salasso.
In effetti, pesci come le spigole e le alici per citare le più pregiate, sono vendute a caro prezzo nelle pescherie di Palermo con differenze di 15 euro al chilo tra il prezzo all’ingrosso e quello al dettaglio. Per spiegare tali differenze, occorre sapere che il pescatore è poco abituato a cooperare con altri colleghi, perché punta a catturare quanto più pesce possibile, lasciando ai grossisti la vendita e la gestione dello stesso. Questi offrono ai pescatori i finanziamenti necessari per rinnovare le attrezzature e la stessa barca, pagando anche in anticipo le partite di pesce che saranno catturate. Il pesce catturato, così, è già proprietà del grossista che rimunererà il pescatore a un determinato prezzo stabilito da lui, vendendo il pescato nel mercato interno o in quello estero a un prezzo assai più elevato.
Quest’ultimo, quindi, è determinato dai grossisti e dalla filiera lunga cui il mondo della pesca si dibatte da anni. Infatti, il pescatore consegna il pesce, finendo il suo ruolo, mentre quest’ultimo è sbarcato, selezionato, congelato, impachettato e spedito nelle pescherie e negli ipermercati, o acquistato dai pescivendoli ambulanti che poi lo rivendono a un prezzo maggiorato ai propri clienti. Oltre a tutto questo, l’Unione Europea ha concentrato i suoi finanziamenti e la sua attenzione sulla riconversione dell’attività di pesca e sull’abolizione di alcuni tipi di reti considerate nocive per le specie ittiche pelagiche come le reti spadare.
A questo proposito, la Guardia Costiera di Palermo ha sequestrato 41 mila mtq di reti spadare e 40 mila mtq di reti ferrettare da gennaio fino al 26 luglio 2009, per un valore di 12 mila euro circa, più il sequestro del pesce e la multa, raggiungendo una media delle sanzioni di 47 mila euro al mese. In realtà, i controlli riguardano solo i natanti italiani o europei, ma non i natanti extraeuropei che possono pescare impunemente. A questo proposito, il sindaco di Santa Flavia, Antonio Napoli, sul cui territorio opera una delle flotte da pesca più numerose della Sicilia, ha rilevato che: “In questi anni si è determinata un’azione della U.E contro le spadare, azzerando l’attività di pesca costiera. Nel frattempo, le risorse ittiche come i tonni sono rimaste a disposizione dei giapponesi e dei Paesi extraeuropei, per cui la pressione non è diminuita nei confronti dei pelagici. In realtà, doveva essere messa in campo una politica che coinvolgesse tutto il bacino del Mediterraneo, piuttosto che punire soli pescatori europei e, in particolare, italiani”.
Si può ridurre la filiera lunga e diminuire il prezzo del pesce? Secondo il presidente dell’Unci, Pasquale Amico, e il responsabile pesca della Legacoop Pesca Sicilia, Giuseppe Gullo, è possibile, trasformando i pescatori in gestori e in rivenditori diretti del pescato. Il presidente Amico ha dichiarato, inoltre, che: “Occorre educare il consumatore, anche perché la vita moderna non concede tempo per pulire o per lavorare il pesce, perciò la gente lo vuole già pronto”. Il presidente Gullo, però, ha dichiarato: “Le risorse ittiche segnano dei deficit notevoli, per cui stiamo pescando più di quanto le specie ittiche riescano a riprodursi, tanto da metterne alcune a rischio estinzione”. Il consumatore palermitano, quindi, continuerà a pagare molto e a lungo.

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