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Uber, l’applicazione cerca autista che fa “arrabbiare” i tassisti

Giuliana Gambuzza

Uber, l’applicazione cerca autista che fa “arrabbiare” i tassisti

venerdì 13 Settembre 2013 - 11:00
Uber, l’applicazione cerca autista che fa “arrabbiare” i tassisti

Uso del Gps per localizzare il cliente e pagamento online con carta di credito

CATANIA – “Un click per viaggiare”. “Partenze affidabili”. “Trasparenza nei prezzi”. Sono queste le promesse di Uber, l’applicazione per trovare un autista privato nelle vicinanze e prenotare corse su auto di lusso. Il servizio sembra destinato a fare concorrenza a taxi e noleggio auto con conducente. In modo non proprio leale, denunciano gli interessati.
La app è arrivata in Italia da San Francisco, dove è stata lanciata nel 2010. Oggi è presente in 18 Paesi, per un totale di 45 città in tutto il mondo, da Los Angeles a Singapore a Parigi. Da marzo di quest’anno Uber è attiva a Milano, da maggio a Roma. E l’espansione sembra destinata a continuare, se è vero che ad agosto Google ha deciso di investire nel progetto 258 milioni di dollari dei 300 che ogni anno vengono messi a budget.
Uber è pensata per dare un servizio a metà tra taxi e noleggio auto con conducente. Funziona così: scaricata la app su smartphone iOS o Android (è gratis), si inseriscono i dati della carta di credito. Grazie al Gps, Uber rileva la posizione dell’utente e segnala le auto disponibili più vicine, per esempio una Audi A6 o una BMW 5. Confermata la richiesta, un sms avvisa dell’arrivo dell’autista. È possibile anche ottenere un preventivo. Una volta a destinazione, i costi vengono addebitati in automatico sulla carta di credito registrata e la ricevuta spedita via e-mail.
A Milano sono previsti 5 euro per la chiamata (7 a Roma) e 10 euro di corsa minima (11 nella capitale): per il resto, il conto è calcolato da un algoritmo in base alle rilevazioni Gps. A Roma, scrive Uber sul sito, si pagano 75 centesimi al minuto sotto i cinque chilometri o 1 euro e 99 per chilometro sopra i cinque. Lì, come da tariffario comunale, i taxi chiedono da 1 euro e 10 a 1 e 60 a chilometro a seconda della cifra già raggiunta dal tassametro, più una tariffa fissa che va dai 3 euro dei giorni feriali ai 6 e 50 della notte.
Semplice da usare o no, tassisti e conducenti di vetture a noleggio hanno ostacolato fin dal suo debutto la app americana. Colpevole, sostengono, di violare la legge 21 del 1992. Quella che regola “il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea”. Dopo esposti e proteste – raccolte anche da una pagina Facebook, “UBER, NO Thanks”, da 1.200 “Mi piace” – a Milano i sindacati hanno ottenuto l’appoggio del Comune su due punti. Il costo della tratta deve essere “preventivamente e direttamente concordato” con il cliente prima dell’avvio del servizio: non può essere una semplice stima. In più, i conducenti “non possono attendere le chiamate sostando su pubblica via (caratteristica riservata ai taxi), ma nella propria autorimessa”.
Anche a Roma, dove lavorano quasi 9 mila tra tassisti e noleggiatori, l’arrivo di Uber ha suscitato preoccupazione. Sul sito del sindacato Unica Taxi-Cgil, in un post dal titolo “Uber, l’arroganza e la prepotenza dei più ricchi”, si legge che “è urgente intervenire perché la situazione dei noleggi con conducenti abusivi è fuori controllo. Questi stanno fornendo servizi in città come fossero taxi senza la regolamentazione del tassametro”. Ma da quando è scoppiata la protesta, la replica dell’azienda statunitense è sempre la stessa: Uber lavora in piena legalità. Il vero problema sarebbero le resistenze della categoria.
In effetti, Uber o non Uber, sulla liberalizzazione delle licenze dei tassisti il dibattito è rimasto aperto per molto tempo. L’ultima volta si è chiuso con il progetto del governo Monti di assegnare a un’autorità specifica il compito di rilasciare nuove autorizzazioni. Alla fine, il tentativo è fallito.

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