Rifiuti: bollette care, servizi pessimi - QdS

Rifiuti: bollette care, servizi pessimi

Rosario Battiato

Rifiuti: bollette care, servizi pessimi

mercoledì 09 Settembre 2009 - 00:00

Consumo. Raccolta, smaltimento e i costi in bolletta.
La situazione. Quasi tutte le 27 società d’ambito che nell’Isola si occupano di raccogliere e smaltire i rifiuti, accusano gravi problemi finanziari: il debito complessivo si aggira sul miliardo di euro.
Lo studio. Secondo Cittadinanzattiva, che ha messo a confronto le gestioni nelle singole regioni, le Ato siciliane erogano le bollette più care, a fronte di un servizio costoso e scadente al tempo stesso.

PALERMO – “La politica continua ad essere autoreferenziale e anziché al benessere dei cittadini continua a preoccuparsi solamente del gioco di poltrone”. Enzo Parisi, di Legambiente Sicilia, non usa mezzi termini per attaccare il comportamento della classe politica dell’isola nella gestione del problema rifiuti, che da una parte mantiene un funzionamento a singhiozzo, facendo rimpiangere il vecchio servizio pubblico, e dall’altra presenta dei conti salatissimi ai cittadini e in particolar modo ai siciliani che pagano le bollette più alte d’Italia. All’inizio di agosto l’ultima furiosa bagarre politica sulla vicenda che tuttavia ha confermato la riforma presentata lo scorso febbraio e votata da una maggioranza atipica composta dal Pd e dall’Mpa. Il punto di partenza è la destrutturazione del Piano rifiuti Cuffaro col conseguente riposizionamento finanziario e gestionale degli Ambiti. Tra le novità i piani di rientro dal deficit, una delle note negative più notevoli della gestione, la riduzione delle 27 Ato Spa isolane a 9, un nuovo impulso alla raccolta differenziata, relazioni semestrali sul funzionamento effettivo delle strutture deputate alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti.
Adesso bisognerà ancora attendere l’autunno, come ha confermato l’assessore Milone, per poter apprezzare la fine dell’iter legislativo e quindi l’entrata in vigore dell’agognata riforma. Intanto, mentre la politica tentenna, il fuoco incrociato di cittadini ed associazioni si fa sempre più intenso. “Molte Ato rifiuti in Sicilia, gli Ambiti Territoriali Ottimali – ha precisato Giuseppe Catanzaro, vicepresidente di Confindustria Sicilia – con quasi un miliardo di euro di debiti, sono sull’orlo del fallimento perché la loro gestione, affidata a politici indicati dai sindaci, in molti casi è stata caratterizzata da sprechi e clientele. Registriamo che ad alcuni amministratori di società d’ambito i sindaci che li hanno nominati consentono di omettere di consegnare le informazioni richieste dalle autorità di controllo e vigilanza”. Una situazione che patisce un impasse che invece nei primi giorni del governo Lombardo sembrava sulla via della risoluzione. “Con il Decreto n. 127 del 20/05/2008 l’attuale Presidente della Regione – si legge nel rapporto Legambiente Sicilia I Signori dei Rifiuti – ancora euforico del risultato elettorale, aveva disposto la riduzione delle Ato in Sicilia: molto rumore per nulla, poiché ad oggi non è successo niente”.
Intanto le bollette continuano la loro marcia inesorabile. Secondo uno studio di Cittadinanza Attiva, che ha calcolato la spesa media di una famiglia tipo, 3 persone in uno spazio di 100 metri quadri, la Sicilia si trova in vetta alla classifica a quota 280 euro. Una media di gran lunga superiore a quella italiana, che si è fermata nel 2007 a 217 euro, e pesantemente distante dalle Regioni modello come la Toscana, 240 euro, il Veneto 202 euro, o la Lombardia a 184 euro. Se le bollette sono care, non passa giorno che il sistema finanziario non continui a collassare. Legambiente ha redatto uno studio per dimostrare lo stato malandato dei conti isolani, basandosi sui dati dell’Ato 1 Messina, recentemente commissariata dall’Arra assieme all’Ato Ct 1 e e all’Ato Ct 2, che rappresenta uno spaccato di quella che è una degenerazione generale del sistema Ato nell’isola. “Secondo quanto accertato dalla Corte dei Conti, il bilancio 2004 si è chiuso con una perdita di esercizio di € 481.133,00, il bilancio 2005 si è chiuso con una perdita di esercizio di € 24.437,00, nel maggio del 2006 è stato notificato all’Ato ME1 un decreto ingiuntivo per un importo di € 312.019,73”.
Un virus, quello dell’inaffidabilità finanziaria, che ha di fatto messo in moto le casse regionali del fondo di rotazione in favore delle società degli ambiti territoriali ottimali per un importo pari a 21 milioni di euro, azione disposta dopo la firma dei decreti da parte di Caterina Chinnici, assessore regionale alle Autonomie locali. I provvedimenti hanno riguardano l’Ato Caltanissetta 2 (2,824 milioni di euro), l’Ato Messina 1 (5,746 mln), l’Ato Messina 2 (2 mln), l’Ato Catania 3 – Simeto Ambiente (4 mln) e l’Ato Enna 1 (6,473 mln). Una spesa necessaria che dovrebbe servire a salvare le strade isolane dall’immondizia e per prevenire eventuali emergenze sanitarie. Tuttavia sorge qualche dubbio sull’utilità del tentato risanamento se pensiamo che per l’Ato 1 Messina nel 2006 sono stati spesi 263 mila euro per il personale, 34 mila euro per il presidente, 25 mila euro per il vicepresidente e 55 mila euro per l’amministratore delegato.

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