Sanità: recuperare un forte gap - QdS

Sanità: recuperare un forte gap

Raffaella Pessina

Sanità: recuperare un forte gap

venerdì 11 Settembre 2009 - 00:00

Forum con Maria Antonietta Bullara, direttore dipartimento Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico assessorato reg. alla Sanità

Qual è secondo lei il problema più grave del suo dipartimento?
“Il pensiero che in questo momento io ho è il ritardo. Ho trovato una condizione di ritardo su tutto, vedo che la Regione Siciliana si trova schiacciata sui livelli nazionali perchè non ha adottato una serie di provvedimenti programmatici, cosa che avrebbe dovuto fare da anni. Stiamo cercando di recuperare questo profondo gap. Ora dobbiamo correre contro il tempo per recuperare quello perduto. Per cominciare abbiamo adottato tutti gli atti di recepimento delle direttive europee e che in precedenza erano stati ignorati, portandoci vicini alla procedura di infrazione. In materia veterinaria stiamo correndo ai ripari con un ambizioso programma di lotta alla brucellosi e alla leucosi. Un problema questo che non è mai stato realmente affrontato. Abbiamo anche adottato nuove modalità. Tutti i piani sono stati studiati e costruiti insieme alle aziende per facilitare la loro applicazione, interloquendo direttamente con i settori esecutivi soprattuto in questo momento di revisione del sistema . Inoltre abbiamo già pronto il provvedimento di modifica della cosiddetta “Dia” (dichiarazione inizio attività), che nella vecchia gestione era in assoluto il procedimento più farraginoso di tutti. Ogni soggetto che vi incappava doveva presentare cinque copie di documenti che già l’Amministrazione pubblica possedeva anche se in altri rami”.

Quante persone gestisce nel suo dipartimento?

“Nel mio nuovo dipartimento ho circa cento persone. Noi abbiamo anticipato nel 2009 la riforma che tutto il resto della Regione attuerà nel 2010. Eravamo cinque dipartimenti: uno che si occupava del fondo sanitario, uno di direzione amministrativa e di investimenti e tre direzioni tecniche (Ispettorato sanitario, Ispettorato veterinario e l’Osservatorio epidemiologico). Oggi vi sono due sole direzioni: la prima ha accorpato in sè il fondo sanitario e gli investimenti sotto la guida del dottor Guizzardi, la seconda direzione accorpa i due Ispettorati e l’Osservatorio”.
L’attività ispettiva opera anche sul campo o esamina solo i documenti?
“La nostra attività ispettiva si espleta con l’accreditamento che avviene su tre livelli: strutturale, funzionale e tecnologico. è regolamentata da una normativa nazionale (n. 502/92 e successive modifiche), e dal 1997 con decreto del Presidente della Repubblica vennero stabiliti i requisiti minimi per l’esercizio dell’attività sanitaria. Alle Regioni veniva demandata la regolamentazione di ulteriori requisiti per l’accreditamento. Una verifica con frequenze temporali fisse nel tempo, allo scopo di accertare la persistenza dei requisiti alla luce anche delle nuove normative che intervengono. Il sistema dell’accreditamento è cominciato nel 2002 con l’emanazione delle linee guida per tutti i privati che volevano erogare prestazioni a carico del servizio sanitario ed anche per il pubblico, comprese le Asl. La verifica ha avuto una fase di istruttoria abbastanza lunga: si è sviluppata su due anni per il rilevamento dei requisiti organizzativi e su cinque anni per i requisiti strutturali, poiché per avere questi ultimi era necessario eseguire dei lavori di adeguamento.
“Oggi queste verifiche si sono concluse tutte l’anno scorso e siamo tra le poche Regioni d’Italia ad avere concluso l’accreditamento istituzionale. L’accreditamento prevede un accertamento su base fisica. I Noc (nuclei di accertamento) che dipendono dalle aziende sanitarie sono andati a fare delle ispezioni presso tutte le strutture private e adesso le stanno facendo presso tutte le strutture pubbliche, anche se in questo caso l’accreditamento serve soltanto per dire che ciò che è stato costruito è in realtà conforme a quello che è stato finanziato con i soldi pubblici. Quindi vengono immaginate delle verifiche biennali per mantenere la costanza dell’accreditamento. In questo periodo, la riduzione delle aziende da 29 a 17 ha fatto sì che molte strutture vadano riqualificate per una diversa connotazione”.

Con l’Osservatorio prezzi e le gare centralizzate forte risparmio su acquisto farmaci e apparecchiature
Effettuate un controllo sulla spesa per l’acquisto di apparecchiature elettro-medicali?
“Nel 2007 abbiamo istituito un Osservatorio prezzi considerando i costi maggiori per quantità utilizzate o per costo del dispositivo comprato. Intersecando questi due valori abbiamo identificato un paniere di prodotti che erano di area chirurigca, cardiologica e ortopedica. Abbiamo fatto la raccolta delle aggiudicazioni dei due anni precedenti e ci siamo resi conto di un’eccessiva differenziazione di prezzi. Stabilendo una media ponderata per le aggiudicazioni si è verificato un risparmio immediato considerevole. Altro sistema per risparmiare è quello delle gare consorziate: nella nuova riforma l’assessore Russo ha voluto due bacini e non più di due, di acquisto centralizzato. Per quanto riguarda i farmaci, non più di due mesi fa abbiamo fatto una gara regionale che si è rivelata una vera sorpresa. Dopo avere determinato il fabbisogno dei farmaci necessari in ospedale, operazione che è durata ben otto mesi, si è dato il via alla gara alla quale hanno partecipato ben 67 ditte, e in due giorni, grazie ai sistemi Consip, abbiamo portato a termine le aggiudicazioni di circa duemila lotti di farmaci con un risparmio di 150 milioni di euro. Le case farmaceutiche hanno preferito ribassare i prezzi pur di tenersi un mercato regionale che prevedeva un congruo numero di anni di aggiudicazione. Subito dopo i farmaci è stata la volta delle tecnologie, per le quali ho istituito nel mio dipartimento l’Health tecnological assessment. A livello nazionale stiamo partecipando ad un progetto pilota”.

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