Sul processo Mediaset Berlusconi non demorde - QdS

Sul processo Mediaset Berlusconi non demorde

Oriana Sipala

Sul processo Mediaset Berlusconi non demorde

martedì 26 Novembre 2013 - 07:00
Sul processo Mediaset Berlusconi non demorde

Il senatore punta alla revisione presso la Corte d’appello competente

ROMA – Dopo una sentenza definitiva a quattro anni per frode fiscale, Berlusconi avanza la richiesta di revisione del processo Mediaset. “Contiamo di avere 12 testimonianze di cui più della metà, credo 7, completamente nuove” per avanzare la richiesta di revisione del processo. Lo ha affermato il leader della ricostituita Forza Italia, incontrando la stampa nella nuova sede del partito.
Berlusconi è tornato a lamentarsi per le “violazioni di ogni principio legale”, con le quali è stato possibile “fissare per mercoledì il voto in aula” sulla sua decadenza. “Presenteremo domanda di revisione presso la Corte d’appello competente del processo, che è quella di Brescia, sicuri che possa essere accolta”, ha anche affermato in un’intervista a Radio1.
Intanto il Colle, proprio due giorni fa, in una nota diffusa dall’ufficio stampa del Quirinale, aveva gelato Berlusconi affermando che non ci sono le condizioni per la grazia, definendo di estrema gravità le sue affermazioni: “Non ci sono le condizioni per un intervento del capo dello Stato per concedere la grazia a Berlusconi. Nulla è risultato più lontano del discorso tenuto sabato dal senatore Berlusconi dalle indicazioni e dagli intenti che nella dichiarazione del 13 agosto del capo dello Stato erano stati formulati”.
In quell’occasione il presidente Napolitano aveva ricordato che la richiesta di grazia poteva pervenirgli per esempio dai familiari di Berlusconi ma a condizione di accettare la sentenza. Precisa la nota: “Non solo non si sono create le condizioni per un eventuale intervento del capo dello Stato sulla base della Costituzione, delle leggi e dei precedenti, ma si sono ora manifestati giudizi e propositi di estrema gravità”. Di qui il pacato appello del presidente della Repubblica a non dar luogo a comportamenti di protesta che fuoriescano dai limiti del rispetto delle istituzioni e della legalità.
“Io non vedo come si possa chiamare in modo diverso se non colpo di stato – avrebbe infatti affermato Silvio Berlusconi, – un colpo di Stato che parte da una sentenza politica criminale per eliminare il leader del centrodestra e spianare la strada alla sinistra”.
A dare manforte alle parole di Berlusconi è Sandro Bondi, il quale afferma che Napolitano “non intende utilizzare le prerogative che la Costituzione gli assegna al fine di sanare una grave ingiustizia” e in questo modo “si assume una grande responsabilità di fronte alla storia e al futuro dell’Italia”.
Quanto al Nuovo centrodestra, arriva la notizia che esso non parteciperà alla manifestazione del 27 novembre a sostegno di Berlusconi. “È un problema che riguarda loro. Vedremo cosa faranno – ha affermato Berlusconi – Hanno sempre detto che mi avrebbero difeso”.
Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato per Forza Italia, commenta così la nota del Quirinale: “Dolore, delusione, sconcerto. Napolitano ci avverte che non possiamo nemmeno esprimere pacificamente il nostro dissenso per l’aggressione a Berlusconi. In un’Italia in cui su altre vicende il Quirinale fa note di plauso per una tutela preventiva ad altre personalità dello Stato? Non partecipo ai cori anti Quirinale ma sono davvero sbigottito”.
Anche Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, punta l’indice contro il Capo dello Stato: “Napolitano è stato ed è il responsabile dell’attuale situazione in cui versa la politica italiana. Ha usato largamente dei suoi poteri. Lui, figlio di una legge elettorale che tanto disprezza e che grazie al dubbio successo di 24 mila voti della sinistra gli ha consentito di ascendere per la prima volta al Colle, poi è stato rieletto in funzione della fine di una guerra civile che purtroppo, anche a causa delle sue omissioni, si è rinfocolata”.

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