Tassa di soggiorno, nuova moda siciliana - QdS

Tassa di soggiorno, nuova moda siciliana

Michele Giuliano

Tassa di soggiorno, nuova moda siciliana

martedì 14 Gennaio 2014 - 15:00
Tassa di soggiorno, nuova moda siciliana

L’Obolo si sta introducendo in tutte le località rinomate: arriva a Siracusa, Trapani e Palermo. Forse alle Eolie. Protesta la categoria: “Si danneggerà ulteriormente un settore già in forte crisi”

PALERMO – Scoppia la “tassa di soggiorno-mania” in Sicilia. Sempre più Comuni introducono questo obolo che in pratica prevede un supplemento di pagamento per ogni pernottamento in alberghi, bed & breakfast e altre attività ricettive similari.
Dopo Siracusa anche Trapani si è adeguata e presto lo farà anche Palermo. Insomma, le località turistiche più importanti introducono questa nuova tassa e si intravede lo spettro di un visitatore che è pronto a scappare verso altre mete, anche più organizzate. I Comuni sostengono che “è necessario” perché i fondi a disposizione sono sempre meno e il turismo ha bisogno di nuovi investimenti.
Ma qualcosa in questo ragionamento non quadra: come mai importanti regioni italiane che vivono di turismo, come Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, non hanno sino ad oggi previsto alcuna tassa di soggiorno? Per caso da quelle parti i soldi si fabbricano per investire nel settore? In Sicilia una delle poche località rimaste ancora scevre da questa tassa sono le Eolie dove però si parla sempre più insistentemente di inserire questa opportunità.
Dopo l’esclusione dal decreto Milleproroghe della modifica di legge che avrebbe consentito di aumentare la tassa di sbarco fino ad un massimo di cinque a Lipari, per far quadrare il bilancio, già si pensa all’istituzione della tassa di soggiorno. Gli albergatori dopo una riunione hanno espresso tutta la loro apprensione ed incredulità per un fantasma che pensavano di avere ormai scacciato: “Una tassa iniqua, quella di soggiorno – dice il presidente degli albergatori Christian Del Bono – che alle Eolie premierebbe il mordi e fuggi a discapito dei flussi turistici. Una tassa, quindi, che aumenterebbe il gap tra chi registra tutte le proprie presenze ed un sommerso che da anni imperversa quasi indisturbato, facendo concorrenza sleale a chi annaspa tra tasse, tributi e costi in costante lievitazione continuando a lavorare onestamente”.
A Palermo questa tassa è oramai dietro l’angolo. Il Comune con questi introiti ha già annunciato che vuole finanziare le attività culturali e attrattive turistiche, tentando di risollevare le sorti di un settore in lenta ripresa. La giunta guidata dal sindaco Leoluca Orlando sta per approvare il testo oggetto di un confronto con le parti sociali e che poi sarà inviato a Sala delle Lapidi per il via libera finale. “L’amministrazione – dice l’assessore al Turismo Francesco Giambrone – ha confermato il proprio impegno, come previsto dalle legge, di destinare i proventi ad attività legate alle politiche turistiche e culturali che ritornino sul settore. Una tassa che va dai cinquanta centesimi ai quattro euro a notte per quattro notti consecutive al massimo”.
Fresca fresca di applicazione questa tassa anche a Trapani. Il Comune ha approvato il relativo regolamento comunale. Il gettito dell’imposta è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali.


L’approfondimento. Molte sono le perplessità degli addetti ai lavori
“Noi non eravamo molto convinti di imporre un ulteriore balzello ai turisti ma visto che le risorse sono sempre minori e vogliamo condividere le strategie, diventandone protagonisti, abbiamo deciso che, se si doveva creare un contributo di soggiorno, questo doveva essere condiviso con gli albergatori in termini anche economici, in modo tale che una parte restasse alle strutture”. Parola di Nicola Farruggio di Federalberghi Palermo che esterna tutte le sue perplessità sul provvedimento. “Se questa tassa fa bene alla città – aggiunge Farruggio – allora condividiamola curando anche l’estetica degli alberghi e investendo il resto in promozione e servizi”. A Siracusa invece non si sorride neanche a denti stretti: “Ci saranno sicuramente – precisa Giuseppe Rosano, presidente di Noi Siracusa albergatori – ripercussioni dannose per la sua non attuabilità, in quanto agli alberghi non è stato dato né il dovuto avviso, né il legittimo tempo per organizzarsi alla riscossione. L’incomprensibile accelerazione dell’avvio della tassa dal prossimo mese, produrrà, oltretutto, ben poche risorse finanziarie per il Comune, giacché il turismo in Siracusa è ormai in completo letargo. Oltre il 57 per cento delle strutture ricettive alberghiere sono già chiuse o stanno per apprestarsi all’inevitabile chiusura in assenza di clienti”.

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