Gestione dei centri di volontariato. “Non intaccata la spesa pubblica” - QdS

Gestione dei centri di volontariato. “Non intaccata la spesa pubblica”

Francesco Torre

Gestione dei centri di volontariato. “Non intaccata la spesa pubblica”

venerdì 18 Settembre 2009 - 00:00

Il presidente del comitato siciliano spiega il meccanismo di autofinanziamento delle strutture. Vito Puccio: “Attività svolta col solo ausilio delle fondazioni private”

Messina – Centri di servizio per il volontariato, in gergo Csv. Strutture di grande utilità pubblica ramificate su tutto il territorio nazionale, istituite a seguito della legge nazionale 266/91 (recepita a livello regionale dalla L.R. n. 22 del 7 giugno 1994) e dal 1997 ad oggi cresciute in modo esponenziale fino a diventare autentici ed imprescindibili punti di riferimento per tutto il terzo settore.
Nell’articolo pubblicato su queste stesse colonne il 4 settembre scorso (dal titolo “Come si strutturano i Csv e da chi sono finanziati”), ne abbiamo illustrato nella maniera più semplice e obiettiva possibile i criteri di funzionamento, cercando di mettere in luce tutti quegli aspetti – certamente di pubblico dominio e autorizzati dalla normativa, nonché resi in tutte le sedi trasparenti dai diretti interessati – non troppo conosciuti a livello generale. Stiamo parlando dei canali di finanziamento (l’art. 15 della suddetta legge prevede che un 15° dei proventi delle fondazioni di origine bancaria venga destinato alla costituzione di fondi speciali regionali per il volontariato) e della struttura piramidale che ne segue la distribuzione dai vertici regionali (i Comitati di gestione) a quelli interprovinciali (i Csv veri e propri) fino ad arrivare alle singole Organizzazioni di volontariato (Odv). Inoltre, abbiamo informato i nostri lettori sulle cifre che gravitano attorno a questo settore, riferendo che nel 2005 l’accantonamento delle somme ha quasi raggiunto i 2 milioni di euro.
Il quadro della situazione, però, non potrebbe essere completo se non dessimo l’opportunità al presidente del comitato di gestione della Regione siciliana, il dott. Vito Puccio, di entrare nel merito di questi aspetti organizzativi ed illustrare il fondamentale apporto dei Csv nell’ottica di una sempre più ramificata ed efficiente rete di volontariato.
“Da quando sono stato eletto presidente del Co.Ge. Sicilia”, ci spiega infatti Puccio, la cui prima nomina risale al 2003, “la struttura ha fatto passi da gigante tanto da essere oggi presente in modo capillare su tutto il territorio siciliano, garantendo così un supporto continuo alle Odv sia in termini economici che soprattutto in servizi. Un’attività notevole, forse poco visibile ma con un enorme impatto sociale, che, ci tengo a precisare, svolgiamo con l’unico sussidio di finanziamenti privati, quelli delle fondazioni, senza andare dunque minimamente ad intaccare la spesa pubblica. Mi rendo conto – continua Puccio – che tali passaggi intermedi nella gestione dei fondi possano suscitare delle perplessità di natura personale, ma innanzitutto non incidono se non in minima parte sulle spese generali, e in secondo luogo si rivelano indispensabili ai fini organizzativi. Quello che la gente deve capire – conclude il presidente del Co.Ge. Sicilia – è che i componenti del Co.Ge svolgono la propria attività in modo completamente gratuito, mettendosi completamente a servizio di un fine nobile come quello del volontariato sociale”.


Il dettaglio. Nel 2009 raccolti 2,6 mln di euro
MESSINA – 15 componenti. 8 di essi nominati dalle fondazioni bancarie, 4 dal mondo del volontariato, 1 dal ministero della Solidarietà sociale, 1 dalla Regione e un ultimo dall’Anci.
Una struttura, quella del Co.Ge. Sicilia, che si occupa della gestione degli accantonamenti di provenienza privata (nel 2009 2,6 milioni di euro), e che costa annualmente 190 mila euro.
“Spese tutte necessarie”, assicura il presidente, che ribadisce la gratuità dell’incarico dei componenti e cita come voci di spesa i rimborsi per le trasferte (“Ci riuniamo una volta al mese circa e veniamo da tutta la Sicilia”), i compensi per i consulenti che aiutano a fare analisi dei centri di servizio, per una segretaria, per un contabile, per un avvocato e per l’affitto della sede.
“Non abbiamo timore a trasmettere i nostri bilanci perché la nostra attività è stata da sempre votata alla trasparenza”, aggiunge poi Puccio.
Da parte nostra, non possiamo non notare che 190 mila euro moltiplicati per 20 regioni raggiungono la somma di 3 milioni 800 mila euro. Che non sono proprio bazzecole.

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