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Ruby-ter: coinvolti pure gli avvocati di Berlusconi

redazione

Ruby-ter: coinvolti pure gli avvocati di Berlusconi

venerdì 24 Gennaio 2014 - 08:00
Ruby-ter: coinvolti pure gli avvocati di Berlusconi

Le giovani che hanno partecipato alle serate ad Arcore nel registro indagati

MILANO – Silvio Berlusconi e i suoi difensori, gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, sono indagati a Milano nell’inchiesta cosiddetta Ruby ter. La loro iscrizione segue la trasmissione degli atti da parte del tribunale di Milano con l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari, in particolare dei testimoni.
Indagate nell’inchiesta anche Ruby e alcune delle ragazze che hanno partecipato alle serate ad Arcore. Le giovani sono state iscritte nel registro degli indagati perché, come ha indicato il Tribunale, sarebbero state corrotte dell’ex premier Silvio Berlusconi per testimoniare a suo favore nei processi.
Il procuratore della repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati ha comunicato che sono 45 gli indagati nella inchiesta Ruby ter aperta a Milano in seguito alla trasmissione degli atti da parte dei due collegi del Tribunale di Milano che hanno giudicato rispettivamente Silvio Berlusconi, e Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti.
“Si è proceduto – si legge nel comunicato di Bruti LIberati – alla dovuta iscrizione nel registro notizie di reato. Ora – ha detto poi Bruti – saranno fatte le indagini necessarie e non credo che ci sia una ragione per procedere con il rito immediato”.
L’indagine è affidata al procuratore aggiunto Pietro Forno e al pm Luca Gaglio. “Ilda Boccassini – ha detto il procuratore della Repubblica – mi ha segnalato che ha altri impegni più pressanti in questo momento”. Quindo non sarà Boccassini a seguire l’inchiesta cosiddetta Ruby ter.
“Io – ha replicato Berlusconi – sono qui e resto qui, sentendo su di me chiara e forte tutta la responsabilità che mi viene dalla fiducia e dal voto dei cittadini. Resto in campo, più convinto che mai di dover combattere fino alla fine per veder prevalere quello in cui credo profondamente. Chiunque – ha proseguito – in Italia voglia vedersi riconosciuta da un magistrato una propria ragione deve aspettare anni ed anni. Talvolta un decennio e più. E hanno il coraggio di chiamare tutto ciò giustizia! Nell’Italia di oggi potremmo tranquillamente dire: ‘La legge è ugualmente ingiusta per tutti i cittadini’”.

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