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Cinque cose da sapere sulla riforma delle Province

redazione

Cinque cose da sapere sulla riforma delle Province

giovedì 13 Febbraio 2014 - 18:30
Cinque cose da sapere sulla riforma delle Province

Attenzione, però: il testo è attualmente in discussione all'Assemblea regionale. Per cui qualcosa potrebbe cambiare (e sempre che il testo del Governo venga approvato)

SI RICOMINCIA DAL PASSATO. Funziona così: si riparte dalle mappa politica delle nove Province regionali (escluse le città promosse a Metropoli: cioè Palermo, Catania e Messina), ma si introduce la possibilità per i Comuni di istituire, entro sei mesi dalla entrata in vigore della legge di riforma, nuovi Liberi Consorzi purché con un numero di abitanti non inferiore a 150.000 e con aree territoriali tra loro contigue.
Ancora, onde evitare scelte non condivise, “è stato previsto che la delibera di adesione del Consiglio comunale ad altro o nuovo Consorzio venga adottata con maggioranza qualificata dei due terzi dei consiglieri comunali aventi diritto”.
FUNZIONI. Ai Liberi consorzi spetterebbero le funzioni di “pianificazione territoriale di coordinamento”, “programmazione e sviluppo economico del territorio”, “pianificazione dei servizi di trasporto”, “controllo ed indirizzo dei servizi afferenti il sistema di raccolta e smaltimento rifiuti” e di “controllo ed indirizzo del sistema di approvvigionamento e distribuzione delle risorse idriche”. Alle città metropolitane, invece, spetterebbero oltre alle funzioni analoghe svolte dai liberi consorzi, anche quelle riguardanti la “pianificazione delle reti infrastrutturali, delle viabilità” oltre che “dei servizi di trasporto”, e la “pianificazione dello sviluppo turistico”.
MECCANISMI PREMIALI. I Consorzi potranno – in forma associata – esercitare funzioni ed erogare servizi in luogo dei Comuni che vi appartengono: una scelta che, sostiene la maggioranza, avrà come conseguenza dei sistemi premiali che al momento appaiano un po’ fumosi (si parla di generici “maggiori trasferimenti da parte della Regione sulle spese per investimenti”). Il Consorzio neonato, inoltre, dovrà stilare una sorta di “piano industriale” per dimostrare una riduzione di spesa pubblica accorpando uffici e funzioni (non c’è un tetto stabilito ma l’indicazione è che l’abbattimento sia intorno al 30%): sarà poi la Regione, entro sei mesi, a valutare il piano e ad autorizzare o meno la costituzione del Libero Consorzio.
CITTA’ METROPOLITANE. Sono tre: Palermo, Messina e Catania. Ai Comuni limitrofi resterà la decisione se aderirvi o meno. Il che non è proprio una scelta felicissima, seppur di massima democraticità. Come ha fatto notare, nei giorni scorsi, il capogruppo dei Drs all’Ars, Giuseppe Picciolo, sarebbe stato meglio “dare ai comuni la possibilità di non aderire, e non viceversa”. Perché così il rischio è che le Metropoli restino dei contenitori vuoti, addirittura più piccoli di qualche Consorzio in grado di ingolosire gli Enti limitrofi.
LE ELEZIONI. Per quanto riguarda l’aspetto elettivo, la maggioranza conferma l’elezione di secondo livello, ma introduce il voto ponderato per la composizione delle assemblee: in sostanza in base alla popolazione sarà stabilito quanti consiglieri potrà esprimere il singolo Comune nell’assemblea del Libero consorzio e successivamente si procederà all’indicazione dei componenti dell’organismo, tutelando le minoranze. Presidente e giunta del Libero consorzio saranno poi eletti, tra i sindaci, dall’assemblea.
Sul punto però non sono affatto d’accordo le opposizioni e la sensazione è che alla fine il Governo potrebbe cedere sull’elezione diretta. “Il testo del governo è incostituzionale, su questo non c’è dubbio: l’elezione diretta è indispensabile”, dice il capogruppo della “Lista Musumeci-verso Forza Italia”, Santi Formica, che già ieri in aula aveva posto la pregiudiziale, poi respinta dal voto parlamentare.
La maggioranza, di fronte a tali resistenze, potrebbe introdurre una via di mezzo: cioè l’elezione del presidente dei Liberi Consorzi da parte dei consiglieri di tutti i Comuni che aderiranno al consorzio (senza voto ponderato dunque, che rimane valido invece per la composizione delle assemblee).

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