Smartphone, occhio ai “costi nascosti” - QdS

Smartphone, occhio ai “costi nascosti”

Federica Franzolini

Smartphone, occhio ai “costi nascosti”

martedì 25 Febbraio 2014 - 10:00
Smartphone, occhio ai “costi nascosti”

Boom di vendite per i super-telefonini: dopo aver scelto un abbonamento, ecco come tutelarci per evitare sottrazioni di denaro non desiderate

Secondo i recenti dati diffusi dal Mobility Report di Ericcson, sappiamo che il 60% dei cellulari acquistati sono “intelligenti”: la possibilità di telefonare, mandare sms e utilizzare una tariffa dati conveniente direttamente da un singolo dispositivo fa ormai gola a molti, che possono scegliere tra i prodotti di Vodafone e di altri gestori di rete mobile l’offerta più adatta ai propri volumi di spesa dal telefonino.
Sono infatti sempre di più i gestori che propongono smartphone inclusi in un abbonamento, e quindi è consigliabile per il consumatore che vuole mettere l’accento sul risparmio e su un’offerta particolarmente vantaggiosa, scegliere in base ad un attento confronto di ogni tariffa.
In questo modo, si eviteranno sgradite sorprese al momento di pagare le rate dell’abbonamento: cosa osservare quindi con maggiore attenzione? Innanzitutto sarà bene guardare la durata dell’abbonamento che si sta per stipulare, fondamentale per capire quando sarà possibile “uscirne”.
Infatti, altro punto cruciale quando si acquista un abbonamento con smartphone incluso è quello delle penali in caso di recesso anticipato dell’abbonamento, che possono essere molto elevate: si consiglia quindi di scegliere il pacchetto più adatto a noi in base a quanto telefoniamo o navighiamo, per evitare di dover fare marcia indietro e pagarne le salate conseguenze.
Sempre dai dati Ericcson, scopriamo che rispetto agli ultimi tre mesi del 2012, il traffico dati è aumentato del 70%, dati che invece lasciano a secco il traffico voce, che cresce a rilento, data la possibilità ormai di telefonare anche utilizzando internet dal cellulare.
Insomma, internet sembra essere la caratteristica che più piace agli utenti di tutto il mondo, ma di certo non si tratta di un territorio privo di insidie per il consumatore distratto: sempre più spesso infatti si parla di “costi nascosti”, assimilati molte volte alle truffe, e che sfruttano strumenti poco trasparenti per attirare “nella trappola” gli utenti. In cosa consistono e come possiamo difenderci? Adiconsum ci parla proprio di questo problema, illustrandoci come quei banner, spazi pubblicitari sui social network e sui siti che visitiamo possono incastrarci in un abbonamento non richiesto, capace di scalare il denaro direttamente dalla nostra sim.
Infatti, cliccando sopra questi spazi anche per sbaglio, possiamo trovarci nel giro di pochi minuti ad aver sottoscritto un abbonamento a un sito di giochi online, di gossip e suonerie, di cui ci viene data notifica a volte con un sms: da lì a poco, dalla nostra sim cominceranno a sparire 5 euro a settimana.
Questo denaro ci verrà quindi sottratto senza autorizzazione dal nostro operatore telefonico, ecco allora che Adiconsum riceve segnalazioni su segnalazioni relative al tema dei “costi nascosti”: il presidente Pietro Giordano infatti ci dice che “si tratta delle famigerate pratiche commerciali scorrette, di cui l’Antitrust si è già occupata diverse volte negli ultimi anni”.
Come funzionano questi abbonamenti? Giordano ci spiega che i service provider, responsabili degli abbonamenti truffaldini, stipulano contratti con operatori come Tim, Vodafone, Wind e H3g che mettono a disposizione la rete telefonica e la possibilità di addebito sulle sim dei clienti, ed in cambio ricevono una percentuale sui ricavi ottenuti dal service provider.
In sé, tale pratica non è scorretta, anzi risponde a un Codice di condotta per i servizi premium (Casp è la dicitura con cui il Codice si identifica) cui hanno aderito le maggiori compagnie e i più importanti service provider.
Tuttavia, qualcuno cerca di guadagnare a scapito della trasparenza, come il caso di Zeng Srl, che proponeva servizi in abbonamento per giochi, news e suonerie, e di cui si è occupato l’Antitrust nel 2009: il risultato?
Una multa di 55mila euro alla società e il rimprovero agli operatori telefonici che si erano resi disponibili alla pratica scorretta. A Telecom toccò pagare allora 155mila euro, mentre una multa più snella (75mila euro) arrivò “a casa” H3g. Ma le multe non si sono fermate da allora, e dal 2007 fino al 2013 sono stati pagati dagli operatori circa 11 milioni di euro.
Fondamentale l’intervento dell’avvocato Alessandro Calò, che parla di coinvolgimento evidente delle compagnie in questi sistemi ai limiti della truffa, sebbene i gestori scarichino ogni responsabilità sulle società esterne. L’avvocato a questo proposito racconta di un suo cliente che aveva “stipulato” un abbonamento e aveva perso 300 euro. Attraverso una diffida al gestore telefonico in sede di conciliazione presso il Co.Re.Com, si è visto restituire il denaro più un indennizzo di 500 euro.
Cosa fare quindi se ci accorgiamo di spese sospette? La raccomandazione è sempre quella di tenere sotto controllo il proprio credito, e di inviare subito un reclamo scritto al proprio operatore telefonico, facendo seguire ad esso, qualora questo non risponda entro 40 giorni, la richiesta di assistenza legale alle associazioni dei consumatori o alla sede regionale del comitato regionale per le comunicazioni (Co.Re.Com).

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