Uccide più la corruzione che la delinquenza - QdS

Uccide più la corruzione che la delinquenza

Carlo Alberto Tregua

Uccide più la corruzione che la delinquenza

venerdì 28 Febbraio 2014 - 00:00

La burocrazia distrugge la Sicilia

Sono decenni che puntiamo il dito contro l’infame burocrazia che produce corruzione, distrugge il tessuto economico, impedisce la crescita, contrasta le iniziative.
Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia, ha detto qualche giorno fa una sacrosanta verità: “Uccide più la burocrazia che la mafia”. Come non dargli ragione!
La grande difficoltà consiste nell’entrare dentro questa piovra vorace, che con i suo tentacoli avvolge il popolo siciliano, lo stritola e lo utilizza parissitariamente per ingigantirsi. Con la malavita organizzata, che aspira risorse vitali al tessuto economico, e la piovra-burocrazia che la soffoca, non avremo speranza di sopravvivere, con il conseguente impoverimento della maggior parte dei siciliani.
La questione è divenuta insopportabile per l’assenza di controllo, di partecipazione, d’intervento da parte di tutta la Classe dirigente siciliana, nella quale sono compresi i sindacati, che non esercita la dovuta pressione su Giunta ed Assemblea regionali, per ottenere in tempi brevi le indispensabili riforme indirizzate a due obiettivi.

Il primo di essi riguarda l’efficientamento (brutto neologismo) della macchina burocratica. Il secondo riguarda la semplificazione delle procedure. Ma i cattivi burocrati hanno proprio nelle procedure farraginose, arcaiche e appositamente complicate, uno scudo a protezione della loro inefficienza e del loro egoismo, e quindi fanno di tutto per evitare che i percorsi siano ridotti all’osso.
Chi dovrebbe costringerli alle semplificazioni? Il ceto politico. Ma potrebbe farlo solo se competente e onesto. Non sembra che fra i novanta consiglieri-deputati regionali ve ne siano tanti competenti e onesti. Né, sembra, che tra i componenti della Giunta regionale, compreso il presidente, ve ne siano tanti onesti e/o capaci.
Quindi, l’ultima spiaggia è la Classe dirigente, che deve esercitare una forte pressione per mandare a casa gli uni e gli altri, chiedendo a voce alta e chiara il commissariamento della Regione, fallita, ai sensi dell’articolo 8 dello Statuto. La Classe dirigente siciliana, approfittando delle riforme costituzionali all’ordine del giorno del Governo Renzi, chieda a voce alta l’abrogazione dello Statuto speciale e l’utilizzo di uno Statuto ordinario.

Vorremmo anche sentire la voce dei tantissimi burocrati regionali e comunali, onesti e capaci, che, però, restano muti, pur assistendo a fenomeni di corruzione, di clientelismo e a una inefficienza generalizzata.
Il grido di dolore dell’assessore al Lavoro, Ester Bonafede, ridotta in povertà perché guadagna solo diecimila euro al mese lordi, è sintomatico. Si è chiesta la Bonafede, se fosse valutata dal mercato in base alle sue competenze professionali, quanto riuscirebbe a guadagnare?
Questa è la domanda principale che tutti coloro che lavorano nella Pubblica amministrazione, percependo indennità come responsabili di istituzioni e burocrati, dovrebbero porsi.
Un dirigente generale, che percepisce duecentomila euro lordi l’anno, li porterebbe a casa se lavorasse in un’impresa? Se il presidente della Regione (non importa chi sia) lavorasse nel mercato, porterebbe a casa i 311mila euro di indennità, che non ci risulta sia stata ancora ridotta?

Cosicché, in questo scenario, l’ultimo baluardo della lotta alla corruzione è portato dai valorosi magistrati e dagli altrettanto valorosi militari della Gdf, nonché dagli eccellenti Carabinieri e dall’ottima Polizia di Stato. Ma non bastano, perché i reati e le frodi contro la Cosa pubblica sono talmente estesi nella Regione e nelle sue Partecipate, nei Comuni e nelle loro Partecipate, e in tanti altri Enti, per cui la lotta risulta impari.
Abbiamo più volte indicato nel Niai (Nucleo investigativo affari interni) il vero soggetto anti corruzione, ma presidente di Regione e sindaci nicchiano di fronte a questa soluzione, perché hanno paura che venga scoperto il vaso di Pandora in ognuno degli enti.
È vero che i D.lgs 33/13 e 39/13 impongono a tutti gli enti l’obbligo di nominare il responsabile anti corruzione, il responsabile per la trasparenza e l’area della trasparenza in ciascun sito web. Ma questo obbligo di legge è volutamente ignorato.
Sindaci, comunicate gli strumenti per combattere la corruzione negli Enti da voi amministrati. Oppure siete conniventi e correi. I cittadini ne prenderanno atto per le ovvie conseguenze.

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