Fattorie sociali, una risorsa per l’Isola se ben sfruttate - QdS

Fattorie sociali, una risorsa per l’Isola se ben sfruttate

Chiara Borzi

Fattorie sociali, una risorsa per l’Isola se ben sfruttate

venerdì 21 Marzo 2014 - 03:00
Fattorie sociali, una risorsa per l’Isola se ben sfruttate

Cacciola (Aies Sicilia): “Necessaria una norma a sostegno di queste realtà che lottano mafia ed emarginazione”. Le strutture crescono a vista d’occhio: oggi sono 43, nel 2007 erano 9

PALERMO – Da Palermo arriva una buona notizia per il terzo settore siciliano: le fattorie sociali sono in aumento.
Il dato è stato diffuso all’interno di un recente incontro organizzato a Palermo dall’organizzazione Rete fattorie sociali Sicilia e Coldiretti Sicilia.
Cosa sono le fattorie sociali, e quale ruolo svolgono sul nostro territorio? Dal portale delle Fattorie didattiche italiane abbiamo una definizione molto esaustiva.
“Ci sono fattorie che non si limitano a sviluppare una connotazione didattica, ma che assumono la qualifica di “Fattorie sociali”. Sono strutture che estendono i loro servizi a favore di persone che presentano forme di svantaggio psico-fisico oppure di disagio sociale. L’aiuto si estende attraverso servizi educativi, culturali e di supporto alle famiglie e alle istituzioni didattiche”.
La logica che guida l’attività di queste strutture è strettamente legata al compito assistenziale, ma in realtà le fattorie sociali non sono delle Onlus, né nascono con questa vocazione. Si sviluppano piuttosto come vere e proprie imprese agricole che fanno però della propria attività economica un mezzo per sostenere e valorizzare l’agricoltura e il bene alla collettività. “Cercano – come sostiene Fattorie didattiche – di riprodurre un modello di economia sociale, mirato a coniugare il profitto dell’azienda con il bene della collettività, in special modo per le fasce sociali svantaggiate”.
Ed è proprio questo tipo di modello che in Sicilia sta finalmente consolidando la sua attività.
Sono 43 le fattorie sociali che operano nell’Isola, la maggior parte si trova nelle province di Messina, Catania e Siracusa. La loro presenza è in crescita, in tre anni le fattorie sociali sono quasi triplicate: nel 2007 erano solo 9, nel 2010 ne sono state censite 25, nel 2012 ben 18 in più.
Gli ultimi dati diffusi, rilevano la presenza di 43 aziende agricole e 30 associazioni no profit e cooperative coinvolte, a vario titolo, in attività di agricoltura sociale. L’organizzazione in fattoria sociale è, dunque, la più diffusa in Sicilia.
La provincia con numero più alto di strutture è Catania con ben 15 fattorie sparse sul territorio, segue Palermo con 11, Messina con 6 e Siracusa con 5. Nelle restanti zone della Sicilia, Agrigento segue con 4 fattorie, poi Trapani e Ragusa con una. Stupisce la scarsa vocazione della provincia iblea al sistema di fattoria sociale, considerata la predominanza delle attività agricole sul territorio. Accanto alle fattorie sociali – come già evidenziato – si affiancano le associazioni di promozione sociale, cooperative sociali, associazioni familiari. La vocazione è minore, i numeri sono meno congrui ma in un solo caso – quello di Catania – appaiono superiori rispetto quelli emersi per le Fattorie Sociali. Sul territorio etneo le associazioni operanti sono infatti 17. Esclusa la provincia etnea, il resto della regione è quasi sprovvista di associazioni o cooperative: Palermo ne conta appena 5, Caltanissetta, Enna e Messina una per provincia.
Nonostante l’emersione di numeri in crescita, le Fattorie sociali rischiano di essere l’ennesima risorsa non sfruttata, né sostenuta dalla legislazione regionale siciliana. Ad evidenziare l’emergenza stato Salvatore Cacciola, presidente regionale Aies Sicilia – Rete fattorie sociali.
“La crescita delle realtà di agricoltura sociale in Sicilia è particolarmente significativa – afferma Cacciola – la vivacità culturale e l’innovazione dell’A.S. stanno caratterizzando il nuovo sistema del welfare locale. Siamo invece preoccupati che l’originalità delle Fattorie sociali siciliane rischi di non essere recepita dall’attuale proposta di legge in discussione all’Ars. Il lavoro di rete integrato con il sistema dei servizi sociali e sanitari, la collaborazione con il terzo settore e le istituzioni scolastiche o con il circuito penitenziario, con le aree di marginalità sociale, devono trovare nella nuova normativa uno spazio e un riconoscimento adeguato”.
“Chiediamo a tutte le forze politiche e di rappresentanza del sociale e del mondo agricolo – continua – di partecipare al dibattito e alle istituzioni di ascoltare le novità che emergono dai territori”. Non basta una legge come quella sugli agriturismi, capace di far diventare le fattorie sociali una riserva per gli indiani – conclude il presidente – abbiamo bisogno di una norma semplice da applicare che fotografi e sostenga le realtà che in Sicilia attualmente sono impegnate per fare crescere un’agricoltura bio-sostenibile e a lottare contro l’emarginazione e le mafie”.

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