Malasanità, diagnosticato tumore inesistente: danno da 600 euro al giorno - QdS

Malasanità, diagnosticato tumore inesistente: danno da 600 euro al giorno

redazione

Malasanità, diagnosticato tumore inesistente: danno da 600 euro al giorno

venerdì 04 Aprile 2014 - 16:31
Malasanità, diagnosticato tumore inesistente: danno da 600 euro al giorno

Una sentenza storica che riconosce un danno morale ed esistenziale a una donna che aveva creduto di avere pochi mesi di vita dopo una diagnosi errata. Un caso che potrebbe fare da apripista per altre situazioni analoghe

Seicento euro al giorno. A tanto ammonta, per il giudice monocratico della prima sezione civile del Tribunale di Palermo, Enrico Catanzaro, il danno morale ed esistenziale subito da una donna di 58 anni, Carmela Ruvituso, per il tempo in cui ha creduto di avere pochi mesi di vita, dopo una diagnosi sbagliata dei medici dell’azienda ospedaliera Villa-Sofia Cervello di Palermo. Una sentenza-pilota sulla malasanità, che riconosce "un danno morale ed esistenziale" e che è stata illustrata stamattina all’apertura del sesto seminario sulla tutela dei consumatori promosso dal dipartimento Dems dell’università di Palermo, dalla Fondazione Rosselli, e dallo Studio legale Palmigiano di Palermo.
Il caso La donna è stata convinta per sedici giorni di essere vicina alla morte a causa di un cancro al rene in fase metastatica, quando si trattava invece di una probabile pleuropolmonite virale senza evidenza, nel liquido pleurico, di alcuna componente di cellule maligne.
Il collegio peritale ha concluso riscontrando un errore di interpretazione da parte dell’anatomopatologo dell’azienda ospedaliera di Palermo, che ha consegnato ai pneumologi una diagnosi citologica falsamente positiva. Anche i radiologi, nella lettura delle radiografie, sono incorsi in errore diagnosticando una neoplasia renale sinistra che poi è stata esclusa dai medici dell’Istituto oncologico europeo di Milano.
La sentenza Secondo il giudice "la condotta colposa dei sanitari, e quindi dell’ospedale, è da individuarsi nell’aver dato alla paziente in termini di certezza una diagnosi errata poi totalmente smentita da successive analisi". Un "errore non scusabile, poiché l’eventualità di un falso positivo non è stato nemmeno preso in considerazione". E "con l’errata diagnosi di un tumore maligno renale è stato violato il diritto dell’attrice alla propria serenità e tranquillità familiare".

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