Def 2014: insieme di belle intenzioni - QdS

Def 2014: insieme di belle intenzioni

Carlo Alberto Tregua

Def 2014: insieme di belle intenzioni

mercoledì 30 Aprile 2014 - 00:00

Pnr, Programma nazionale di riforme

Mercoledi 16 aprile la Camera ha approvato a maggioranza qualificata il Def (Documento di economia e finanza) 2014, composto da tre sezioni. Esaminiamole.
La prima riguarda il programma di stabilità, con elementi chiesti dall’Unione europea. La seconda analizza la tendenza della finanza pubblica e della spesa delle amministrazioni pubbliche. Nella terza è riportato il Programma nazionale di riforme (Pnr) per raggiungere gli obiettivi nazionali indicati dalla strategia “Europa 2020”.
Nella zona Euro il Pil 2013 si è ridotto ancora, mentre la disoccupazione media è salita al 12,1%. La causa dei due indici negativi deriva dall’aumento delle imposte per far quadrare i conti dei singoli Paesi che hanno ristretto l’economia.
Per il 2014, il Pil medio dovrebbe passare all’1,2% e la disoccupazione scendere di 0,2 punti. Dal 2007 al 2013 il Pil italiano si è ridotto dell’8,7%, il reddito delle famiglie del 10,4%, i consumi del 7,6% e gli investimenti del 27,6%.

Sono stati cancellati 802 mila posti di lavoro e la disoccupazione è passata dal 6,1% del 2007 al 12,2% del 2013, livello più alto dal Dopoguerra.
Il debito pubblico ha toccato il 132,6% del Pil ed è previsto un suo aumento, per il 2014, fino al 134,9%. Per contrastare questi dati negativi, il Def prevede un rilancio di consumi ed investimenti, il miglioramento della competitività del sistema produttivo mediante l’abbattimento drastico delle imposte e l’aumento della produttività. Anche il tasso di disoccupazione aumenterà, nel 2014, fino al 12,8%.
Il pareggio di bilancio viene rinviato al 2016 per consentire di utilizzare risorse per investimenti, tagliando contemporaneamente la spesa corrente.
Dalla relazione non si evince la scommessa tra Matteo Renzi e Bruno Vespa, relativa al pagamento di 68 mld € di debiti entro il 21 settembre di quest’anno, giorno di San Matteo. L’impegno fu preso dal presidente del Consiglio nella trasmissione Porta a Porta del 12 marzo. Staremo a vedere chi vincerà, se Renzi o Vespa. Se perde quest’ultimo, e noi ce lo auguriamo, Vespa dovrà percorrere a piedi da Firenze a Monte Senario.

Il Def prevede il taglio di 10 mld € sull’Irpef dei redditi medio-bassi, già inseriti nel provvedimento approvato, l’incremento di investimenti pubblici attraverso l’allentamento del Patto di stabilità, utilizzando tutti i fondi europei.
Poi sono previsti incentivi per migliorare la competitività d’impresa mediante interventi sul credito d’imposta per la ricerca, sul fondo centrale di garanzia, la riduzione del 10% della bolletta elettrica, la riforma dei servizi pubblici locali, tagliando da 8 mila a mille le partecipate comunali.
Sono previsti altresì interventi sui contratti a termine. Il Dl è già stato approvato dalla Camera, mentre un prossimo Ddl si occuperà del contratto unico nazionale, delle assunzioni a tempo indeterminato con facoltà di licenziamento nel triennio.
Per quanto concerne la Pubblica amministrazione, gli interventi sono condensati nella frase di Renzi: “Lotta violenta contro la burocrazia”.

Il Pnr (Programma nazionale di riforme) indica nella tempistica di attuazione un modo per realizzare le riforme senza il freno dei conservatori.
È previsto un risparmio della spesa per 4,5 mld € nel 2014, di 17 nel 2015 e 32 nel 2016. A questo riguardo vogliamo rammentare agli attenti lettori che la spesa pubblica era di 501 mld € quando l’euro entrò in vigore (1 gennaio 2002), mentre nell’anno appena chiuso ha superato gli 800 mld €.
Secondo il Def 2014, il taglio chirurgico della spesa pubblica dovrà intervenire dove ci sono sacche di diseconomie e inefficienze, in modo da liberare risorse e spazi per la politica economica.
Il Pnr illustra le riforme che dovranno essere introdotte nel semestre europeo a guida italiana, più volte riportate anche su queste colonne. In Europa si può avere credibilità solo se vengono rimessi i conti in ordine, se viene tagliata la spesa improduttiva e clientelare, se si attuano piani di investimento produttivo, se si aprono i cantieri per le opere di riassetto idrogeologico del territorio e antisismico degli immobili.
La lotta all’evasione fiscale dovrebbe portare in cassa 15 e non più 13 mld € come nel 2013.

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