I mosaici di Mazara del Vallo sotto calcinacci e detriti - QdS

I mosaici di Mazara del Vallo sotto calcinacci e detriti

Alessandro Accardo Palumbo

I mosaici di Mazara del Vallo sotto calcinacci e detriti

mercoledì 28 Maggio 2014 - 11:00
I mosaici di Mazara del Vallo sotto calcinacci e detriti

Lo stato di abbandono dei pavimenti romani scoperti intorno al 1930 sotto San Nicolò Regale

MAZARA DEL VALLO (TP) – Sono passati altri due anni e i mosaici romani di tarda età imperiale (tra il III e V sec. d.C.) continuano a essere lasciati nell’incuria più totale. Per lo splendido “cervo” che saetta, circondato da decorazioni floreali, e gli altri preziosi pavimenti a mosaici, nulla, o quasi, è stato fatto dal giugno 2012. Risale a quel periodo, infatti, l’ultimo resoconto fatto dal QdS su questo scempio nella gestione di un pregiatissimo tesoro archeologico.
L’animale raffigurato in uno dei pavimenti, ancora una volta, risulta coperto dai calcinacci che si staccano dal soffitto, marcio di ruggine e umidità. Nessun visitatore ha mai potuto ammirarli, poiché il sito è chiuso, da sempre. La scoperta del mosaico avvenne nei primi anni 30 del secolo scorso. Questo gioiello, nonostante il QdS se ne occupi ormai da parecchi anni, non ha mai avuto l’attenzione che merita. Già nel 2009 certificammo, foto alla mano, lo stato d’abbandono, la chiusura al pubblico, le muffe e l’umidità che avevano assalito i pavimenti a mosaico: luogo ricco di storia e culture, stratificatesi nei secoli.
Le condizioni del luogo – che si trova proprio sotto un’altra piccola perla dell’arte arabo normanna, la chiesetta di San Nicolò Regale, di proprietà ecclesiale, anch’essa chiusa – sono anzi peggiorate. L’accesso alla terrazza che sovrasta i mosaici, rispetto a due anni fa è, infatti, chiuso. La precarietà statica di tutto il sito ha fatto comparire una transenna dalla misteriosa origine: non si sa, infatti, chi l’abbia collocata, poiché nessun cartello lo chiarisce.
L’improvvisato tentativo di rendere i mosaici visibili dalle vetrate esterne, almeno la sera, è miseramente naufragato diversi mesi or sono, con il crollo sul sito stesso dell’impianto d’illuminazione. Non è stata una grande idea fissare su un soffitto, degradato e instabile, dei pesanti corpi illuminanti, che com’era logico aspettarsi hanno resistito pochissimo tempo. La sporcizia perenne dei vetri – che separano i pavimenti a mosaico dal mondo esterno – ne rendono la visione, durante il giorno, quasi impossibile. E le foto lo testimoniano.
IL COMUNE NON C’ENTRA
“Il progetto lo abbiamo già fatto – ha spiegato al QdS, Alberto Ditta, dirigente comunale di Lavori pubblici e Urbanistica – ed è stato presentato alla Soprintendenza parecchio tempo fa. Della cosa si era interessata anche la legione dei Carabinieri di Palermo, delegata ala tutela dei Beni culturali, e hanno accertato che c’era un ritardo nella fase istruttoria”.
Da parte del Comune o della Soprintendenza?
“Il Comune – ha aggiunto Ditta – non c’entra. La procedura del progetto investe due servizi dei Beni culturali: la parte archeologica e quella architettonica perché c’era un intervento da realizzare anche sul solaio (dei mosaici nda), demolendo tutta la parte posta anteriormente all’ingresso della chiesetta (di San Nicolò Regale nda) e lasciando a vista e a cielo aperto i mosaici. Cosa che, a livello progettuale, noi abbiamo fatto”.
Altri problemi – di tipo tecnico progettistico, per le acque piovane – hanno creato difficoltà, ma sarebbero state superate per la parte archeologica. “Dalla parte architettonica – ha proseguito Ditta – c’è stata posta, invece, una prescrizione: dare la possibilità ai visitatori di guardare i mosaici, e per fare ciò ha prescritto una passerella sul vuoto, creato dalla demolizione del solaio stesso, cosa che abbiamo fatto. Questa nuova soluzione architettonica, per ora, è all’esame della Soprintendenza”.
Sono passati due anni dall’ultima volta che ci siamo sentiti, ha idea da quanto tempo la cosa è passata alla Soprintendenza?
“Guardi, su due piedi non ricordo, dovrebbe essere una storia dell’anno scorso”.
Una data ipotetica di inizio lavori?
“Non glielo saprei dire, bisognerebbe, adesso, andare a fare un bando, e poi la gara”.
Conferma che il progetto è già finanziato ed è tutto a carico del Comune?
“Si, completamente”.

Attesa per il “lieto fine” ma si spera manchi poco
MAZARA DEL VALLO (TP) – Altri chiarimenti relativi all’odissea del “cervo romano” e degli altri pavimenti a mosaico sono emersi nel corso della lunga intervista con il dirigente del Comune, Alberto Ditta.
“L’impegno di spesa – ha spiegato il responsabile del settore Lavori pubblici – risale all’approvazione del progetto e, se non ricordo male, dovremmo essere al di sotto dei 100 mila euro. In tal modo abbiamo risposto in modo più celere anche alla denuncia fatta ai Carabinieri a tutela dei Beni culturali, altrimenti avremmo dovuto inserirlo nel Piano triennale delle opere pubbliche”.
TUTELA E VALORIZZAZIONE: I TEMPI LUNGHI DELLA SOPRINTENDENZA
La Soprintendenza di Trapani – in virtù delle leggi regionali (n. 80 del 1 agosto 1977 e n. 116 del 7 novembre 1980) – attraverso il servizio per i Beni archeologici si occupa della tutela, della valorizzazione e della fruizione del patrimonio archeologico della provincia, (legge 1089/1939; leggi regionali 80/77 e 116/80). L’ente di vigilanza ha il dovere – perché così stabilito dalle leggi sopra citate – di esercitare nell’ambito della propria provincia, “la valorizzazione dei beni culturali la promozione della ricerca, la tutela e la vigilanza sui beni culturali e ambientali”.
Per quanto riguarda i mosaici, accantonato il relativo finanziamento comunale e ideato il progetto, lo stesso è stato presentato alla Soprintendenza che, in parte, lo avrebbe anche approvato. Dovrebbe insomma mancare poco alla definitiva conclusione di questa “tela di penelope”.

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