Boschi siciliani in crescita ma non c’è la messa a reddito - QdS

Boschi siciliani in crescita ma non c’è la messa a reddito

Rosario Battiato

Boschi siciliani in crescita ma non c’è la messa a reddito

venerdì 30 Maggio 2014 - 04:00
Boschi siciliani in crescita ma non c’è la messa a reddito

Nel terzo inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio le ultime stime della superficie. Aumento di 440 km2, non esiste ancora il Piano regionale di sfruttamento sostenibile

PALERMO – C’è sempre più verde intorno a noi. I dati del terzo Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (Infc), diffuso nei giorni scorsi, registrano una crescita per tutta l’Italia che è ormai vicina a raggiungere quota 11 milioni di ettari di superficie forestale (110mila km2), avendo ottenuto un’espansione di 600mila ettari (6mila km2) dall’ultimo censimento del 2005 ad oggi. Bene anche la Sicilia che però manca di politiche adeguate che mettano a reddito il patrimonio boschivo.
I boschi conquistano il Paese. La loro avanzata prosegue lenta e incessante permettendo all’Italia di presentarsi in regola con gli appuntamenti che riguardano i vari accordi internazionali in materia di riduzione delle emissioni. “I dati sono già stati utilizzati dal ministero dell’Ambiente – si legge in una nota del Corpo forestale dello Stato – per la rendicontazione finale degli impegni previsti dal Protocollo di Kyoto nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCC)”. Il decennio preso in considerazione, 2005-2015, ha confermato il progressivo aumento della superficie forestale, “nonostante la colonizzazione del territorio da parte di formazioni forestali proceda a un ritmo più lento rispetto a quanto osservato per il ventennio precedente”. La crescita annua è stimata in uno 0,6% e le regioni in cui si è osservato il maggiore incremento di superficie boscata sono quelle dell’Italia centrale e meridionale.
Le foreste sono essenziali nella mitigazione dei cambiamenti climatici per la loro capacità di assorbire CO2 e di immobilizzare grandi quantità di carbonio, e rappresentano un elemento chiave nell’adempimento agli obblighi imposti dalle politiche climatiche internazionali. Secondo un calcolo realizzato dal Corpo forestale dello Stato (Cfs) e dal Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (Cra-Mpf) i boschi italiani trattengono in totale 1,24 miliardi di tonnellate di carbonio organico.
La superficie forestale siciliana è passata 337mila a 381mila ettari (stima sul 2015), senza includere nel calcolo gli impianti di arboricultura. Si tratta di circa 3810 km2, risultato raggiunto grazie a una crescita di 440 km2 nell’ultimo decennio.
Complessivamente si tratta di circa il 15% della superficie regionale, dato che cresce fino al 20% secondo la stima effettuata dal dipartimento foreste demaniali della Regione che aveva innalzato l’asticella del verde isolano fino a circa 510mila km2. Numeri di spessore, nonostante la Sicilia sia ancora la quartultima regione nazionale per superficie boschiva e ancora più in basso se rapportiamo superficie boschiva e superficie totale.
E qui chiaramente arriviamo al punto cruciale. L’Europa ha chiesto la messa a reddito dei boschi e la Sicilia che detiene una quota sproporzionata di operai forestali – circa 25mila precari, anche se non impiegati per tutto l’anno, ai quali soltanto la recente manovrina regionale ha permesso il pagamento degli stipendi – potrebbe impiegarli anche in questa direzione. Consideriamo qualche dato di riferimento: secondo dati Istat i prelievi nel 2011 (bosco e fuoribosco) sono stati pari a circa 35 mila metri cubi (13 mila per uso energetico e 15 mila da lavoro), che sarebbero pari a un valore di 0,06 (mc/ettaro/annui). Risultati inferiori alla già bassa media nazionale di prelievo. In compenso l’Isola continua a importare legname industriale e per fini energetici, perdendo la possibilità di fare milioni di euro di fatturato. L’ex assessore Lo Bello, e anche alcuni deputati regionali, avevano promesso un’azione decisa in tal senso, ma ad oggi non c’è stato niente di concreto.

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