Sempre gas e petrolio nel futuro dell’Isola - QdS

Sempre gas e petrolio nel futuro dell’Isola

Rosario Battiato

Sempre gas e petrolio nel futuro dell’Isola

venerdì 06 Giugno 2014 - 12:30
Sempre gas e petrolio nel futuro dell’Isola

Accordo Regione-Assomineraria prevede investimenti per 2,4 miliardi in 4 anni, con una occupazione stimata in 7mila unità. Il governo Crocetta vuole fare cassa, in cambio autorizzazioni veloci nel rispetto dell’ambiente

PALERMO – Un protocollo di intesa che è un patto di ferro tra la Regione siciliana e Assomineraria, la confindustria dei petrolieri. In ballo ci sono le nuove trivellazioni regionali, “nel rispetto dell’ambiente” aggiunge una nota della Regione, occupazione e royalties. Rosario Crocetta e Linda Vancheri, che hanno rappresentato il governo all’incontro con i giganti degli idrocarburi, hanno parlato di “rilancio economico della Sicilia” per la firma di un accordo che è figlio di lunghe ed estenuanti trattative. Non tutti, però, ne sono così convinti.
I numeri sono talmente ingombranti che sembrerebbero adombrare anche le eventuali ripercussioni denunciate dagli ambientalisti. In ballo ci sono investimenti per 2 miliardi e 400 milioni di euro in quattro anni, per una occupazione stimata di circa 7mila unità. L’accordo è stato sottoscritto tra Regione siciliana e l’Assomineraria rappresentata da Pietro Cavanna, presidente Settore Idrocarburi, dall’amministratore delegato EniMed SpA, Renato Maroli, da Giovanni Antonio Di Nardo, presidente di Edison Idrocarburi Sicilia Srl, e da Antonio Pica, amministratore delegato di Irminio Srl.?
In questi mesi di trattative si è discusso soprattutto degli aspetti connessi allo sviluppo dell’occupazione, alla tutela del paesaggio e dell’ambiente. Regione e aziende hanno elaborato un complesso piano di pesi e contrappesi, una specie di “do ut des”, che prevede snellimento burocratico per le attività estrattive, normativa stabile anche in fatto di royalties e "appoggio" regionale per la ricerca e lo sviluppo di alcuni pozzi. L’accordo, infatti, prevede l’istituzione di un comitato paritetico finalizzato all’accelerazione degli investimenti e al monitoraggio delle prescrizioni ambientali e di sicurezza. Le imprese si impegnano a vestirsi di verde impegnandosi in attività che contengano progetti ecosostenibili.
“Con questo accordo – ha dichiarato il presidente Crocetta – contribuiamo al rilancio economico della Sicilia, al miglioramento della situazione finanziaria per effetto dell’incremento delle entrate relative alle royalties, alla fiscalità e diamo una risposta di tipo innovativo che rilancia fortemente l’occupazione con un progetto di investimenti ecosostenibili”.
Dagli ambienti del lavoro la firma è stata salutata come benefica – la Uil ha dato piena disponibilità a visionare l’accordo per prevenire l’insorgenza di impedimenti – ma non tutti hanno festeggiato. Cisl e Femca Sicilia hanno denunciato un accordo che non fa “cambiare verso sull’utilizzo del petrolio e del gas in Sicilia”.
Per Franco Parisi ed Emanuele Gallo, rispettivamente segretario regionale Femca e segretario generale Ust Cisl (Agrigento-Caltanissetta-Enna) si tratta dell’ennesimo annuncio da parte del presidente della Regione. Nel mirino le royalties che farebbero scappare le imprese e l’assenza di un piano industriale e quindi “una strategia per la Sicilia e il territorio”.
La mappatura dei nuovi insediamenti prevede il potenziamento delle azioni nel Canale di Sicilia, il famigerato Vega B al largo della costa ragusana e collegato alla piattaforma Vega A attiva dal 1987, progetti di sviluppo nell’area del fiume Irminio, e altre attività di ricerca nel ragusano. Complessivamente parliamo di perforazione e completamento di quattro pozzi, ripresa di due esistenti, perforazione di 14 pozzi di sviluppo, due nuove piattaforma, esplorazione di 5 pozzi. Saranno questi numeri, più che quelli sull’investimento e l’occupazione, a fare imbizzarrire gli ambientalisti.
La Regione aveva dato la disponibilità a discutere delle nuove esplorazioni in un tavolo tecnico previsto addirittura per maggio del 2013. Non se ne fece nulla e dopo qualche mese giunse la comunicazione di un nuovo incontro fissato per il 16 gennaio scorso. Anche in quel caso un buco nell’acqua, ma Greenpeace e Wwf, nei mesi scorsi, hanno lanciato su Change.org una petizione che chiedeva al presidente della Regione di proteggere il mare di Sicilia e di avviare un tavolo con le associazioni ambientaliste. In poche settimane c’erano già ventimila firmatari. Oggi, invece, c’è un accordo da 2,4 miliardi per 7mila occupati. Basterà?

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