Fuori da Confindustria anche chi corrompe - QdS

Fuori da Confindustria anche chi corrompe

Dario Raffaele

Fuori da Confindustria anche chi corrompe

venerdì 20 Giugno 2014 - 15:00
Fuori da Confindustria anche chi corrompe

Dopo gli scandali legati al Mose e a Expo 2015, l’associazione degli industriali è intervenuta con una decisa presa di posizione. Già in passato era stata decisa l’espulsione di chi non denunciava il racket, adesso nuovo giro di vite

PALERMO – Il tema della corruzione è più che mai al centro del dibattito nei partiti e tra le forze della società civile dopo i recenti scandali del Mose e di Expo 2015. Contro questa “piaga” che sta caratterizzando sempre più il nostro Paese, si è espresso nei giorni scorsi, dal palco di Assolombarda a Milano, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: “Non ci interessa sapere se gli imprenditori che corrompono lo fanno perché obbligati o per vero e proprio spirito doloso: essi non possono stare tra noi, questo deve essere chiaro”.
Secondo il numero uno di Confindustria, per combattere la corruzione bisogna “ridurre seriamente i costi di funzionamento della burocrazia”, perché è proprio la burocrazia che “fa prosperare la corruzione, l’evasione e il malaffare”. Dal palco dell’assemblea degli imprenditori lombardi è arrivata anche la proposta del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Del Rio, che ha lanciato l’idea di “un’alleanza per la legalità” tra governo e imprese, “senza moltiplicare regole e leggi”, un accordo basato “su legalità e prevenzione”, per rovesciare “questo bollettino di guerra che attraversa il paese”.
Anche il presidente di Confindustria Sicilia, nonché delegato nazionale di Confindustria per la legalità, si è schierato contro la corruzione e a favore della trasparenza e della legalità.
“Quando abbiamo deciso di espellere gli imprenditori che non denunciavano il racket – queste le sue parole – abbiamo rotto un meccanismo radicato. E l’effetto è stato rivoluzionario: per la prima volta la sanzione sociale si è rivelata più forte della paura della mafia. Oggi, l’idea di Confindustria è quella di escludere dai propri associati anche chi corrompe. In questa maniera diamo un messaggio chiaro, ovvero che la corruzione non è un reato minore. Gli imprenditori che lottano ogni giorno per lavorare in un mercato libero, hanno il dovere di denunciare i corrotti e segnare una netta linea di demarcazione tra loro e chi sceglie la strada delle scorciatoie, danneggiando tutti. È necessario, al contempo, però, creare un sistema di regole semplice e chiaro affinché si inverta quel meccanismo perverso per cui tutti controllano tutto perché nulla si faccia. Un sistema pericolosissimo all’interno del quale si insinua il malaffare e che rischia di fare scappare imprese esistenti e potenziali investitori”.
Confindustria Sicilia già nel mese di gennaio si era distinta per la firma del Protocollo di legalità con il Ministero dell’Interno, con il quale l’associazione degli imprenditori diventa interlocutrice diretta della Prefettura per il rilascio della certificazione antimafia. Lo sgravio di oneri per i singoli imprenditori è evidente: ogni Confindustria locale raccoglie le istanze di documentazione – non senza aver disposto gli opportuni filtri – per poi farsi carico di ottenere dagli uffici territoriali del Viminale la risposta nei tempi più rapidi. Il ministero dell’Interno, dal canto suo, si fa garante attraverso i suoi uffici territoriali di smaltire l’arretrato e snellire i tempi di chiusura delle pratiche.
La certificazione antimafia in tempi rapidi, dunque, è destinata a coloro che, oltre ad avere i requisiti essenziali di legge, sono iscritti – o si iscriveranno – alle strutture di Confindustria sul territorio aderenti al Protocollo di legalità. «Il meccanismo sperimentale introdotto con questo atto aggiuntivo è espressione ancora una volta del senso di responsabilità e dell’impegno attivo di Confindustria a difesa della legalità e della prevenzione delle infiltrazioni criminali nell’economia, in piena sinergia con il ministero dell’Interno e con le Prefetture» sottolineava Antonello Montante. «L’obiettivo è creare una rete sempre più forte di presìdi attorno alle imprese che vogliono confrontarsi sul mercato esclusivamente nel nome dei valori della legalità, della trasparenza e della concorrenza leale”.

L’approfondimento. In prima linea per incrementare i livelli di legalità

Il 5 giugno scorso, Antonello Montante, in qualità di il delegato nazionale di Confindustria per la legalità, e il vice presidente per l’Education, Ivanhoe Lo Bello, sono stati ascoltati dalla Commissione parlamentare antimafia. Nell’occasione i due esponenti dell’associazione degli industriali hanno presentato un documento preliminare che racconta l’evoluzione nella lotta alle mafie promossa da Confindustria .

Confindustria è consapevole che per reagire adeguatamente a questo costante perfezionamento del modus operandi e delle strategie di sviluppo delle organizzazioni criminali occorre da un lato utilizzare moderne tecniche investigative e di intelligence e adeguati strumenti normativi di prevenzione e repressione, e dall’altro contribuire alla definizione di questa azione di contrasto ai fenomeni illeciti, assumendo in prima linea un ruolo attivo.
In questa direzione, Confindustria promuove e sostiene da anni diverse iniziative finalizzate a incrementare i livelli di legalità e di sicurezza delle attività economiche e a rafforzare la capacità competitiva delle imprese, interrompendo quel circolo vizioso di attività illecite che rischia di annientare le imprese virtuose. Tra le iniziative più recenti di Confindustria, in questa sede è importante richiamare quelle sostenute con lo specifico obiettivo di creare una rete di assistenza e sostegno concreto alle imprese in difficoltà.

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