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Messina – Nessuna bonifica dei terreni e così franò la debole collina

Francesco Torre

Messina – Nessuna bonifica dei terreni e così franò la debole collina

martedì 06 Ottobre 2009 - 00:00

Si continua a scavare alla ricerca dei dispersi sotto il fango e ci si interroga sulle responsabilità. Gli incendi hanno distrutto i boschi, il cemento ha invaso il fiume: ecco il disastro

MESSINA – Tess è un rottweiler. Gira in tondo senza sosta osservato da una decina di persone. “La palla, Tess, cerca la palla”, gli ripete con enfasi Salvatore, un vigile del fuoco brizzolato e non troppo in esercizio. E Tess continua a cercare, avvicinandosi alle persiane, entrando nelle cantine, scavando nel fango. Pare abbia già ritrovato tre cadaveri. Due di essi erano di bambini.
Le macchine escavatrici sono in moto da giorni, a Giampilieri Superiore. Ormai l’acqua si è quasi completamente asciugata, e la terra si è indurita, si è compattata con le pietre e con i rami fino a diventare come il cemento. I volontari che salgono con la pala in mano rimangono delusi: non possono essere d’aiuto se non con piccoli gesti, e comunque spalando e lavorando sempre con gli occhi pesanti dei residenti addosso perché “troppi furasteri ci su”, e gli sciacalli si sono messi in azione sin da subito, sin dalla prima notte, sin da quando è iniziata l’evacuazione, dopo la pioggia che è caduta incessante nella serata del 1° ottobre 2009.
Giampilieri Superiore, Molino, Altolia, Briga, Scaletta Zanclea. Questi i luoghi maggiormente colpiti dall’alluvione. Aldilà delle facile polemiche, non è per nulla facile individuare le cause di una tragedia di queste dimensioni. Il dissesto idrogeologico dell’area in questione è complesso e presenta diverse sfaccettature.
Per poter comprendere qualcosa di ciò che è successo, l’unica possibilità è vedere le aree colpite da vicino. Entrare, per esempio, nel paese di Giampilieri, nelle due parallele che si inerpicano in cima, e da lì soffermarsi a guardare la montagna, o almeno ciò che resta di essa. Gli incendi degli ultimi anni (dolosi?) e il mancato rimboschimento l’avevano resa debole e soggetta a frane. Una minaccia incombente su tutto l’abitato, peraltro costruito a lato di un torrente mai bonificato, il cui alveo da tempo era ricoperto di scorie e rifiuti di ogni tipo. 250 millimetri d’acqua, tanta dicono sia scesa quella notte in appena 3 ore di pioggia. Acqua che ha mosso la terra, che ha trovato erba e rami, pietre, che si è trasformata in fango ed è scesa su tanti versanti della montagna, sventrando piccoli e quanto mai inutili muretti di contenimento, facendosi largo per i viottoli del paesino, trascinandosi tutto e tutti, devastando automobili, recinzioni, guard rail, giungendo infine al torrente. E nel torrente si è aggiunta ad altra acqua, altra terra, altre pietre, altri rifiuti, altri resti anche umani, e con una violenza inaudita è scesa fino a valle, fino a ricoprire di fango la strada statale, i cortili delle villette, le vie d’accesso al mare da Runci in avanti.
Se solo il torrente fosse stato bonificato la valanga sarebbe stata ricondotta al mare senza ricoprire di fango tutta la riviera, senza entrare nei depositi, nei negozi, nelle botteghe, senza azzerare l’intera economia di quella zona.
I palazzi di recente costruzione distrutti a Scaletta Zanclea, spaccati a metà, polverizzati dai massi che scendevano dall’alto, così come i cantieri sulla SS 114, resi possibili solo negando la necessità di un dovuto equilibrio tra le forze della natura e l’uomo, ci portano poi a considerare un’altra ragione del disastro: la cementificazione selvaggia, il sacco edilizio, l’abusivismo senza freni. Il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, intervistato la sera del 2 ottobre durante un approfondimento a caldo di Rai1 senza contraddittorio, ha negato qualsiasi responsabilità del Comune in questo senso.
Ma come giustificare il fatto che al Dipartimento Urbanistica di Palazzo Zanca ci siano ancora richieste pendenti di condono edilizio risalenti addirittura al 1985? 24 vittime e altre in arrivo, una disfatta sul piano umano, sul piano civile, sul piano mediatico, dell’immagine. Chi pagherà per questo? La Procura di Messina ha già avviato due indagini, ma le passate incursioni della magistratura nei precedenti disastri hanno dimostrato che sotto l’ombrello dell’“evento catastrofico e imprevedibile” gli amministratori, i funzionari, i dirigenti di qualunque ordine e grado possono dormire sonni tranquilli. Al contrario degli sfollati. Chi penserà a loro quando la morte di decine di italiani sotto il fango non farà più notizia? Un’ultima nota: quando abbiamo cominciato a scrivere il pezzo, sul sito del Corriere Messina era la prima notizia. Nel giro di una mattinata, è già la terza. Anche le solite esternazioni di Bossi vengono prima.

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