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Palermo – Chiusura dell’anello ferroviario, via ai cantieri in 40 giorni circa

Gaspare Ingargiola

Palermo – Chiusura dell’anello ferroviario, via ai cantieri in 40 giorni circa

venerdì 25 Luglio 2014 - 14:00
Palermo – Chiusura dell’anello ferroviario, via ai cantieri in 40 giorni circa

Si punta a creare un sistema di trasporto integrato che comprenda anche tram, autobus e passante. Il Comune ha consegnato ufficialmente i lavori alla ditta vincitrice dell’appalto

PALERMO – I lavori di chiusura dell’anello ferroviario sono stati ufficialmente consegnati alla ditta vincitrice dell’appalto, la Tecnis di Catania. L’apertura dei cantieri è fissata fra quaranta o quarantacinque giorni al massimo, quindi per la prima decade di settembre, in tre macroaree, al porto, all’angolo tra viale Lazio e via Sicilia, in via Emerico Amari. Si avvia in questo modo a conclusione un lunghissimo iter burocratico iniziato una quindicina d’anni fa, rallentato negli anni da varianti progettuali e dal ritrovamento nella zona del porto di materiali inquinanti (scaricati da alcune fonderie addirittura all’epoca del secondo Dopoguerra) e definitivamente sbloccato dall’ex assessore alla Mobilità, Tullio Giuffrè, che in occasione del rimpasto ha ceduto la delega a Giusto Catania.
Il committente dell’opera è il Comune, mentre le Ferrovie dello Stato, tramite la controllata Rfi, sono il soggetto attuatore e futuro gestore. Per evitare che la gestione delle linee sia difforme rispetto agli altri sistemi di trasporto pubblico, l’assessore Catania ha auspicato di “arrivare, tramite un apposito protocollo d’intesa con FS, al biglietto unico integrato fra tram, autobus, anello e passante”.
“Non intendiamo abbandonare il trasporto gommato – ha commentato invece l’assessore ai Lavori pubblici, nonché vice sindaco, Emilio Arcuri – anzi, ritengo che vada potenziato e rilanciato nell’ambito di un sistema integrato e intermodale dei trasporti. Capisco che ora i palermitani subiranno tanti disagi per gli scavi ma ne vale la pena”.
I lavori dureranno tre anni e riguarderanno la realizzazione del primo tratto di chiusura dell’anello, lungo 1,6 km, dalla Stazione Giachery a piazza Castelnuovo, per una spesa di 152 milioni di euro frutto dei fondi Po Fesr della programmazione comunitaria 2007/2013 e del contributo di Comune, Regione e FS. Le nuove fermate previste sono tre: Libertà-Lazio, Porto e Politeama (nei pressi del Palchetto della musica), che si aggiungeranno a quelle già esistenti da Orleans a Notarbartolo, Francia e Strasburgo per poi tornare indietro verso Imperatore Federico, Fiera e Giachery.
Non ci sono ancora, invece, i fondi per il secondo tratto da realizzare dalla nuova fermata Politeama alla Stazione Notarbartolo, che rappresenterà l’effettiva chiusura dell’anello con la nuova fermata Malaspina.
Questo, nel dettaglio, l’andamento dei lavori: nei primi nove mesi si procederà allo spostamento dei sottoservizi in via Emerico Amari, nell’area di gestione dell’Autorità portuale e all’altezza dell’incrocio tra via Sicilia e viale Lazio. Per tutti i nove mesi via Amari sarà chiusa per metà ma sarà sempre garantito almeno un senso di marcia veicolare: nella prima fase sarà chiusa la corsia a scendere verso il porto, poi toccherà all’altra metà della strada. Dopo i nove mesi, in via Amari la chiusura al traffico si svilupperà per isolati alternati e la viabilità sarà garantita dalle strade parallele e perpendicolari. In una nota Rfi ha spiegato che “la tecnica di scavo delle gallerie artificiali sarà quella del cut and cover: prima verranno realizzati i diaframmi laterali e sarà gettato il solettone di copertura, poi sarà ripristinata la viabilità stradale. Nelle fasi successive dei lavori gli scavi proseguiranno senza interrompere il traffico veicolare”.
“Via Amari – ha precisato Catania – non sarà mai chiusa per intero ma soltanto per una metà nei primi nove mesi e poi per alcuni isolati nella seconda fase dei lavori. Qualche sofferenza in più si registrerà in viale Lazio, perché lì la strada sarà chiusa e quindi cercheremo di concentrare i lavori in estate con meno danno alla circolazione”.
Per il momento non è prevista una campagna di comunicazione come per il tram, ma un tavolo permanente tra Comune, Rfi e Tecnis “cercherà di volta in volta di trovare le soluzioni migliori per alleviare i disagi della popolazione, che ci saranno e sono innegabili ma che servono a rendere Palermo una città diversa”.
“Durante lo spostamento dei sottoservizi – ha sottolineato Concetto Bosco della Tecnis – saranno impiegati circa venti operai, poi diventeranno anche cento”.

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