Acciaierie di Sicilia in crisi cronica per la mancanza di materia prima - QdS

Acciaierie di Sicilia in crisi cronica per la mancanza di materia prima

Michele Giuliano

Acciaierie di Sicilia in crisi cronica per la mancanza di materia prima

giovedì 11 Settembre 2014 - 04:20
Acciaierie di Sicilia in crisi cronica per la mancanza di materia prima

Da due mesi in Sicilia giungono solo 700 delle 1.800 tonnellate necessarie per la produzione. Da settembre riduzione dell’orario del personale del 40%, a rischio l’azienda

PALERMO – C’è la crisi di mezzo, e questo è assodato in Sicilia, quando si parla di licenziamenti. Forse è anche diventato un alibi in alcuni casi, fatto sta che è così al momento. Il paradosso però è che in quest’Isola ci si complica la vita anche quando il lavoro in realtà c’è; così è ad esempio per un comparto produttivo dell’industria assolutamente vitale per il tessuto produttivo locale: stiamo parlando delle acciaierie che rischiano seriamente di chiudere i battenti. Perché? Da due mesi si registra il costante dimezzamento nell’approvvigionamento del rottame siciliano, sceso da 1.800 a 700 tonnellate al giorno. E’ la Cisl ad avere certificato questo dato preoccupante: la diminuzione di produzione ha portato alla riduzione del 40 per cento dell’orario di lavoro che mette a rischio la tenuta dei costi e dell’azienda stessa se non si interviene su energia e rottame.
Proprio così: non c’è materia prima da lavorare ed allora si va in crisi. In questi giorni i lavoratori, supportati dai sindacati di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil sono scesi in piazza. Il corteo, con tanto di striscioni e tamburi, si è spostato da piazza Università alla Prefettura di Catania, per poi presidiare piazza Duomo, accanto al Liotru, chiedendo l’intervento dell’amministrazione comunale. Ad essere infatti richiesto è un vero e proprio intervento istituzionale, ben sapendo che i Comuni in questa faccenda non hanno voce in capitolo. L’intervento dei Comuni della Sicilia orientale viene richiesta a tutela proprio delle Acciaierie di Sicilia, riunite sotto la sigla AdS. In particolare la Fim Cisl ha chiamato in causa le prefetture di Catania e Siracusa.
“Le Acciaierie di Sicilia – dicono Rosaria Rotolo, segretaria generale della Cisl di Catania, e Piero Nicastro, segretario generale della Fim Cisl etnea – sono una realtà produttiva e lavorativa in cui da tempo c’è una forte e responsabile collaborazione tra azienda e sindacato, che contraddistingue l’azione sindacale della Cisl nel territorio, da cui deriva una produzione di beni in gran parte esportati all’estero a vanto della siderurgia siciliana”.
Ad essere intervenuta anche Confindustria che ha garantito pieno supporto all’impresa. L’organico è composto da quasi 300 lavoratori, di questi già 45 sono in cassa integrazione e il numero potrebbe aumentare. Infatti dall’1 settembre scorso il monte orario è stato tagliato del 40 per cento.
“AdS – aggiungono Rotolo e Nicastro – sono un’eccellenza produttiva da salvaguardare specialmente in un territorio dissanguato dalla perdita costante di posti di lavoro. Abbiamo sempre ribadito che le aziende a Catania, come in Sicilia, ci sono e ce ne potrebbero essere altre se si investe nel settore dei servizi, nelle infrastrutture e, come abbiamo sempre chiesto, nel costo dell’energia diventato fattore fin troppo limitante delle attività produttive e industriali locali. Dopo la denuncia dell’azienda sulla gestione del rottame – concludono – si fa ancora più importante l’intervento delle istituzioni locali, regionali e nazionali perché da un lato vengano rispettate da tutti le regole operanti nel settore, dall’altro si tutelino le realtà produttive esistenti”.

L’export per contrastare la crisi interna
I programmi erano di fronteggiare il calo di mercato locale, dovuto al blocco dell’edilizia e dei lavori per le infrastrutture regionali, esportando verso i Paesi del Nord-Africa e produrre 290.000 tonnellate contenendo gli esuberi con accordo sindacale in cui è previsto la riduzione dell’orario settimanale di lavoro del 10 per cento, attraverso ammortizzatori sociali e turnistica nelle ore di minor impatto sul costo dell’energia. Oggi l’azienda non può rispettare l’accordo per mancanza della materia prima, il rottame. L’unica acciaieria siciliana rischia così di chiudere i battenti prima della fine dell’anno, mettendo in serio pericolo occupazionale non solo i 200 lavoratori di AdS ma anche altrettanti nell’indotto.
“Chiediamo che venga fatta al più presto una riunione con gli assessorati regionali competenti – sostengono Cgil, Cisl e Uil – affinchè si capisca quale sia la regolamentazione dei rottami nell’isola, e poi non si comprende come mai la Sicilia, area produttrice di energia elettrica, ha un costo superiore del 30 per cento rispetto alle altre Regioni d’Italia. Questo non è più ammissibile in un contesto siciliano dove il lavoro manca e a breve potrebbe anche sparire l’acciaieria se la situazione si mantiene in questo modo”.

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