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Catania – Immobili sfitti che il Comune deve sfruttare

Melania Tanteri

Catania – Immobili sfitti che il Comune deve sfruttare

mercoledì 15 Ottobre 2014 - 13:50
Catania – Immobili sfitti che il Comune deve sfruttare

Circa 340 siti tra case, ex scuole e palazzi. La proposta del consigliere Parisi (Grande Catania). Sottrarre le strutture pubbliche ai vandali e dare risposte al bisogno abitativo

CATANIA – Decine di immobili sfitti e abbandonati, mentre crescono gli indigenti e le persone senza una dimora. A fronte di dati sulla povertà relativa sempre in aumento, si moltiplicano le proposte rivolte all’amministrazione comunale per cercare una soluzione a un problema sempre più evidente. Basta fare un giro per la via Dusmet e gli Archi della Marina, per la Stazione centrale, corso Sicilia e zone limitrofe, infatti, per notare una città affamata, sola, disperata.
Da qui la proposta del consigliere comunale di Grande Catania, Vincenzo Parisi, di utilizzare gli immobili sfitti, vuoti e vandalizzati per, da un lato, dare risposte al bisogno abitativo e, dall’altro, sottrarre le strutture pubbliche alla distruzione.
“Possiamo chiamarle come vogliamo: zone franche, terra di nessuno, aree degradate – spiega Parisi – ma l’unica certezza e che rappresentano la nuova frontiera per ladri e vandali. In tutta Catania ci sono almeno una trentina di siti tra case, ex scuole, palazzi, capannoni e fabbriche in disuso e che sono stati trasformati in covi per la criminalità cosiddetta “spicciola” – aggiunge il consigliere. Immobili letteralmente devastati dalle continue visite dei delinquenti che si concentrano soprattutto sul materiale ferroso e su quello elettrico”.
Parisi propone dunque di utilizzare questo patrimonio per realizzare alloggi ed essere utilizzati dalla collettività. “L’amministrazione certamente non trascura i suoi beni – prosegue – ma occorrono politiche e iniziative adeguate per riportare a nuova vita impianti che potrebbero essere recuperati con fondi pubblici, privati o provenienti dalla comunità europea e trasformati in “cittadelle della speranza”.
Centri di accoglienza per senza tetto o extracomunitari, innanzitutto, anche per liberare il Pala Spedini, dove attualmente trovano ricovero i migranti che sbarcano a Catania.
“Uno dei più grandi impianti è sicuramente l’ex plesso della “Vitaliano Brancati” dello stradale San Teodoro – sottolinea Parisi: un edificio completamente smontato dai ladri e che, ancora oggi, è in mano ai criminali”. Parisi chiede all’amministrazione un progetto che miri a riqualificare l’area e consegnarla successivamente alle onlus cittadine. “Un primo passo per assicurare controlli e vigilanza a luoghi finiti nel mirino della delinquenza – evidenzia – e, allo stesso tempo, dare una speranza ad una umanità caduta in disgrazia che ha il diritto di condurre una vita più dignitosa di quella attuale. Non solo, una volta che il sito di Librino sarà diventato abitabile e funzionante, si potrebbero trasformare i tanti terreni abbandonati circostanti in orti sociali coltivati dagli stessi ospiti del centro – conclude – ma il recupero di un immobile in un quartiere a rischio come Librino, rappresenterebbe un’opportunità concreta, che va oltre la semplice accoglienza”.

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