Nell’Isola ogni sogno infranto: record imbattuto di "fughe" - QdS

Nell’Isola ogni sogno infranto: record imbattuto di “fughe”

Serena Giovanna Grasso

Nell’Isola ogni sogno infranto: record imbattuto di “fughe”

venerdì 17 Ottobre 2014 - 15:40
Nell’Isola ogni sogno infranto: record imbattuto di “fughe”

La causa scatenante è la crisi: infatti, il 36,2% dei migranti ha un’età compresa tra 18 e 34 anni. 698.764 i siciliani residenti all’estero, di cui 7.818 dal 2013. Meta preferita Germania

PALERMO – Quest’anno tutto il mondo celebra il centenario della Giornata del migrante e del rifugiato. Milioni e milioni di uomini nel corso di questi cento anni hanno abbandonato la propria terra, quella che li ha amati e cresciuti ma anche traditi costringendoli ad andare via per sempre, sperando di trovare fortuna e felicità altrove. Guerre, carestie, disastri ambientali, dittature, crisi, recessioni economiche e chi più ne ha più ne metta, queste le principali ragioni che hanno spinto alla fuga.
E se parlando di immigrazione ci ricolleghiamo con il pensiero alle lunghe traversate per mare compiute a bordo di carrette fatiscenti, ci azzecchiamo solo in parte. Il fenomeno parla tutte le lingue ed interessa tutte le nazionalità, compresa quella italiana.
Lo scorso 7 ottobre la Fondazione Migrantes ha pubblicato il consueto rapporto annuale “Italiani nel mondo”, all’interno del quale illustra le condizioni vissute dai nostri connazionali. Al primo gennaio 2014 i cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) sono 4.482.115, ben 141 mila in più rispetto al 2013 (+3,1%). Il 52,1% degli italiani iscritti all’Aire è di origine meridionale(più di 1,5 milioni dal Sud e 800 mila dalle Isole), il 32,6% è partito dalle regioni del Nord, mentre il 15,3% dal Centro. La prima regione di provenienza è la Sicilia con 698.764 iscritti, cioè il 15,6% del valore totale a livello nazionale; seguono Campania (451.927), Lazio (395.765) e Calabria (375.805). Medesimo scenario si ripercuote a livello provinciale: infatti, tra le prime venti province ben quattordici sono meridionali, per la precisione sei sono siciliane, tre campane, due pugliesi e due calabresi.
Mentre a livello nazionale il Paese di destinazione più gettonato è l’Argentina, stessa cosa non potrà sicuramente dirsi per i siciliani che assieme ai trentini, campani, pugliesi e sardi preferiscono dirigersi in Germania.
Solo nel 2013 sono stati 94.126 gli italiani che hanno abbandonato il Paese per cercare fortuna altrove (41.147 donne e 52.979 uomini), di cui 7.818 siciliani anche in questo caso la quota più alta a livello nazionale. Il motivo che sempre più spesso spinge tanto gli italiani quanto i meridionali ad abbandonare la propria terra risiede nell’assenza di possibilità lavorative e nella crisi ormai sempre più incalzante: infatti, la classe di età più rappresentata è quella compresa tra i 18 e i 34 anni (36,2%), a seguire quelle dei 35-49 anni (26,8%). Al di là di qualsiasi aspettativa, folta è anche la schiera dei minori che costituiscono il 18,8% dei migranti, addirittura il 12,1% ha meno di dieci anni.
Crescono anche le emigrazioni temporanee dettate da motivi di studio e formazione. Questo è senz’altro il caso degli studenti universitari che partono in Erasmus. Nonostante la partenza abbastanza tentennante, il programma ha spiccato il volo soprattutto negli ultimi anni: dall’anno accademico 1987-1988 al 1999-2000 sono stati 81.213 gli studenti che hanno aderito al progetto; addirittura nel quinquennio successivo si è quasi raggiunto il medesimo record con quota 75.697.
Infine, concludiamo ricordando i messaggi lanciati dalla Chiesa cattolica nel corso degli anni. Il primo messaggio risale al 1968 ed aveva come tema: “Per la Chiesa non ci sono frontiere. Emigrazione: incontro di fratelli”. Mentre “Chiesa senza frontiere. Madre di tutti.” È il messaggio lanciato dalla comunità episcopale per la prossima Giornata del rifugiato del 2015. Occorrerebbe interiorizzare il messaggio relativo proprio all’abbattimento delle frontiere ed accogliere il “nuovo” senza pregiudizio alcuno.

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