Bonifiche industriali, in Sicilia (solito) quadro allarmante - QdS

Bonifiche industriali, in Sicilia (solito) quadro allarmante

Rosario Battiato

Bonifiche industriali, in Sicilia (solito) quadro allarmante

martedì 21 Ottobre 2014 - 08:00
Bonifiche industriali, in Sicilia (solito) quadro allarmante

Il Partito socialista chiede l’istituzione di una commissione di inchiesta sull’area siracusana. L’aggiornamento del ministero: a Priolo restituito solo il 7% degli ettari contaminati

PRIOLO (SR) – L’ennesima richiesta di approfondimenti sulle mancate bonifiche di Priolo, Augusta e Melilli è giunta domenica scorsa dal partito socialista italiano che ha annunciato la redazione di un documento da inviare a Roma a Riccardo Nencini, viceministro delle Infrastrutture e segretario del partito, e al deputato Oreste Pastorelli, componente della commissione Ambiente alla Camera. L’obiettivo è l’avvio di una commissione di inchiesta in merito alle cause del mancato inizio delle attività di bonifica nelle aree dismesse della zona industriale Un allarme che riporta l’attenzione sui ritardi, ormai decennali, delle bonifiche isolane che non riguardano soltanto l’area aretusea, ma coinvolgono, in proporzioni differenti, tutti i Siti di interesse nazionale dell’Isola.
La manifestazione di domenica scorsa, organizzata dai socialisti siciliani, aveva degli accusati ben precisi: le amministrazioni delle tre città dell’ormai noto “triangolo della morte”. Tre realtà, ha ricordato Christian Bosco, responsabile regionale della commissione Ambiente del Psi, che sono costantemente monitorata dai media “per l’elevato inquinamento ambientale, che ha come diretta conseguenza un aumento dei malati di tumore e per lo stato di corruzione e malaffare presente nell’amministrazione pubblica che è stato messo in rilevanza dalle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Siracusa e che ha visto i massimi vertici delle tre città indagati per reati gravissimi, quali corruzione, voto di scambio, concussione o addirittura infiltrazione mafiosa”.
Tuttavia le responsabilità sono un ventaglio da estendere. Non c’è soltanto l’area siracusana a finire nel mirino dell’inquinamento industriale e della mancata bonifica e non sono soltanto le amministrazioni locali a essere le responsabili del mancato avvio delle procedure, ma le cause vanno rintracciate in un complesso gioco della parti tra Stato, Regione e aziende. I risultati sono ben noti.
L’elenco dei Siti di interesse nazionale (Sin) siciliani comprende anche Gela, Milazzo e Biancavilla. La situazione è complessivamente pessima su tutti i territori.
L’ultimo aggiornamento sull’avanzamento delle bonifiche nei siti di interesse nazionale della Sicilia è arrivato lo scorso giugno. È stato proprio il ministero dell’Ambiente a sancire, nero su bianco, tutti i ritardi della macchina delle bonifiche che in Sicilia ha raggiunto pessimi livelli di efficienza. Il miglior risultato è stato registrato a Milazzo, Sin istituito con la legge 266/05, che ha visto una bonifica di 105 ettari a fronte di 549 ettari contaminati, quindi il 19% del totale. Una media di 5 ettari all’anno e si tratta del miglior risultato raggiunto in Sicilia. Dei 356 ettari restanti c’è un piano di caratterizzazione approvato, ma soltanto 0,4 ettari hanno un progetto di bonifica presentato. A Gela, che ha un sin istituito con la legge 426/98 con 795 ettari censiti, ce ne sono appena 62 con progetto di bonifica approvato, mentre resta a zero la casella con scritto “aree non contaminate”.
A Priolo, Sin istituito lo stesso anno di Gela, ci sono 5.814 ettari e soltanto il 7% di questo patrimonio è stato restituito agli usi legittimi, cioè qualcosa come 400 ettari. Il resto è ancora bloccato alla fase dei progetti di bonifica approvati (circa 700 ettari) e alle altre voci come “progetto di bonifica presentato”. Anno zero, invece, a Biancavilla. La capitale siciliana della fluoro-edenite, un materiale assai simile all’amianto soprattutto per le patologie correlate che provocano l’esposizione, ha 330 ettari definiti come sin, istituito con dm 468/2001, ed è probabilmente il più arretrato sin d’Italia in termini di avanzamento dei vari settori: la casella zero compare sulle “aree non contaminate”, sui progetti di bonifica approvati e sui progetti di bonifica presentati.

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