La Rai fa causa al proprio azionista - QdS

La Rai fa causa al proprio azionista

Carlo Alberto Tregua

La Rai fa causa al proprio azionista

venerdì 21 Novembre 2014 - 00:00

Una vergogna da terzo mondo

Il consiglio di amministrazione della Rai, a stretta maggioranza, ha impugnato la decisione del Governo mirata ad un prelievo forzoso di 150 milioni, nel quadro dei tagli che sono previsti per diminuire la spesa pubblica.
Non si è mai visto che una società controllata dal Mef (Ministero Economia e Finanza), suo azionista, si ribelli e faccia causa allo stesso. In un Paese progredito, ove le cose funzionino, l’azionista dovrebbe reagire convocando immediatamente l’assemblea e revocando per giusta causa tutto il consiglio di amministrazione il quale ha l’obbligo, secondo il Codice civile, di seguire l’indirizzo del proprio azionista, oppure si dimette.
Non sappiamo se l’organo di vigilanza abbia approvato tale vergognosa delibera. Se lo avesse fatto sarebbe connivente e soggetto a revoca, ancora per giusta causa, da parte dell’assemblea degli azionisti.
Si tratta di una vicenda emblematica dello stato di confusione che c’è nel nostro Paese e se Renzi non agisse con determinazione, nel senso indicato, perderebbe la faccia di fronte ai cittadini, compresi quelli che pagano il canone.

La Rai, com’è noto, è un carrozzone che si mangia ogni anno 2,5 miliardi, di cui 1,7 miliardi provenienti dal canone. è vero che un terzo di coloro che hanno l’obbligo di pagare il canone non lo paga, ma è anche vero che i due terzi che lo pagano non sono per nulla soddisfatti del servizio pubblico.
La Rai ha quasi dodicimila dipendenti contro meno di quattromila della concorrente Mediaset. Ha circa duemila giornalisti dislocati fra la sede centrale, le 24 sedi periferiche, dirette dall’ottimo Vincenzo Morgante, e le sedi estere.
In quest’analisi non è in discussione la capacità professionale dei giornalisti Rai, soprattutto di quelli che stanno al fronte con inchieste, approfondimenti e dibattiti. è in discussione quell’altra parte di giornalisti che fa tutto tranne il proprio lavoro.
All’interno del carrozzone, infatti, non prevale sempre il merito, ma spesso la raccomandazione. Vi sono i protetti dei politicanti senzamestiere che spesso soverchiano su quelli bravi. È proprio qui il nocciolo della questione. In Rai, quasi sempre e salvo notevoli eccezioni, il merito è sconosciuto con notevole danno a utenti e cittadini.

E veniamo alla parte più cancerogena dell’apparato Rai, quello fatto di burocrati strapagati che occupano seggiole e scrivanie non per fare il loro mestiere, che è quello di raggiungere obiettivi nell’interesse della società, bensì per maneggiare scartoffie o files con altre destinazioni.
Una delle cose che stona di più è che, nonostante vi siano all’interno brave maestranze e bravi professionisti, moltissime fiction ed altri prodotti siano affidati a imprese esterne che se li fanno pagare adeguatamente.
Delle due l’una, o si licenzia il personale interno e si pagano le produzioni esterne; ovvero non si danno gli appalti e si utilizzano le proprie risorse. Ma la situazione così com’è, cioè sostenere i costi e pagare le commesse, è uno spreco inaudito che dovrebbe essere eliminato al più presto.
Qui non è in gioco il servizio pubblico e la sua necessaria utilizzazione da parte dei cittadini. Sono in discussione gli sprechi che il governo ha tentato di limitare chiedendo il piccolo contributo di 150 milioni rispetto ai due miliardi e mezzo di ricavi.

La vera questione è a monte di quella che rappresentiamo e cioè che così com’è la Rai non rappresenta la risposta al vero fabbisogno di servizio pubblico. Sarebbe perciò indispensabile una riforma che consentisse di cedere due dei tre canali al mercato e mantenesse un canale esclusivamente finanziato dal canone che non insegua più Auditel.
L’opposizione al raggruppamento di tutte le testate in solo due è l’indice che la mangiatoia si vuole mantenere così com’è. Una mangiatoia estesa a tantissimi altri canali televisivi della Rai e a un insieme di programmi radiofonici, molti dei quali, per la verità, sono di ottimo livello qualitativo.
La radio, nonostante le cassandre, è oggi un vero strumento di informazione, anche perché vi è un’aspra competizione di tanti canali privati che hanno aumentato il loro tasso di qualità.
Attendiamo sul ricorso della Rai, prima indicato, la posizione ferma da parte del Governo che non deve farsi sopraffare da miseri giochi di potere e destituisca chi non fa l’interesse generale.

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