Gli onesti-conniventi distruggono l’Italia - QdS

Gli onesti-conniventi distruggono l’Italia

Carlo Alberto Tregua

Gli onesti-conniventi distruggono l’Italia

venerdì 12 Dicembre 2014 - 00:00

Le radici della corruzione

Perché l’estesa corruzione della burocrazia italiana non viene arginata dai responsabili delle istituzioni? La risposta è nella domanda: ne hanno convenienza. Ovviamente non tutti i responsabili delle istituzioni. Fra loro vi sono gli onesti e i capaci.
Seconda domanda: ma se sono onesti e capaci, perché chiudono occhi, bocca e orecchie quando si accorgono delle porcherie che fanno i loro colleghi? Anche in questo caso la riposta è nella domanda: ne hanno convenienza.
Terza domanda: come convivono con la loro coscienza di cittadini onesti quando non impediscono ai disonesti di dilagare e di appropriarsi della Cosa pubblica? Per la terza volta la risposta è nella domanda: perché non vogliono sporcarsi le mani.
Ma mentre gli amministratori corrotti si mettono i guanti per non sporcarsi le mani, chi sta muto, tace e chiude le orecchie, se le sporca moralmente perché non fa alcunché teso ad impedire che altri rubino.
Il chi me lo fa fare non è un comportamento da cittadini. Pensare che debbano essere gli altri a risolvere i problemi non è un comportamento da cittadini.

Ecco la questione centrale: essere o non essere cittadini. Sentirsi o non sentirsi parte integrante della Comunità. Avere o non avere la responsabilità oggettiva del buon andamento della collettività.
Mi fanno sorridere i cosiddetti membri dei club service che leggono le litanie dei loro codici etici, ma poi non partecipano alla vita pubblica, non protestano di fronte ai mascalzoni, non indicano alla pubblica opinione i corrotti: in altri termini non si espongono più di tanto come tanti altri che appartengono ad organizzazioni quali massoneria e Opus dei.
È il silenzio dirompente della classe dirigente nonché degli onesti burocrati e politici, la causa prima di questa anomala estensione della corruzione a tutti i livelli istituzionali.
I panni sporchi si devono lavare in piazza. Tutto deve essere trasparente. Ma quanti degli 8.057 Comuni, del centinaio di Province ancora in vita (che disastro!), delle venti Regioni, hanno ottemperato alla legge Monti (L. 190/12) che li ha obbligati a nominare il responsabile anticorruzione nonché il responsabile della trasparenza?
La cancrena è negli acquisti di beni e servizi, che vengono appaltati, sembra, da quasi 30.000 stazioni. I beni e i servizi acquistati da tutte le pubbliche amministrazioni sono stimati in circa 120 miliardi e lì si annida la corruzione.
C’è un modo per contrastarla efficacemente? Ce ne sono diversi. Recepire per intero la legislazione europea in materia di appalti, istituire i Nuclei investigativi degli affari interni per ogni ente e proprie partecipate, rendere conto sui siti di ogni ente di qualunque fatto compia quell’ente, di qualunque spesa effettui, di tutti gli stipendi, le indennità, i rimborsi che paga, nonché di qualunque altra informazione di cui i cittadini hanno diritto.
Insomma, una trasparenza completa che non consenta a nessuno alcuna inefficienza. Se tutti i procedimenti amministrativi diventano digitali, essi sono tracciabili: quindi in ogni momento qualunque cittadino che ne abbia interesse può vedere da casa propria o dal proprio ufficio dove si trovi quel fascicolo, quanto tempo sia rimasto sul tavolo dell’impiegato, quali le cause ostative del suo avanzamento. Infine, determinare con esattezza il tempo occorso tra il momento in cui è stata effettuata l’istanza e quello in cui è stato concesso o negato il provvedimento richiesto.

Come si vede alcuni rimedi ci sono e sono semplici da attuare. Ma, c’è un ma. La resistenza corporativa e asociale dei burocrati cattivi, i quali, se tutto ciò fosse attuato, verrebbero scoperti per la loro incapacità e anche per la loro attitudine alla corruzione.
Finirebbero i favori e tornerebbero in primo piano i diritti dei cittadini cui dovrebbero corrispondere i doveri dei pubblici dipendenti, che hanno giurato sul loro onore di adempiere le funzioni pubbliche loro affidate (art. 54 della Costituzione). Quando non si comportano in questo modo possono essere definiti disonorati.
Queste note non sembrino una filippica, sono semplicemente la fotografia dell’esistente. Se ai vertici vi sono incapaci e disonesti che negano il valore e il merito, la pubblica amministrazione diventa una zavorra per il Paese. E la corruzione cresce corrompendo il tessuto sociale.

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