Rifiuti: energia o in Sicilia sarà caos - QdS

Rifiuti: energia o in Sicilia sarà caos

Rosario Battiato

Rifiuti: energia o in Sicilia sarà caos

sabato 03 Gennaio 2015 - 08:00
Rifiuti: energia o in Sicilia sarà caos

Regione e governo nazionale mettono finalmente al centro della gestione i piccoli impianti per produrre elettricità e calore. Anche Rosario Crocetta apre alle industrie di piccole dimensioni da affiancare alla differenziata

PALERMO – Lo scambio di dichiarazioni di fine anno tra il governatore Rosario Crocetta e il sindaco del capoluogo regionale Leoluca Orlando, in merito alla gestione delle discariche nel palermitano, è soltanto un siparietto che nasconde ben altre incombenze che gravano come macigni sul futuro del sistema di gestione dei rifiuti urbani di Sicilia. La Regione ha annunciato da settimane che, allo stato dei fatti, a partire da marzo le discariche isolane non potranno gestire un eccesso di circa 2/3mila tonnellate al giorno di rifiuti mentre da Roma il governo nazionale non ha ancora deciso per i poteri emergenziali richiesti da Palermo. In mezzo a tanta desolazione una sola speranza: Crocetta ha finalmente aperto ai piccoli impianti per la valorizzazione energetica dei rifiuti, un suggerimento che il QdS offre alla politica regionale ai propri lettori ormai da un paio d’anni.
La fine dell’anno è tempo di bilanci, ma anche di novità. Così in mezzo alle dichiarazioni sui drastici tagli richiesti da Renzi, il governatore ha trovato anche il tempo per una battuta sugli impianti di valorizzazione energetica del rifiuto. Crocetta ha ribadito che la politica dei termovalorizzatori concepita dalle passate amministrazioni, quindi il modello Cuffaro del Piano rifiuti del 2002 con relativo bando e tutto quello che ne è conseguito, non è praticabile a causa degli impianti vecchi e non adeguatamente dimensionati per le esigenze della Regione.
Poi l’apertura: la Regione potrebbe puntare su piccoli impianti non inquinanti.
A far maturare questa idea al governatore c’è stata probabilmente la consapevolezza che la chiusura di diverse discariche isolane di queste ultime settimane, e relativo caos nella raccolta, ha rappresentato soltanto il prologo di una vera e propria emergenza non più gestibile, neanche con i poteri speciali. Bisogna infatti considerare che circa il 90% di quanto prodotto nell’Isola, cioè 2,2 milioni di tonnellate all’anno, finisce nelle discariche.
Intanto la Sicilia si prepara alla spedizione dei rifiuti all’estero. Una ricchezza sprecata, un regalo per gli impianti di valorizzazione di altre realtà che proprio dai rifiuti ricavano energia elettrica e termica, come già avviene in gran parte dell’Italia dove la fascia settentrionale tratta già 4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani per un recupero energetico termico di 1,5 milioni di Mwh e un recupero elettrico di 2,8 milioni di Mwh (dati Ispra).
Ed esportare, del resto, costa pure tanto. In Sicilia il costo di conferimento in discarica oscilla tra i 59,92 euro/tonnellata di Siculiana (ormai chiusa) e i 107 di Palermo. Una media regionale che si consolida intorno a 80 euro a tonnellata. Nel 2012 la Campania pagava circa 110 euro a tonnellata per portare i rifiuti in Olanda. Per ogni tonnellata in più trasportata si pagherà fino a 30 euro in più e se vogliamo stimare questo danno tra tre mesi, quando i rifiuti in eccesso saranno tra le 2 e le 3 mila tonnellate in eccesso, ci rendiamo conto che si tratta di un sovrappiù che oscilla tra 60 e 90mila euro al giorno.
Una consapevolezza, quella del governatore, che si inserisce anche nel quadro nazionale voluto dal governo Renzi con l’articolo 35 della Sblocca Italia (legge di conversione 11 novembre 2014) che mette al centro del processo di gestione del rifiuto la strategia nazionale la valorizzazione energetica e definisce questi impianti come “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale”. Il piano del governo prevede l’utilizzo con la massima capacità di carico degli attuali e la costruzione di nuovi. La Sicilia non potrà essere esclusa da questo piano.

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