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Catania – Quell’inchino del “Cereo” tra accuse e “menzogne”

redazione

Catania – Quell’inchino del “Cereo” tra accuse e “menzogne”

mercoledì 11 Febbraio 2015 - 08:30
Catania – Quell’inchino del “Cereo” tra accuse e “menzogne”

Festa di Sant’Agata, patrona di Catania, al centro delle polemiche

CATANIA – “Falsa, menzognera e calunniosa”. Con queste parole il legale dei responsabili del “Cereo degli ortofrutticoli”, Piero Lipera, ha smentito l’accusa secondo cui il “fercolo”, in processione durante la festa di Sant’Agata, patrona della città, avrebbe fatto “un inchino” davanti al Bastione degli infetti, non lontano dalla casa di un boss agli arresti domiciliari.
Lipera, ha ricevuto mandato di “avviare le opportune azioni legali”, vista “l’infondatezza e la grave colpa nel riportare fatti non rispondenti al vero”. Secondo i responsabili del “fercolo”, infatti, “contrariamente a quanto ipotizzato da organi di stampa, in quella strada non ci sono state ‘danze’ o caratteristiche ‘annacate’ in onore di note o ignote personalità criminali, così come possono testimoniare i vigili urbani presenti”.
Dopo il presunto “inchino”, di cui si è parlato molto anche sul web, sono state avviate indagini conoscitive da parte della Polizia municipale e della Polizia di Stato.
“Il ‘Cereo degli ortofrutticoli’ – ha spiegato l’avvocato – come gli altri, doveva fermarsi per due ore. A quel punto il tesoriere dell’associazione ha comunicato ai vigili urbani che la candelora, avendo riportato un cedimento alle corde, aveva bisogno di immediati interventi di manutenzione”.
Così il “Cereo” sarebbe stato “autorizzato a spostarsi dal centro della processione e a posteggiarsi in una zona della strada meno affollata, ed è stato spostato nello slargo dei Bastioni degli Infetti, dove c’è un altare votivo dedicato a Sant’Agata”.
“Dopo la registrazione delle corde – ha concluso Lipera – i ‘portatori’ del pesante fercolo in legno decorato in oro hanno eseguito le prove per la tenuta delle corde”.
Sul caso è intervenuta anche l’Arcidiocesi di Catania, “colpita e rattristata per l’enfasi data dai mass-media locali e nazionali alla vicenda”.
“Riteniamo indispensabile – si legge nel documento – rimarcare ulteriormente che la Basilica Cattedrale di Catania non ha nulla a che vedere con l’organizzazione, la gestione, il giro, gli spostamenti e le soste delle candelore e la scelta dei loro portatori. Inoltre affermiamo con forza il nostro impegno per la legalità e contro ogni forma di ‘inchino’, che non sia riservato esclusivamente a Dio e ai suoi Santi”.

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