Trivellazioni, Sicilia caso nazionale - QdS

Trivellazioni, Sicilia caso nazionale

Rosario Battiato

Trivellazioni, Sicilia caso nazionale

venerdì 13 Febbraio 2015 - 03:30
Trivellazioni, Sicilia caso nazionale

Il governo nazionale punta sull’estrazione per fare cassa e potere accrescere l’autonomia energetica del Paese. Rinviata a maggio la discussione al Tar del Lazio sul ricorso contro il decreto che autorizza l’off-shore ibleo

PALERMO – Slitta a maggio l’udienza di discussione al Tar del Lazio per la causa 11490/2014 promossa da associazioni ambientaliste ed enti locali per l’impugnazione del decreto n.149/14, che contiene il pronunciamento positivo dei ministeri dell’Ambiente e dei Beni e delle attività culturali sulla compatibilità ambientale di un progetto di coltivazione di gas metano nel canale di Sicilia e sull’autorizzazione integrata ambientale per la realizzazione di una piattaforma petrolifera da parte di Eni. Lo riferisce la rivista di diritto amministrativo giurdanella.it.
Una battaglia locale e dall’equilibrio incerto, che riflette una grande tensione nazionale.
Il governo Renzi, e anche la Regione, sostengono, infatti, la necessità di investire sulla produzione di idrocarburi liquidi e gassosi (l’obiettivo del piano energetico nazionale è il raddoppio della produzione nazionale entro il 2020 con Sicilia e Basilicata protagoniste). Per l’esecutivo la concretizzazione di queste parole è avvenuta nell’articolo 38 dello Sblocca Italia (“Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali”) che stabilisce semplificazioni amministrative per le trivellazioni (titolo concessorio unico) e una gestione romana in caso di lungaggini visto che si prevede che “per i procedimenti di valutazione di impatto ambientale in corso presso le regioni alla data di entrata in vigore del presente decreto, relativi alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, la regione presso la quale è stato avviato il procedimento conclude lo stesso entro il 31 marzo 2015”. Passato questo termine “la Regione trasmette la relativa documentazione al ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare per i seguiti istruttori di competenza, dandone notizia al ministero dello Sviluppo economico”.
Un’accelerazione che la Regione siciliana aveva in qualche modo anticipato tramite gli accordi con Assomineraria del giugno scorso, che, inevitabilmente, avranno un peso economico anche sulle entrate regionali: senza riduzione delle royalties e collaborazione dell’amministrazione Enimed ha già ben espresso che volatilizzerà l’investimento da 1,8 miliardi nell’arco 2015-2018, che potrebbe portare nello stesso periodo 356 milioni di euro nelle casse regionali.
Le esigenze di cassa dovranno confrontarsi con il parere del Tar, dopo che il decreto del ministero dell’Ambiente – 53 pagine con 3 allegati che contengono le prescrizioni e gli adempimenti normativi – è stato oggetto dell’impugnazione, con richiesta di sospensione cautelare. Nel mirino il progetto di coltivazione di gas metano “offshore ibleo – campi gas Argo e Cassiopea” e l’autorizzazione integrata ambientale per la nuova piattaforma Prezioso K, ricompresa nel progetto.
A contestare il progetto un dossier dello scorso luglio di Greenpeace, che ha evidenziato diversi punti critici tra cui “un’area a terra (onshore: 2.500 m), ove è prevista la realizzazione di infrastrutture di connessione con la rete distributiva (e stoccaggio temporaneo durante i lavori), situata a circa 5 km dal centro di Gela” all’interno della Zona a protezione speciale (Zps) “Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela”, è prossima al Sito di interesse comunitario (Sic) “Biviere e Macconi di Gela”.
Nel lungo rapporto, inoltre, l’associazione ambientalista ha affrontato per capitoli le complicazioni che potrebbero derivare da un’intensa attività estrattiva nell’area per la pesca e il turismo, oltre alla stabilità ambientale considerando anche il rischio geologico.

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