Ars, polemica di Giuseppe Sorbello che riconquista lo scranno - QdS

Ars, polemica di Giuseppe Sorbello che riconquista lo scranno

Raffaella Pessina

Ars, polemica di Giuseppe Sorbello che riconquista lo scranno

giovedì 05 Marzo 2015 - 06:00
Ars, polemica di Giuseppe Sorbello che riconquista lo scranno

L’Aula convocata era deserta. La polemica di Sorbello che vuole rientrare. Il presidente Ardizzone: “Gli uffici hanno applicato la legge”

PALERMO – Aula quasi deserta ieri a Palazzo dei Normanni. Assente per intero il gruppo Pd. All’ordine del giorno il voto finale del disegno di legge sulle unioni civili per il quale l’Udc aveva preannunciato il voto contrario.
“Non siamo disponibili ad avvallare un’iniziativa sostanzialmente inefficace che si riduce solamente ad un’operazione d’immagine”, è stato scritto in una nota del gruppo parlamentare. “L’istituzione di un simile registro – si legge nella nota dell’Udc – non è una novità. In Italia già diversi enti locali hanno dato corso a un’analoga iniziativa. E’ noto tuttavia quanto sia marginale la rilevanza pratica di certi registri. Solo il legislatore statale può infatti attribuire diritti e obblighi reciproci a due soggetti non coniugati, che, uniti da un vincolo affettivo, vivono insieme e si prestano l’un l’altro assistenza morale e materiale. E’ fin troppo evidente – continua il comunicato – che certe iniziative, e dunque la predisposizione dei mezzi necessari ad attuarle, hanno soprattutto un valore simbolico”.
La seduta è stata sospesa fino alle 17.15 e quando si è ripreso è ricominciata la bagarre al momento della discussione sul Testo unico delle attività produttive, per i pochi presenti in Aula, compresi i rappresentanti del Governo. Pare comunque ormai che ogni occasione sia favorevole alle polemiche.
Ad apertura di seduta infatti è stata commentata la decisione della Corte di Appello di accogliere la richiesta di sospensiva presentata da Giuseppe Sorbello (Udc) che si riprende il posto assegnato ad Edy Bandiera appena 20 giorni fa.
Infatti Bandiera aveva fatto ricorso, accolto, al Tribunale civile di Palermo con la conseguente decisione della Presidenza dell’Ars. La storia è lunga e travagliata: Bandiera (primo dei non eletti a Siracusa) aveva tolto il seggio un anno fa a Sorbello. Quest’ultimo aveva subito una condanna per un reato commesso da sindaco di Melilli. La sanzione è stata una sospensione dalla carica di deputato per 18 mesi. Da qui, l’anno scorso, il subentro all’Ars di Bandiera.
Ma Sorbello nei mesi scorsi è tornato all’Ars sostenendo che i 18 mesi sono trascorsi. Invece il Tribunale di Palermo – accogliendo il ricorso presentato dai legali di Bandiera, ha precisato che il calcolo dei 18 mesi non scatta dall’emissione della sentenza (che risale al gennaio 2013) ma dalla comunicazione ufficiale al Parlamento, che è avvenuta il 16 dicembre 2013. Sorbello ieri ha contestato gli uffici di Presidenza e legislativo di Palazzo dei Normanni di “condotta anti-giuridica, in quanto si sono avvalsi di un parere dell’Avvocatura dello Stato, che è un mero consulente, invece di applicare la sospensiva dell’ordinanza come doveva fare”.
Il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone ha risposto: “Il problema non era l’esecutività della sentenza, ma l’applicabilità della legge Severino” aggiungendo: “Sono abituato a dare esecuzione alla sentenze indipendentemente alle appartenenze di partito, le minacce di abuso e di danno erariale non mi fanno impressione”.
Il sindaco di Messina, Renato Accorinti, è stato respinto al portone di Palazzo dei Normanni, dove assieme al presidente regionale dell’Anci, Leoluca Orlando, avrebbe dovuto essere ascoltato in audizione dalla commissione Territorio dell’Ars sulle ipotesi di riduzione dei collegamenti ferroviari diretti da e per l’Isola. Il divieto di ingresso è stato motivato dal fatto che non indossava la cravatta, obbligatoria nei giorni in cui l’Aula tiene seduta. Accorinti ha stigmatizzato il comportamento: “Il Parlamento italiano, la Commissione europea, assemblee di pari lignaggio ricevono esponenti politici, culturali, religiosi, non richiedendo di uniformarsi nel vestiario, invece qualcuno a Palermo ha deciso che il rispetto per le istituzioni passi da un nodo di cravatta”.

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