Discariche siciliane, la normalità che viene considerata alternativa - QdS

Discariche siciliane, la normalità che viene considerata alternativa

Rosario Battiato

Discariche siciliane, la normalità che viene considerata alternativa

giovedì 12 Marzo 2015 - 08:00
Discariche siciliane, la normalità che viene considerata alternativa

I vertici dell’assessorato in audizione alla Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Timore di Vania Contrafatto: “Lavoriamo per evitare trasporto transfrontaliero e Campania bis”

PALERMO – Riannodare il filo con la commissione guidata da Pecorella che proprio cinque anni fa realizzò il rapporto che certificò le pericolose infiltrazioni criminose nel sistema dei rifiuti nell’Isola. È questo il tentativo della commissione parlamentare di inchieste sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti presieduta da Alessandro Bratti che verso la fine di febbraio ha sentito alcuni dei protagonisti della gestione attuale. Ieri abbiamo riassunto i passaggi salienti dell’intervento dell’ex assessore Nicolò Marino, oggi è la volta di Vania Contrafatto, che ha sostituito, dopo appena sei mesi, Salvatore Calleri sulla poltrona dell’assessorato all’Energia e ai servizi di pubblica utilità.
Si è svolta lo scorso 25 febbraio l’audizione dell’ex sostituto procuratore di Palermo, un altro magistrato prestato alla giunta del governatore Crocetta. “Intervengo, quindi, – ha esordito l’assessore – a dichiarazione di emergenza già scaduta, con i postumi di un’ispezione sacrosanta che aveva fatto il mio pre-predecessore, il dottor Marino, il quale aveva inteso approfondire le dinamiche e soprattutto l’iter amministrativo e procedurale che avevano portato in Sicilia all’esistenza delle discariche come sostanzialmente ad un unico impianto a cui destinare i rifiuti”.
Di fatto le discariche restano l’unica tipologia di smaltimento che “in questo momento ci troviamo attivo ed esistente” soprattutto se consideriamo che tre impianti di compostaggio, portati a compimento e costruiti, non sono “ancora in operatività” per una serie di vicende amministrative. Tradotto in altri termini significa che il primo impianto è stato bloccato dal fallimento della società Alto Belice Ambiente 2, lo scorso 22 dicembre, mentre gli altri due a Vittoria e Ragusa sono ancora impantanati nella nuova gestione delle Srr, le società che hanno preso il posto delle vecchie Ato. E anche in questo caso si dovrebbe aprire una breve parentesi per un sistema, previsto dalla lr 9/2010, che di fatto non è mai partito.
In generale è preoccupante il quadro definito delle discariche esistenti: il sito di Mazzarrà Sant’Andrea è pendente per un procedimento penale per inquinamento ambientale, la discarica gestita dalla Oikos è stata oggetto di un procedimento penale a carico del titolare della ditta, attualmente è in atto un commissariamento prefettizio, e sebbene la struttura, visitata dall’assessore, sia risultata sana dal punto di vista strutturale, la chiusura è prevista per maggio. In campo c’è una revisione di tutte le autorizzazione, un atto significativo che proprio Marino aveva considerato strategico per spezzare il sistema “a gestione familiare” che si era creato.
Poi il punto sulla difficile situazione dei flussi di rifiuti, perché è facile comprendere come la chiusura di alcune discariche, in un sistema che le utilizza per smaltire il 90% dei suoi rifiuti (più di 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani all’anno), può essere facilmente un ostacolo insormontabile. “Stiamo cercando di utilizzare le discariche esistenti – ha spiegato in commissione – senza ricorrere ad altri strumenti, quali il trasporto transfrontaliero, perché nel frattempo stanno andando avanti le procedure per gli appalti per la costruzione delle piattaforme pubbliche con trattamento meccanico-biologico e linea compost, il cui procedimento è iniziato, se non erro, in quel semestre sotto la vigenza Calleri, o forse ancora prima, durante l’emergenza, con Marino. Queste si troverebbero a Gela, Enna, Messina e Palermo”.

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