Giustizia lenta, meglio conciliare - QdS

Giustizia lenta, meglio conciliare

Chiara Saturnino

Giustizia lenta, meglio conciliare

martedì 27 Ottobre 2009 - 00:00

Unioncamere: I maggiori ricorsi nell’Isola, come nel resto d’Italia, provengono dal settore delle telecomunicazioni. Presentati i dati sulla conciliazione, misura extragiudiziale di risoluzione delle controversie

PALERMO – Accorcia i tempi della giustizia ordinaria e la decisione non è vincolante. In caso di insoddisfazione, si può sempre decidere di ricorrere al giudice. Due dei motivi per cui negli ultimi dieci anni si è registrato un vero e proprio boom delle conciliazioni.
La nostra isola è già tra le regioni che registrano il maggior ricorso alla procedura. I dati sono stati presentati da Unioncamere Sicilia, ente di Unione delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura della regione, nel corso della presentazione del corso di formazione professionale destinato a conciliatori di controversie societarie, bancarie e di intermediazione finanziaria.
Ma in che cosa consiste la conciliazione? È una procedura extragiudiziale di risoluzione delle controversie. Può far ricorso all’istituto di mediazione chi si sente vittima di raggiri, truffe o pratiche commerciali scorrette. Si decide quindi di affidare a un terzo l’assistenza delle parti e la risoluzione della lite. La decisione non è vincolante. Le parti, se non soddisfatte dall’esito della conciliazione, possono sempre decidere di ricorrere alla giustizia ordinaria.
“Con la conciliazione – afferma Roberta Calabrò, avvocato e conciliatore di Jams – Adr Center, società romana di risoluzione delle controversie – cambia il modo di lavorare dell’avvocato. Da “litigatore” si trasforma invece in un professionista che ricostruisce i rapporti”. “Le Camere del Sud – dichiara Giuseppe Pace, presidente di Unioncamere Sicilia – hanno creduto in questo strumento. C’è stato un passaparola capillare su tutto il territorio”.
A dimostrarlo sono i dati. Se nel 2008 sono state 1650 le mediazioni gestite dalle nove camere di commercio siciliane, solo nel primo semestre del 2009 le conciliazioni gestite hanno raggiunto quasi quota 1400. Di queste 608 sono state risolte. In testa la Camera di commercio di Messina con 328 conciliazioni, di cui 233 risolte. Poi Palermo e Catania che, rispettivamente, hanno gestito 297 e 287 procedure di risoluzione. 82 ricorsi hanno avuto esito positivo a Palermo, meno bene Catania dove le controversie risolte sono state solo 46.
I dati per le altre province: 225 i ricorsi a Trapani con 160 esiti positivi. 122 e 103 i tentativi di conciliazione ad Agrigento e Ragusa. Solo 11 le soluzioni raggiunte nell’agrigentino, 72 invece nel ragusano. Segue Enna con 37 ricorsi alla conciliazione e solo 4 esiti positivi. Nessun ricorso alla procedura stragiudiziale invece per Caltanissetta e Siracusa.
“Quella del conciliatore è la figura professionale del futuro – ha affermato Pace – e le camere di commercio, in quanto enti super partes, rappresentano la sede naturale per la gestione delle conciliazioni”. Notevole il risparmio di tempo, considerato che la durata media di una conciliazione si aggira intorno a due mesi dalla presentazione dell’istanza. I maggiori ricorsi alla conciliazione in Sicilia, come nel resto d’Italia, provengono dal settore delle telecomunicazioni. Causa principale: i disguidi tra aziende e consumatori.

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